Referendum autonomia Lombardia, si spacca la maggioranza

di BRUNO DETASSIS cartina lombardia

Un conto è dire che si va a governare la Regione Lombardia per trattenere il 75% delle tasse dei lombardi a casa loro, sapendo che sarà un’obiettivo politico più che una meta a portata di mano. Un’altra cosa ancora è approvare un referendum consultivo sull’autonomia, che costerà 30 milioni di euro, senza valenza giuridica ma solo, ancora una volta, politica, di indirizzo, sapendo che la Lombardia a Statuto Speciale è roba da Costituzione che si cambia a Roma, non in via Filzi a Milano, e con la maggioranza qualificata. E in doppia lettura. Cioè un salto mortale carpiato avvitato. Arrotolato su se stesso.

Si spacca persino la maggioranza, quella che sostiene il governo Maroni, davanti ad una cifra spesa, in tempo di vacche stramagre e di consulenze meno magre, per interpellare una Regione che, elettoralmente, è passata di mano al Pd renziano alle ultime elezioni europee, idem si dica per tanti Comuni persi dal centrodestra. Quanti SI’ potrebbe prendere il referendum? A quanto ammontano i voti del centrodestra di oggi più la Lega rispetto al Pd e ai dissidenti centralisti e scettici del centrodestra comunque alleato?

Le ragioni dell’autonomia, che non è l’indipendenza, sono nella cassa: spenderne 30 per averne un domani, quando non si sa, 42. Di sicuro il momento di crisi non gioca a favore del consenso. Tasse, disoccupazione, fame. Con quei 30 milioni di euro, contesta il Pd, si poteva fare altro. Ma il prezzo politico della libertà, per Maroni e la sua giunta, è un investimento di 2 milioni di euro quest’anno e di altri 28 milioni il prossimo.

Intanto però si delinea il quadro della riforma maroniana: nessun distacco dall’Italia, nessuna secessione, nessuna indipendenza. La via della macroregione prima, dentro un quadro unitario, e, ancora di più, quella di una regione a statuto speciale dentro la vecchia Costituzione, è il percorso indicato per riguadagnare libertà economica e fiscale. Ammesso basti chiedere un parere ai lombardi che votano a sinistra e ammesso basti passare per il Parlamento che non riesce e mettersi d’accordo neppure su questioni meno complesse. Intanto però ci si prova.

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4 Comments

  1. oppo says:

    Ma siete sicuri che alla Lombardia converrebbe davvero l’indipendenza? La vedo, dopo il Lazio,la regione più avvantaggiata dall’unità …il famoso residuo fiscale enormemente superiore rispetto alle altre regioni anche del nord e tanto sbandierato da chi vorrebbe l’indipendenza almeno economica della regione non deriva altro che dal fatto di aver “eletto” Milano capitale economica dell’Itaglia unita …per esperienza personale conosco diverse aziende che per motivi fiscali (tra cui anche la maggior facilità di eludere la lotteria del controllo fiscale mescolandosi nel mucchio) pur avendo altrove produzione e origine, decidono di stabilire la sede legale in territorio lombardo …il PIL prodotto e quello che deriva dalla tassazione risultano prodotti dove è collocata la sede legale ma si capisce benissimo che è un artificio …basti pensare ai maggior gruppi finanziari o bancari che hanno quasi tutti sede in Lombardia,ma voi siete sicuri che Milano manterrebbe questo primato o questo PRIVILEGIO anche di fronte ad un eventuale secessione o autonomia regionale …Il Lazio, per Roma capitale politica con il residuo fiscale generato dall’esercito di amministratori centrali e la Lombardia per i motivi spiegati sono le regioni italiane che meno hanno da guadagnarci da un’eventuale indipendenza

    • Stefania says:

      Se non c’è nulla da guadagnarci, che problema possono avere i detrattori dello Statuto speciale? Si lasci alla Lombardia, ammesso che il Parlamento glielo consenta cambiando la Costituzione, di decidere come e di che vivere. Quanto poi ai privilegi speciali di chi vive nelle attuali condizioni fiscali in Lombardia, rimando il lettore all’ultimo studio “Costo della casa e differenze salariali in Italia” a cura di Tito Boeri (Università Bocconi), Andrea Ichino (European University Institute) e Enrico Moretti (Berkeley) presentato alla conferenza della Fondazione Rodolfo Debenedetti “Casa e mercato del lavoro”. Se tutti si “imboscano” in Lombardia, perchè qui vivere conviene, in teoria, che dire del resto d’Italia? Puro come l’immacolata concezione?

      • oppo says:

        io parlavo di indipendenza non di statuto speciale… ammesso che in tale ipotesi si continui a lasciare l’economia italiana milanocentrica ovvio che lo statuto speciale conviene a tutti (come conviene anche alle regioni indebitate che senza Statuto speciale starebbero peggio ..si veda la Sicilia) …magari poi però non so se arriverebbero ugualmente “vacche da mungere” tipo l’Expo .. per il resto ribadisco quanto detto l’Indipendenza converrebbe forse a regioni con un tessuto imprenditoriale e artigianale ancora vitale (per quello che rimane) tipo il Veneto o anche la Toscana che hanno anche un’immagine e un brand regionale spendibile e conosciuto all’estero ..o anche al Piemonte (al netto dei carrozzoni della grande industria tipo Fiat che poppano dallo stato centrale) ma dubito che la Lombardia ci guadagnerebbe…

    • Rodolfo Piva says:

      Io credo che l’indipendenza della Lombardia possa portare vantaggi ai Lombardi stessi. Non entro però nel merito di un contenzioso basato sui quattrini. Ci sono anche ragioni storiche ed ideali che possono portare al desiderio di staccarsi da uno stato che ha le fondamenta nelle menzogne storiche, uno stato di politicanti cialtroni, ignoranti e parassiti insieme alle loro clientele che li sostengono, uno stato che ha due governi: quello dei cialtroni mestieranti della politica e quello della mafia, camorra ed altro letame similare. Credo quindi che essere indipendentisti e guardare a sistemi istituzionali come quello svizzero sia un diritto lecito; gli altri possono continuare ad avvoltolarsi nel letame italiota.

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