Referendum, senza Nord non c’è futuro. Ma servono politici audaci

bussola NORD

di CHIARA BATTISTONI – Lombardia e Veneto, oltre a essere i veri motori economici del paese, hanno dimostrato di essere le avanguardie di un profondo cambiamento che, come tutte le metamorfosi, ha bisogno di anni (speriamo non troppi) per dare i primi, tangibili frutti. Urlano al paese tutto il desiderio di cambiare, di aprirsi al nuovo, di tornare a rischiare per superare le logiche centraliste.
Finalmente, la “questione settentrionale” come in tanti si sono affrettati a ribattezzarla, sì  materializzerà nelle urne, per la via più civile e democratica che si potesse immaginare. E non si tratta certo di un fuoco di paglia, di un moto di esasperazione. Non siamo più a fine anni Ottanta, quando una Dc, miope e presbite al tempo stesso, non seppe farsi carico di tutto il malcontento del Nord e lasciò che l’insoddisfazione si materializzasse nella politica dell’allora nascente Lega Nord
per l’Indipendenza della Padania. Oggi Roma è più che mai consapevole che non esiste Italia senza Lombardia, che non esiste Italia senza Veneto; lo sanno pure, magari senza confessarlo, i nostri dirimpettai nordisti, a est e ovest. Lo sanno le
altre regioni che  a sud confinano con noi. Senza queste due regioni non ci sono soldi sufficienti per mantenere l’elefantiaco apparato statale; niente stipendi per gli statali, niente soldi per le pensioni, niente soldi per le grandi opere, niente di
niente, a parte un futuro di povertà.

Insomma, vi sembrerà paradossale, ma la “questione settentrionale” rischia di essere ben più delicata di quella meridionale; senza di noi, lombardi e veneti, non c’è sviluppo che tenga, semplicemente perché mancano le risorse.
Vorrei che questi segnali così evidenti, così strutturati da riproporsi identici in tutte le più recenti tornate elettorali (europee, regionali, politiche, amministrative e referendum) venissero finalmente intercettati,
compresi e trasformati in messaggi e azioni da una classe politica audace, che dimostri di aver capito la lezione dei primi anni Novanta e non abbandoni ancora una volta il paese in un pericoloso vuoto politico che altri poteri potrebbero
rapidamente colmare. Il Nord esiste, eccome se esiste; parlarne, riconoscerne l’esistenza e il ruolo è il primo passo per superare i luoghi comuni e abituarci a vedere il paese in termini federalisti, un
coacervo di modelli sociali ed economici diversi che generano risultati differenti e hanno un potere di attrazione (sulla gente e sui capitali) diverso. Perché non riconoscere ora questa specificità che di fatto è già fonte di ricchezza (o almeno disostentamento) per un paese intero? Perché non lasciare alle regioni del Nord tutta l’autonomia di cui necessitano per trainare l’economia di questo malandato paese che scivola inserobilmente nelle retroguardie d’Europa e del mondo? Là
dove c’è ricchezza, ci sono anche voglia di rischiare, di costruire, di cambiare; anche nelle regioni povere dell’India si è capito che l’innovazione nasce dove la gente è libera, libera di intraprendere, libera di innovare.

Da noi tutti si riempiono la bocca di innovazione e competizione, salvo poi negare i principi cardine su cui poggiano questi due concetti, la specifità e la mancanza. Se tutto è uguale non c’è possibilità di scoprire il nuovo; se tutto è dato in parti uguali e a tutti, nulla manca, allora non c’è possibilità di costruire qualcosa che sia altro da ciò che ho. È il federalismo in salsa statilista o liberista: tutti uguali al traguardo oppure tutti uguali al nastro di partenza. Lombardia e Veneto hanno biso-gno di mettersi in discussione per poter crescere ancora, per confrontarsi con il mondo che cambia a ritmi vorticosi.

