Referendum indipendenza del Veneto, le risposte di Zaia non convincono

di FABRIZIO DAL COL

Ho letto attentamente l’editoriale a firma del  direttore Gianluca Marchi intitolato “Referendum per l’indipendenza del Veneto, Zaia: non posso convocarlo” e, nel ringraziarlo per la citazione, né approfitto per complimentarmi con lui per le domande puntuali e precise che ha saputo formulare al presidente del Veneto. Detto questo, non riesco né voglio tacitare il mio disappunto circa le risposte “assurde e fuori luogo” date da Zaia a Marchi,  tanto meno a quelle che avrebbe dovuto dare e non ha dato e più avanti intendo spiegarne anche il perché. Vorrei però prima evidenziare un fatto: in data 11/09/2012 il Costituzionalista italiano Mario Bertolissi ha scritto un articolo sul quotidiano “La nuova venezia”  circa la questione del referendum sull’indipendenza del veneto e, a distanza di una settimana ovvero ieri  il 16/09/2012, né ha scritto un altro sempre sullo stesso giornale. Due articoli, quelli scritti da Bertolissi, tutti e due tesi (dal suo punto di vista) a ribadire l’impossibilità di indire il referendum Veneto. Personalmente, sono sempre stato totalmente allergico alle teorie interpretative dei Costituzionalisti in quanto, oltre ad essere del tutto personali, negli anni si sono rivelate anche un vero e proprio limite per la stessa Costituzione Italiana. Anche nel caso degli articoli sopra citati di Bertolissi si può notare come si tenda a magnificare la propria teoria interpretativa facendo riferimenti e accostamenti con altri giuristi che la pensano allo stesso modo ovvero che interpretano cavillando a loro volta gli articoli della Costituzione Italiana. Un esempio su tutti tratto dall’articolo pubblicato l’11/09/2012 dove Bertolissi dice: “I conti non tornano, dunque, quando si sostiene che il popolo veneto è popolo nel senso indicato nell’articolo 1, 2° comma, della Costituzione: «La sovranità appartiene al popolo…». Per popolo si intende – è l’opinione di Vezio Crisafulli, condivisa da Livio Paladin – la «generazione attuale dei cittadini».  Questo passaggio è già di per se sufficientemente chiaro a capire che ogni Costituzionalista ha la sua personale interpretazione da difendere. Ecco perché, il direttore Marchi ha avuto ragione nel citare l’articolo che avevo scritto su questo giornale qualche giorno fa e  ripreso dall’editoriale di ieri, laddove rileva la necessità che vi sia una corte di giustizia internazionale a redimere la questione referendaria in quanto sappiamo che tale corte di giustizia è legittimata proprio dalla cessione della sovranità popolare italiana avvenuta con la sottoscrizione dei patti internazionali sui diritti di autodeterminazione oggi in carico all’Onu, confermata poi attraverso una legge approvata dall’Italia.

Continuando Bertolissi sostiene che (la sovranità appartiene al popolo) “non di una Regione, ma dell’intero Paese. Né è pensabile che, attraverso la clausola di cui all’articolo 10 del medesimo testo costituzionale – il quale afferma che «l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute» – si possano immettere nel nostro ordinamento le regole più diverse, ivi comprese quelle, anche di natura pattizia, sull’autodeterminazione dei popoli. Ogni Stato ha la sua forma di regime, espressa dalla sua particolare sovranità, e le Corti costituzionali hanno il compito di preservarla”. Come si può notare, il Costituzionalista Bertolissi interpreta “pro domus sua” persino il diritto internazionale laddove afferma : “si possano immettere nel nostro ordinamento le regole più diverse, ivi comprese quelle, anche di natura pattizia, sull’autodeterminazione dei popoli ” senza sapere che l’Italia ha ceduto, attraverso i patti, la propria sovranità costituzionale circa i diritti di autodeterminazione con una legge approvata poi dalle Camere in doppia seduta e decretata dal presidente della Repubblica oggi di competenza degli organismi internazionali e, per dare senso e sostanza alla sua interpretazione, arriva pronta in soccorso la citazione sulla corte costituzionale tedesca: “La conferma è data dal giudizio che la Corte costituzionale tedesca ha reso sul fondo salva Stati”. Che, guarda caso, ha ceduto, diversamente da quello che si vuol far intendere, la propria sovranità popolare in materia di bilancio fissata però a 190 MLD di Euro.

