Referendum? Svizzera, così il popolo cambia la Costituzione. Italia, così i partiti fottono il popolo

di ANDREA TURATIsvizzera

“E’ scritto nella Costituzione dal 9 febbraio 2014. Non è una scelta, la Costituzione non è un testo che si prende quando se ne ha voglia. E’ scritto nella Costituzione. E’ stata una decisione della maggioranza della nostra popolazione e che adesso bisogna concretizzare”. La presidente della Confederazione, Simonetta Sommaruga parla come vorremmo parlassero i politici seri. Nonostante un diverso parere del mondo dei partiti e dell’industria, il governo ha dovuto infatti rispettare le indicazioni per contingentare gli ingressi di stranieri in Svizzera. Precedenza, inoltre, alla mano d’opera dei residenti. La legge insomma arriverà nonostante gli accordi bilateriali stipulati con l’Unione europea. Per i politici svizzeri, la volontà popolare vale più di Bruxelles.

Delle commissioni valuteranno le richieste delle imprese, mentre i sindacati confidano che la nuova legge possa contrastare l’attuale dumping salariale. Nel 1980 in Ticino i frontalieri erano 15mila su 30mila lavoratori, oggi dopo 35 anni, sono 16.5 su 29mila lavoratori. Un numero costante. Ma oggi il 45% della popolazione è contro gli accordi bilaterali, e di questo a quanto pare inizia ad accorgersene anche Bruxelles, tanto che la presidente Sommaruga ha dichiarato di recente a TvSvizzera.it che nel palazzo si è registrata “una pista per trovare la quadra”. Ma senza prendere per i fondelli il popolo che ha votato indicando un cambio di direzione alla politica.

L’iniziativa popolare contro l’immigrazione di massa, accettata dal popolo il 9 febbraio 2014, obbliga il governo elvetico a presentare una legge d’applicazione entro il 9 febbraio 2017.

Cosa prevede la legge? Esattamente, o quasi, quanto era stato chiesto nella iniziativa popolare. Ovvero, introduzione di contingenti annuali per tutti gli stranieri, applicazione di tetti massimi ai soggiorni a fini lavorativi della durata superiore ai quattro mesi (tra cui anche i frontalieri), preferenza ai lavoratori già presenti sul territorio (che possono essere anche stranieri), migliore sfruttamento del potenziale della manodopera locale, in particolare donne e lavoratori più anziani.

I contingenti saranno fissati dal governo federale, sulla base d’indicatori economici, del mondo del lavoro e dei cantoni.

Per poter applicare queste misure senza contravvenire ai trattati sottoscritti con l’UE e continuare nella via bilaterale con Bruxelles, Berna dovrà però rinegoziare l’accordo di libera circolazione, entrato in vigore progressivamente dal 2002.

Non è così escluso che il popolo svizzero sia nuovamente chiamato alle urne per decidere se confermare gli accordi bilaterali con l’UE o invece denunciarli.

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