Mai come oggi tornano di estrema attualità gli studi di Gianfranco Miglio che fu teorico delle Macroregioni; mai come oggi, mentre in tanti gridano allafine di un’era e di una proposta politica, la situazione si fa propizia a costruire quel Nuovo di cui Lombardia e Veneto hanno un disperato bisogno; ci vogliono però politici che tali si dimostrino, capaci cioè di tracciare per noi le direttrici dello sviluppo, con il coraggio di immaginare e costruire il nostro futuro. Su Limes di settembre-dicembre 1993, nell’articolo “Ex Uno Plures” a cura di Lucio Caracciolo, Gianfranco Miglio diceva: “Il processo di innovazione prende sempre la forma della marcescenza dell’antico regime. Oggi siamo ancora nella fase di disgregazione dello Stato e quindi vediamo gli aspetti negativi del processo, il contrattualismo brado, il caos giuridico e istituzionale. La base di aggregazione di questo assetto neofederale sarà di carattere culturale. Sarà soprattutto una scelta di civiltà a tenere insieme le aggrega-zioni umane del futuro. Il modo di stare insieme dei lombardi o dei padani è culturale, non è razziale. La razza è un’eredità del vecchio nazionalismo. (…) È la comune civiltà, il modo di comportarsi, di vivere, di mangiare … E queste maniere sono in continua evoluzione, si dissolvono e si ricostituiscono perennemente, la storia non si ferma mai. Per capirlo bisogna considerare chein realtà le grandi nazioni, le macronazioni, sono inesistenti, sono “inventate”.
(…) Esistono solo le piccole identità etniche, culturali, il resto è scelta arbitraria e ormai in crisi». (da Quaderni Padani-numero 64-65 – Speciale Gianfranco Miglio – maggio giugno 2006, pag. 54). Proviamo a superare le logiche di interpretazione che editorialisti e giornalisti ci stanno proponendo in questi giorni; proviamo a guardare il mondo con occhi nuovi, abbandonando gli stereotipi che viziano la lettura dei fatti. Scopriremo che le urne, in questi ultimi due anni, ci hanno parlato con disarmante chiarezza, mostrandoci un’Italia nuova, che è altro da ciò che conoscevamo e che pensano di conoscere i politici. Un’Italia che, nel suo vivere quotidiano, ha già superato il paradigma destra e sinistra, nord, sud e chiede autonomia, libertà e cambiamento. Per qualcuno si tratta della libertà di essere ciò che si è sempre stati, senza mutare nulla di ciò che oggi si conosce; per altri è la libertà di rileggere la propria realtà, magari di stravolgerne ordinamenti e quotidianità. Perché allora soffocare le istanze di cambiamento di Lombardia e Veneto, quando è proprio dal rinnovamento che arrivano nuove energie e nuove ricchezze per dare al paese tutto una speranza per sopravvivere?

Adesso più che mai abbiamo bisogno di visualizzare il nuovo. Da oggi la sfida che ci attende è ben più complessa; è qui che dimostreremo la nostra maturità di cittadini riformisti.

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11 Comments

  1. Padano says:

    Colono Padano, è sempre un piacere leggerti.

    A proposito, sai perchè su L’intreprendente non scrivono più?

  2. Alarico says:

    Colono Padano grazie, sottoscrivo ogni riga, parola per parola.

  3. giancarlo says:

    Fermo restando che ho il massimo rispetto e deferenza per tutti gli Alpini e non morti durante la prima guerra mondiale, resta il fatto che il raduno degli Alpini è in sostanza una festa….ma a che cosa??
    Capisco, prima si fa una messa di suffragio, poi la sfilata e prima e dopo una gran festa…..ma a che cosa??
    Agli Alpini certo, quelli ancora vivi, ma possibile che al di là di certi ideali che posso anche capire, non ci sia stata nemmeno una bandiera di San Marco, proprio a Treviso dove la guerra è passata e ripassata più volta da una sponda all’altra del Piave ?! Dove miei parenti anche acquisiti si trovavano a spostarsi di qualche km. ogni giorno per sfuggire alle cannonate austriache? E perché poi fu voluta questa guerra da roma, quando Cecco Beppe l’imperatore d’Austria era disposto e lo disse apertamente e chiaramente a cedere all’italia i territori irridenti, specie il trentino evia dicendo ??? I 650.000 morti sul territorio Veneto chi li ha sulla coscienza ? Si dice tempo passato, ormai a cosa serve, sono tutti morti…..ma come mai anche oggi i Veneti devono subire un’altra guerra…quella dell’espoliazione della tassazione assurda, del io ti do poco ma tu mi devi dare tutto !!!!!!!
    Se dovesse nascere un vero Leader Veneto, oppure esiste già ma rimane ancora nell’ombra, cosa pensate debba fare per costringere roma a sedersi ad un tavolo e trattare su vari argomenti per rendere il Veneto più libero nelle proprie scelte, il potersi muovere agevolmente e poter prendere decisioni dall’oggi al domani per adeguarsi al mondo contemporaneo che viaggia alla velocità della luce, mentre a roma pensano ancora di poter governare come si faceva 150 anni or sono e con una costituzione che dimostra ogni giorno di essere obsoleta ed inadeguata . ???
    La burocrazia imperante e che rallenta o blocca quasi tutto !!
    Ci vorrebbe un altro Gianfranco MIglio mentre prima Bossi e adesso chi lo sostituisce non è all’altezza di nulla se non di mantenersi a galla con argomenti e motivazioni di cortissimo respiro.
    La gente, i Veneti vogliono politici seri, coerenti e soprattutto che elaborino programmi credibili e fattibili per arrivare a liberare tutte le forze esistenti sul territorio per migliorare la nostra economia a beneficio di tutti.
    Chi crede ancora alle chimere ?? Chi crede ancora a certi partiti che pensano sempre a loro stessi ed ai loro dirigenti invece di risolvere i problemi che affliggono la società della penisola ?!
    Troppe domande e nessuna risposta. Dunque non meravigliamoci se in futuro accadrà qualcosa di inaspettato, quasi di incredibile. La storia insegna che quando un paese è sull’orlo del fallimento, questo avviene da un giorno all’altro e senza che nessuno possa evitarlo.
    E’ vero l’europa, questa europa, non può permettersi il default italiano, ma prima o poi dovrà prendere atto che continuare sulla strada intrapresa potrebbe portare più svantaggi he vantaggi agli altri paesi e quindi i nodi verranno al pettine come già adesso sta avvenendo.
    Renzi più che audace si è dimostrato avventato e incoerente pur di dimostrare che faceva bene ed in fretta.
    Alla fine è fuori e credo lo rimarrà poiché il PD prenderà una bella batosta alle prossime elezioni.
    Se il cambiamento deve avvenire, deve avvenire senza il PD al potere ma all’opposizione e per tanti anni a venire.
    WSM