Un  altro passaggio nel medesimo articolo riporta l’affermazione: “L’articolo 5 della Costituzione è considerato principio non derogabile ed è stato inteso, là dove parla di indivisibilità, come divieto di dividere il territorio della Repubblica in più Stati ovvero quello di secessione di parte del territorio (così, a chiare lettere, nel «Commentario breve alla Costituzione», a cura di Sergio Bartole e Roberto Bin, Cedam, 2008, 50)”. E anche in questo caso compaiono ancora citazioni di altri giuristi sempre a far valere la tesi interpretativa “originale” di Bertolissi sostenuta dall’imperativo semplice utilizzato “ed è stato inteso” il che denota una interpretazione fine a se stessa. L’articolo termina con questa altra interpretazione che appare a dir poco perentoria se non addirittura dettata da “furore legislativo: “L’accennata inderogabilità è carica di implicazioni, che circoscrivono l’ambito dell’iniziativa politica quando questa prende la via istituzionale. Può il Consiglio regionale trattare un simile argomento? No! Sia perché il referendum consultivo deve avere ad oggetto «provvedimenti o proposte di provvedimenti del Consiglio», come stabilisce l’articolo 27, 1° comma, dello Statuto. Sia, soprattutto, perché l’oggetto è illecito: vietato dalla Costituzione. Mi rendo conto che l’immaginario collettivo può ritenere che chiedere a uno come la pensa non sia un delitto. Tuttavia, se si guarda alle possibili implicazioni discendenti dalla consultazione referendaria, ci si accorge che il problema si complica. Per non dire del fatto che è privo di senso domandare se si è favorevoli all’indipendenza, quando poi l’indipendenza è preclusa. In estrema sintesi, quindi, è verosimile che, se il Consiglio regionale si occuperà dell’argomento, il Governo impugnerà, sollevando conflitto di attribuzioni dinanzi alla Corte costituzionale, il punto dell’ordine del giorno che lo contempla; impugnerà, con il medesimo mezzo, eventuali atti o provvedimenti non legislativi della Giunta e del Consiglio; impugnerà in via diretta, sempre dinanzi alla Corte, una eventuale legge regionale destinata a dare seguito alla richiesta di indipendenza. E la Corte annullerà il tutto. La democrazia è dibattito e confronto di idee. La democrazia consente di cambiare i connotati dell’ordinamento. Se si vuole l’indipendenza del Veneto, bisogna modificare la Costituzione. Il problema, per molti versi, è giuridico e non politico. Per l’esattezza: di politica costituzionale”.