  4. Antonio says:

    Ma il lombardoveneto non era unito? E’ sud Europa o centro Europa? Se fosse stato libero tutto intero adesso saremo una potenza economica e civile in Europa e resto del mondo con tasse eque e senza tanto stress burrocratico. Invece siamo inglobati nel nord di
    Una penisola e calcolati sud Europa in via di sottosviluppo. E tutti contenti. Laora paga e tasi. Lavaggio del cervello totale. Amen

    • luigi bandiera says:

      Vero, tutti felici e contenti.

      Ieri (venerdi’) sono andato a farmi un giro per le vie di Treviso centro e quanti trikolori…
      Mi sembrava di essere a Stockolma… nel senso che si gli alpini e la loro festa (e se gli fanno la festa a sti ignari o inconsapevoli padano-alpini appunto).
      Sono da battezzare stockolmone dal detto sindrome di Stockolma e mone come la intendono gli etno veneti.
      Sottomessi e contenti per amore.
      Non so nemmeno cosa scrivere tanto sono schifato. E pensare che devo festeggiare anch’io (buon viso e cattivo sangue).
      C’erano anche gli africani, invasori e poco disperati come li chiama la sdamba italiana.
      Non erano col cappello alpino… ma quanti si saranno mimetizzati da alpini per far festa comunque?
      Se la storia di questo stato e’ quella che ci hanno e stanno raccontando e tutti noi facciamo da contorno abbiamo davvero poche speranze.
      Ho visto una sola bandiera di San Marco.
      Eppure nel sondaggio di A3 il 98% vuole l’autonomia.
      Qualcuno bara o siamo di fronte ad un altro inganno..?

      Credo che l’ INGANNO del 66 continui.

      WSM
      PS:
      solo i serenissimi fanno paura (nemmeno una diecina) gli altri INVASORI NO..!
      Altra TRUFFA…
      Ci vuole una NORIMBERGA… troppi falsi patrioti in circolazione.

  5. luigi bandiera says:

    Gia’, qua servono POLITICI E NON POLITICANTI.
    Non vado oltre perche’ devo in qualche modo rispettarmi.

  6. Castagno 12 says:

    Il referendum non potrà risolvere niente.
    IL FUTURO CI E’ NEGATO DA:
    1) Le due gabbie: italia e Ue
    2) La moneta unica, l’€uro: il suo mantenimento comporta un costo enormemente superiore alla penale per l’uscita
    3) L’invasione
    4) Bankitalia PRIVATA
    5) L’emissione di Valuta che Genera Debito e, conseguentemente, l’inevitabile amento delle tasse.
    6) Il popolo italiano che asseconda e sostiene il Sistema
    .
    Lorsignori hanno in mano le leve del comando – parlo degli starnieri che ci governano – e tanti, tanti soldi: i loro e QUELLI NOSTRI.
    L’Austria, l’Olanda e la Francia hanno deciso che “L’Ue è buona e fa bene”.
    L’italia non intende chiedere l’uscita dall’Ue e dalla moneta unica.
    Draghi ha ribadito, “DEMOCRATICAMENTE” che l’€uro è irreversibile, indietro non si torna.
    Senza aggiungere altro (che non manca) questa drammatica sintesi dovrebbe essere sufficiente ad indicare che tutto ciò che ora viene progettato per reagire al SISTEMA, E’ RIGOROSAMENTE INADEGUATO.
    Risultato: passa inesorabilmente il tempo E LORO VANNO AVANTI.
    ANCHE L’INCREMENTO DELL’INVASIONE CONFERMA : NON ABBIAMO FUTURO !

    • Castagno 12 says:

      Mi scuso, ho dimenticato il punto (7):
      7) L’inesistenza di politici audaci: abbiamo chi ci propinana una interminabile elencazione delle malefatte di chi ci “governa” (chi ci tiene sottomessi al Mondialismo) e riguardo ai problemi fondamentali, non li denuncia e non prospetta alcuna soluzione.

  7. Colono Padano says:

    Lombardia e Veneto non sono i “motori economici”, sono le COLONIE dello stato italiico.
    Il “paradigma nord/sud” non sará mai superato fino a che l’italia occuperá le terre dei popoli padani sfruttandoli a vantaggio delle etnie centro-meridionali. E’ da ingenui o da persone in malafede come Salvini e tuti glialtri politici italiani, credere o far credere che l’italia sia risanabile e riformabile o che ;italia, uno stato ladro, baro e ridicolo, volgia rinunciare ad una parte dei quattrini che ruba alle colonie padane concedendo loro una qualche autonomia. Riformare questa espressione geografica a forma di stivale equivale a distruggerla. Il federalismo non e pane per i i pelasgici con il tricolore. Oppure lei crede veramente che le etnie centro-meridionali siano disposte a rinunciare alle vagonate di miliardi padani che pagano stipendi e servizi ed addirittura mettersi in concorrenza con il lombardo-veneto, come richiede il federalismo, quello vero?
    Siamo onesti e realisti per favore. Ma non le sono bastati oltre due decenni di fandonie leghiste in cui ci avevano fatto credere che il colonialismo italico poteva essere trasformato in sistema federale con il consenso degli italiani e delle loro istituzioni?
    Ma di quale italia nuova sta parlando? In quale rinnovamento, cambiamento, libertá spera lei? Non voglio pensare che sia in malafede come Salvini, ma allora, dica la veritá, lei viene da fuori, non é della Via Lattea ed é appena atterrata.
    Sarebbe ora di finirla con le illusioni e prenderci la libertá che ci spetta di diritto. E l’unica via per la libertá non é certo via Bellerio o la speranza che l’italia ce la conceda : organizzare una durissima disobbedienza civile (ed ovviamente fiscale) di stampo gandhiano é l’unica strada che porta alla libertá e che puó far crollare il pachiderma di cartapesta tricolore che ci soffoca e ci priva del diritto naturale all;indipendenza.
    Le alternative, per le persone oneste ovviamente, sono morire italiani ed in miseria o prendere un passaporto di uno stato civile che sia anche una nazione.

    Sprofondi l’italia.
    Padania Libera.
    God bless America.

  8. Giorgio says:

    mi spiace rompere il romanticismo dellevtue osservazioni. La realta’ ci porta due elementi di cui anche tu parli nell’articolo: da una parte il bisogno di soldi, di “schèi” da entrambe le parti, a maggior ragione ora che anche al nord si e’ disinvestito e la crisi sta gravemente logorando il sistema. Dall’altra la miopia dei politici, che si perpetua di generazione in generazione, peggiorando invece di migliorare. L’autonomia a cui lo stato italiano e’ disponibile non prevede le risorse economiche. Scordatevi il modello altoatesino, quello e’ irripetibile. Ci vorrebbe una grande lungimiranza e ulteriori, grandi sacrifici delle regioni meno virtuose ( e per questo piu’ produttive di parassitismo statale/voti di scambio ) per dare ossigeno al nord. Questo la classe politica italiana non se lo vuole e forse non se lo puo’ permettere. Eravamo il paese dello “stellone”, della speranza a tutti i costi. La porta della stalla e’ ancora aperta e i buoi sono scappati, siamo oltre il punto di non ritorno. Indipendenza, subito.

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