E’ piuttosto singolare che un Costituzionalista affermi senza indugi attraverso questa sua analisi  l’ unica vera “autorevolezza possibile” quando magari altri probabilmente la pensano diversamente. L’indipendenza non c’entra un fico secco con l’autodeterminazione, sappiamo infatti che, per rivendicare l’indipendenza, è necessario prima procedere con l’autodeterminazione. Per quanto concerne l’articolo pubblicato da Bertolissi l’altroieri, si può notare come diversamente da quello precedente, metta in evidenza invece il concetto dell’autodeterminazione pur se anche questo a suo parere è relegato all’impossibilità di applicazione perché in contrasto con l’indivisibilità della Repubblica. Infine, e non me ne sono dimenticato, ecco la prima risposta di Zaia alla domanda di Marchi: “Per indire un referendum e dunque una consultazione elettorale sul tema, bisogna fare una legge e la legge la fa il Consiglio regionale” che è una clamorosa bufala altrimenti che ci starebbe a fare sullo Statuto il principio di iniziativa popolare? La legge che Zaia intende non può che essere quella relativa alla consultazione e dei costi, quindi con l’indizione del referendum non c’entra una beata mazza. Seconda risposta di Zaia: “Lo dico perché molti sono convinti che il presidente della Regione possa firmare un decretino su un pezzo di carta e poi pensare che si aprono i seggi e si va a votare per l’indipendenza del Veneto”. Tale affermazione è a dir poco offensiva verso gli studiosi Veneti che di queste cose ne capiscono forse più di lui, ciò nonostante il presidente non vuole proprio a capire che l’iniziativa popolare è una legge dello stato italiano contemplata in tutti gli Statuti degli enti locali approvati dagli organi superiori e legittimati dal testo unico sulla legge degli enti locali 267/2000. Terza risposta di Zaia: “Avendo quindi l’avvocatura del Consiglio regionale competenza assoluta sulla legittimità o meno del referendum, io ho posto l’interrogativo all’Avvocatura del Consiglio regionale”. Eccola qua, competenza assoluta sulla legittimità o meno del referendum: peccato che fosse un semplice parere per altro sbagliato per cui inammissibile. Quarta risposta di Zaia: “Sapevamo, ma lo sapevano anche i proponenti, che la difficoltà stava nell’ammissibilità del referendum rispetto alla Costituzione vigente”. Il che tradotto significa che l’avvocatura si è assunta l’onere, in sostituzione di una corte internazionale, di sentenziare un semplice parere su un quesito sbagliato. Ultima risposta di Zaia: “Qualcuno ci dice di convocare ugualmente il referendum, ma per farlo ci vuole sempre una legge regionale e i consiglieri non la voterebbero e se anche il Consiglio la votasse, avremmo il problema del danno erariale, perché faremmo un qualcosa che non potremmo fare e dunque le conseguenze economiche ricadrebbero su chi ha deciso di procedere”.

Di quale legge parla il governatore veneto? Nessun ente locale italiano possiede potestà legislativa in merito. Che succederebbe se venisse meno l’articolo dello Statuto che si rifà alla partecipazione popolare, un diritto sancito dalla Costituzione Italiana soppresso per colpa di una legge che non esiste ? A tutt’oggi alla Regione Veneto non è mai pervenuto una richiesta di referendum corredata dalla documentazione ufficiale necessaria per essere sottoposta a valore giuridico e, fino a quando non si sarà deciso di espletare il percorso corretto stabilito dallo statuto veneto, non sarà mai possibile istruire e garantire la legittimità della suddetta richiesta.

Infine, perchè Zaia non ha risposto a questa domanda di Marchi “e gli ho chiesto anche come si comporterebbe se più consigli comunali e provinciali della sua Regione avanzassero ufficialmente tale richiesta”?  Qualche domanda la rivolgo ora io a Zaia: i proponenti del referendum che Lei Cita hanno costituito il  comitato promotore referendario stabilito per legge dallo Stato e del regolamento che fa a capo dello Statuto veneto? il quesito sottoposto prevede l’autodeterminazione o l’indipendenza? le firme sono state sottoscritte come prevede la legge? erano 50.000? chi le ha autenticate ? erano corredate dai certificati elettorali?

 

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28 Comments

  1. Pao says:

    Le argomentazioni giuridiche sono apprezzabili e devono essere svolte. Ma occorre né più ne meno passare dalle parole ai fatti.
    Chi é capace di affrontare questo passaggio epocale? Guardate all’esempio delle Nazioni estere diventate o che stanno per diventare Stati autonomi e poi tirate le fila.
    Certo che serve in politica gente coraggiosa veramente e non tipi italioti disposti ai compromessi o a non cambiare niente all’itagliana maniera.
    Tanta gente scappa all’estero e fa bene!

    • roberto roman says:

      Buonasera. mi piacerebbe molto conoscere l’iter percorso da Kossovo, Montenegro, Scozia per arrivare a fare questo benedetto referendum che ci darà modo di sapere, ma francamente non ho dubbio alcuno sul risultato, se i veneti vogliono la repubblica di Venezia come è stata per 1.100 anni della ns. storia. ma l’italia fa parte dell’europa o sono improvvisamante diventati contrari alle regole (leggi) europee sottoscritte dall’italia? Il percorso non sarà sicuramente agevole ma fermare il “popolo Veneto” sarà impossibile per una italia corrotta e burocratizzata. forza veneti, diamoci da fare tutti insieme per raggiungere l’obbiettivo della indipendenza del veneto nel 2.016 !!!!!
      http://www.indipendenzaveneta.it

  2. Bellmà Branco says:

    I dico che la questione Veneta la si risolve con facce nuove come quelle di Elena Durigon che fa politica e sa anche parlare e scrivere, mica sti veci zagaoini!

  3. lucafly says:

    Premetto che non sono un gran esperto di Costituzione,
    ma sbirciando su Wikipedia si potrebbe definire Bertolissi
    un servitore dei Romani o alla Miglio un Parassita.

  4. beruffo says:

    Qui ci vuole il Bitonci, la vera eccellenza Venta altrochè

  5. luigi semenzato ribolzi says:

    renzi volevo scrivere Renzi…ma pure Rizzi ci sta

  6. nicola says:

    Si nota che l’autore dell’articolo non è un giurista (con tutto il rispetto, la frequentazione di un istituto professionale non fornisce gli strumenti per replicare a insigni giuristi quali il prof. Bertolissi e l’avvocato regionale Ezio Zanon, non certo gli ultimi arrivati; gli erroracci in latino, peraltro, espongono al ridicolo). L’impostazione dell’articolo è completamente errata: gli stati non hanno ceduto alcuna sovranità all’ONU, nè è in tale senso che vanno invocate le norme internazionali. Il diritto di autoderminazione e tutti gli altri diritti fondamentali della persona non trovano la propria fonte in una legge o convenzione (sia essa nazionale o internazionale), ma precedono la formazione degli stati e degli ordinamenti giuridici, che si limitano a operare una ricognizione di tali diritti, che vengono semplicemente scoperti, come direbbe von Savigny (io ho diritto al mio corpo, habeas corpus, in base al diritto naturale, non certo perchè me lo abbia riconosciuto Giovanni senza terra, che si è semplicemente limitato ad impegnarsi al rispetto di tale diritto). Pertanto, l’argomentazione deve essere opposta rispetto a quella svolta: poichè il diritto di autodeterminazione preesiste allo Stato itagliano ed, anzi, ne è il presupposto (come comprovato anche dal fatto che tale diritto è enunciato, a puro titolo ricognitivo, in numerose convenzioni internazionali), ove lo Stato itagliano neghi il diritto di autoderminazione, esso diviene automaticamente illegittimo e ciò consente l’esercizio del diritto di resistenza. Il comando del brigante e quello dello Stato, infatti, si differenziano solo se lo Stato medesimo si uniforma, nei propri comandi, ai diritti naturali delle genti: in caso contrario, svanisce qualsiasi differenza e lo Stato appare solo un brigante ben organizzato e particolarmente forte (Francesco Gentile). In base al diritto naturale ed inalienabile di autodeterminazione, prevalente sulle norme positive formulate dai parlamenti, è legittima, da parte del governo della Regione del Veneto, l’indizione del referendum. Un’eventuale azione di forza dello Stato italiota contro l’esercizio di tale diritto giustificherebbe l’utilizzo della forza da parte degli indipendentisti e l’intervento degli organi internazionali.
    Al fine di evitare ogni reazione dello Stato itagliano e della sua Corte costituzionale da barzelletta, il referendum dovrebbe essere indetto a sorpresa, pochi giorni prima di una consultazione amministrativa già programmata. Chi conosce le norme di funzionamento della Corte costituzionale, infatti, sa che non è possibile la sospensione cautelare della legge impugnata (quella di indizione del referendum) e che i tempi tecnici per la pronuncia di merito sono lunghi, a prescidnere dalla volonta della Corte, in conseguenza dei termini a difesa assegnati alla Regione. La legge regionale, fintantochè non annullata, produrrebbe effetto e consentirebbe lo svolgimento del referendum. E’ chiaro che dal punto di vista politico, in caso di esito positivo del referendum, il sicuro, ma successivo, annullamento da parte della Corte costituzionale non avrebbe alcun peso ed, anzi, dimostrerebbe quanto lo Stato itagliano sia assolutista.

    • Fabrizio says:

      Con i principi non si va da nessuna parte. Una semplice tesi su una presunta preesistenza del diritto di autodeterminazione non riconducibile a un qualsiasi trattato che la sorregga, non potrà poi rispondere ai requisiti stabiliti dal patto internazionale sottoscritto e detentore dei successivi e necessari riconoscimenti internazionali. Le resistenze di uno Stato se affrontate confidando solo sulle temporalità di pronuncia di una corte al fine di dimostrare solo una vittoria politica ( per altro non vera ) è un percorso tipico di un partito politico.

    • Homo Liber says:

      Condivido l’intervento di Nicola.
      In sintesi, e tradotto in parole più semplici:

      La Costituzione italiana è, come tutti i prodotti degli esseri umani (specialmente quelli di natura storica – filosofica – politica – umanistica), molto imperfetta; esemplare è la palese antitesi evincibile tra gli Art.2 e Art.5. Questi due articoli sono presenti nella Costituzione dello Stato italiano dal 1948 e coloro che la elaborarono non potevano immaginare ciò che sarebbe stato il contenuto dei Patti Internazionali dei Diritti dell’Uomo che videro la luce nel 1966.
      Il DIRITTO all’ AUTODETERMINAZIONE DEI POPOLI è dichiarato diritto umano fondamentale e quindi è compreso nei diritti inviolabili dell’uomo come recita l’Articolo 2 della Costituzione per cui l’indivisibilità della Repubblica, dichiarata nell’Articolo 5 è in totale contraddizione con i contenuti dell’articolo che lo precede e che dovrebbe avere carattere prioritario.
      Inoltre l’Art.10, Comma 1 della costituzione italiana sancisce che “L’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute”.

      • Fabrizio says:

        Ok. ci spieghi cosa ha condiviso. La necessità di cambiare la costituzione ?

        • Homo Liber says:

          La Costituzione non va “cambiata” nella sua struttura.
          Basterebbe sollevare la questione dell’ “incostituzionalità” del solo Art.5 per la evidente contraddittorietà con la Costituzione stessa e la non conformità alle norme del diritto internazionale.

          • Fabrizio says:

            Quindi, ad esprimersi chi dovrebbe essere se non la corte constituzionale ? e se anche la stessa corte dovesse ritenerla contraddittoria e non conforme alle norme del diritto internazionale chi sarebbe chiamato a modficare un articolo che fa a capo ai principi non derogabili ? per modificare un principio ci vorrebbe una legge costituzionale con una doppia approvazione e un doppio passaggio di camera e senato per essere poi ratificato dal presidente della Repubblica. Quale maggioranza assoluta sarebbe necessaria se non l’unanimità visto che si tratta di un articolo che fa a capo dei principi ? Chi è in grado di costituire una assemblea costituente e una bicamerale che vada a modificare un solo articolo visto che è già acclarata la insufficienza costituzionale per molti altri articoli ? Intanto, non ho ancora capito cosa ha condiviso.

            • Homo Liber says:

              Non bisogna aspettare che si esprima nessuno!
              E’ evidente che se aspettiamo una approvazione stiamo freschi!

              Per questo ho condiviso:

              “Poichè il diritto di autodeterminazione preesiste allo Stato itagliano ed, anzi, ne è il presupposto (come comprovato anche dal fatto che tale diritto è enunciato, a puro titolo ricognitivo, in numerose convenzioni internazionali), ove lo Stato itagliano neghi il diritto di autoderminazione, esso diviene AUTOMATICAMENTE illegittimo e ciò consente l’esercizio del diritto di resistenza. Il comando del brigante e quello dello Stato, infatti, si differenziano solo se lo Stato medesimo si uniforma, nei propri comandi, ai diritti naturali delle genti: in caso contrario, svanisce qualsiasi differenza e lo Stato appare solo un brigante ben organizzato e particolarmente forte (Francesco Gentile). In base al diritto naturale ed inalienabile di autodeterminazione, prevalente sulle norme positive formulate dai parlamenti, è legittima, da parte del governo della Regione del Veneto, l’indizione del referendum. Un’eventuale azione di forza dello Stato italiota contro l’esercizio di tale diritto giustificherebbe l’UTILIZZO DELLA FORZA da parte degli indipendentisti e l’intervento degli organi internazionali.”

              Ed anche:

              “Al fine di evitare ogni reazione dello Stato itagliano e della sua Corte costituzionale da barzelletta, il referendum dovrebbe essere indetto a sorpresa, pochi giorni prima di una consultazione amministrativa già programmata. Chi conosce le norme di funzionamento della Corte costituzionale, infatti, sa che non è possibile la sospensione cautelare della legge impugnata (quella di indizione del referendum) e che i tempi tecnici per la pronuncia di merito sono lunghi, a prescidnere dalla volonta della Corte, in conseguenza dei termini a difesa assegnati alla Regione. La legge regionale, fintantochè non annullata, produrrebbe effetto e consentirebbe lo svolgimento del referendum. E’ chiaro che dal punto di vista politico, in caso di esito positivo del referendum, il sicuro, ma successivo, annullamento da parte della Corte costituzionale non avrebbe alcun peso ed, anzi, dimostrerebbe quanto lo Stato itagliano sia assolutista.”

              E’ chiaro ora cosa ho condiviso?

              • Fabrizio says:

                Ok, finalmente. Mi fa piacere, che lo abbia scritto. Così almeno mi potrà confortare sul come fare a : ” il referendum dovrebbe essere indetto a sorpresa, pochi giorni prima di una consultazione amministrativa già programmata. Solo questo, è sufficiente a far intervenire la prefettura per commissariare la Regione, con tanti saluti e avanti il prossimo. Quindi tutto l’impianto costruito su ciò che lei ha condiviso è da ritenersi impraticabile. Un referendum indetto a sorpresa ??!!!

                • Homo Liber says:

                  Finalmente. Mi fa piacere che abbia citato la elevata probabilità dell’intervento prefettizio a scopo commissariamento della regione.
                  In questo caso (non certo) provi ad immaginare la ancor più elevata probabilità di “imbufalimento” dell’intero popolo veneto (e forse non solo) contro l’apparato statale italico.
                  Se io fossi il prefetto scapperei a gambe levate dal Veneto ed andrei più lontano possibile.
                  E’ evidente che a quel punto scoppierebbe una rivolta popolare, e la diretta conseguenza, a costo di morti e sangue, sarebbe la secessione del Veneto/Triveneto dall’italia.
                  Con tanti saluti al referendum!

                  • Fabrizio says:

                    Finalmente. Quindi il percorso che Lei sottoscrive con la condivisione del post è quello cruento e crede, come lo crede Nicola, che la via maestra sia quella di far scatenare i cittadini.

                    Un referendum indetto a sorpresa ( e chi lo indice ?, tutta la documentazione finisce alla corte d’appelllo ) come se a indirlo, equvalesse andare al bar e deciderrlo davanti a un caffè tra pochi intimi.

              • Fabrizio says:

                Tralascio l’art. 10 da Lei citato. Vedo che non ha voluto commentare e non intendo star qui a disquisire anche su questo. Ritengo comunque di ringraziarLa per avermi dato la possibilità di discutere di un tema così importante.

          • Fabrizio says:

            A proposito dell’articolo 10 che Lei cita cosa ne pensa di ciò che dice il costituzionalista Bertolissi con le affermazioni riportate nell’articolo di cui discutiamo ?

            Continuando Bertolissi sostiene che (la sovranità appartiene al popolo) “non di una Regione, ma dell’intero Paese. Né è pensabile che, attraverso la clausola di cui all’articolo 10 del medesimo testo costituzionale – il quale afferma che «l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute» – si possano immettere nel nostro ordinamento le regole più diverse, ivi comprese quelle, anche di natura pattizia, sull’autodeterminazione dei popoli. Ogni Stato ha la sua forma di regime, espressa dalla sua particolare sovranità, e le Corti costituzionali hanno il compito di preservarla”.

            • Homo Liber says:

              La Costituzione italiana è, come tutti i prodotti degli esseri umani (specialmente quelli di natura storica – filosofica – politica – umanistica), molto imperfetta, e soprattutto non è eterna, come vorrebbe king George Napulità.
              Quindi, con partcolare riferimento all’ Art.10-Comma 1, tutto è pensabile/interpretabile così come non lo è.

              • Fabrizio says:

                Quindi, come vede anche Lei come Bertolissi, interpreta la Costituzione. Dimentica però ciò che scrive ”

                “Non bisogna aspettare che si esprima nessuno!
                E’ evidente che se aspettiamo una approvazione stiamo freschi!”

                come lo dimentica Nicola ( anche lui in grado di superare la Costituzione e favorevole a l’indizione referendaria impossibile ) mentre per gli altri che non hanno titoli per poterlo fare, devono per forza tacere Bertolissi compreso. Lui è un insigne professore ma chissà perchè, solo voi avete titolo (quale ?) di poterlo contestare. Se la costituzione non è necessaria, come avete inteso dimostrare, perchè volete indire un referendum ben sapendo che non lo potete fare ?

                “Non bisogna aspettare che si esprima nessuno!
                E’ evidente che se aspettiamo una approvazione stiamo freschi!”

  7. lucio says:

    sulla questione referendum ho forte perplessita, mi sono letto lo statuto veneto e non mi sembra ci siano i presuposti per poterlo fare in sintesi dice che il veneto è formato dal popolo veneto, come la sicilia dai siciliani ec ecc noin credo che questo sia sostanziale x un riconoscimento internazionale..credo che la cosa da fare sia quello di poter cambiare le regole costituzionali, ma per farlo ci vuole la volontà politica….difficile. Autodeterminazione ? la parola è molto forte e da sola vale a spigarne il senso, ma credo che questo sia diverso. Non vorrei che questo tentativo un pò avventato e di chiara marca politica non chiuda tutte le strade per la nostra libertà…a buon intenditor…
    sarei comunque molto felice essere smentito coi fatti

  8. lory says:

    io credo che Zaia sia un po timido nei confronti del potere romano.

  9. Filippo83 says:

    “Pro domO sua”!
    Comunque, non credo che continuando a trattare la Costituzione come se fosse la Bibbia, l´Italia fará molta strada: una volta, le costituzioni rompevano l´assolutismo monarchico; oggi, sono loro il nuovo assolutismo.

    • Ric 81 says:

      Se non vi va bene Zaia c’è sempre Formigoni Vendola Errani la Polverini…… Io non sono veneto ma ve lo invidio poi anche lui farà e dirà delle scemenze come fanno tutti i politici, io ho tanti amici veneti non leghisti che non lo hanno votato che me ne parlano solo bene e che adesso il voto lo darebbero cosa che non posso dire lo stesso per il mio caro presidente errani.

      • luigi semenzato ribolzi says:

        Non toccare Errani e non toccare Del Rio caspita che piacciono tanto alla Lega e sono suoi alleati ma che caspita capisci di politica? E poi sappi che amiconi sono pure Rizzi e Castiglione…

        • Ric 81 says:

          Luigi scusa se ho fiatato continua sulla tua strada anzi candidati a presidente del veneto alle prossime elezioni magari allo 0,1% ci arrivi…di politica non capirò nulla ma per come reagisci a due frasi mi sa che te sulle persone tanta breccia non ne fai con quel caratterino!!

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