Referendum e legge elettorale: sembrano manuali per la centralina dell’auto

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di DANIELE VITTORIO COMERO –  Milano è sempre avanti. Settimana scorsa c’è stata l’inaugurazione di un nuovo luogo simbolo – la “Casa del Si” – per mano della ministra Boschi, che ha aperto ufficiosamente la campagna elettorale referendaria per il Si. Le cronache riportano di qualche piccola contestazione che non guastano, anzi, la rendono più umana. “È una Casa dove tutti saranno i benvenuti, chi avrà voglia di confrontarsi e informarsi sulla riforma, ma anche chi vorrà dare una mano – ha spiegato la Boschi – Le prossime settimane saranno importanti e l’impegno dovrà aumentare, per spiegare le ragioni del sì.

L’iniziativa è utile, soprattutto per quei genitori alle prese con adolescenti riottosi, con la sindrome del no a tutto. Potrebbero tentare un ultimo disperato tentativo, portandoli in visita al sacro luogo dedicato al Si.

Chi ha bisogno della cura inversa, invece, deve sapere che “Crescere è anche saper dire di No”, slogan del Comitato del No, che non è rivolto solo a signorine troppo compiacenti. In programma c’è anche un convegno “Le ragioni del No” con un variegato gruppo di giuristi e esponenti politici come Roberto Calderoli, Giuseppe Valditara e Paolo Grimoldi (l’appuntamento è per venerdì 16 settembre  all’Hotel Cavalieri in p.za Missori, Milano).

Tanto fermento e ancora non si sa la data del referendum sulla Revisione costituzionale Renzi-Boschi approvata a inizio aprile. Il premier Renzi dopo la sconfitta elettorale di giugno continua a spostare la data: prima doveva essere a inizio ottobre, poi la Corte costituzionale ha fissato la discussione sull’Italicum al 4 ottobre per cui, temendo un giudizio negativo, prudentemente hanno spostato sempre più il là il momento della conta: fine ottobre, metà novembre ed ora si sente parlare di votare a metà dicembre, invadendo per la prima volta il territorio comunicativo di Babbo Natale.

La vittoria dei “gufi” è possibile, anzi è prefigurata dai sondaggisti, per cui qualcosa dovranno inventare per non contarli. L’improvvisa apparente semplificazione della politica è evidente. Ha preso una forma duale, Si o No. Basta con i tanti sottili distinguo: comunista, socialista, democristiano di un tipo o dell’altro, liberale o neofascista. Ora è tutto bianco o nero, niente grigi di mezzo. Un mondo politico semplificato, che si aspettava da molto tempo, dal tempo dei guelfi e dei ghibellini. Le buone notizie finiscono qui.

Se si vuole curiosare dentro queste casette, del Si e del No, capirne le ragioni e le convenienze politiche, le faccenda si complica. Dichiaro subito, per onestà intellettuale, qual è la mia posizione: sono per il No, ragionato. Dopo la stipula del patto Renzi-Berlusconi, 18 gennaio 2014, ho seguito attentamente il processo legislativo in Parlamento, con l’evolversi delle varie proposte, prima con l’Italicum e dopo con la Revisione costituzionale, che ha dovuto risolvere ciò che non era stato precedentemente risolto.

In verità, la prima versione del patto del Nazareno non era così male, è stata la gestione in Aula operata dai rispettivi colonnelli che ne ha degradato la realizzazione, tanto che in un articolo precedente è stato accostato al patto Molotov-Ribbentrop.

Ora che gli schieramenti sono in campo, si può anche ragionare sul senso delle cose fatte e su cosa potrebbe succedere in futuro. Un punto deve essere chiaro: queste di cui si sta parlando non sono “Riforme” ma “revisioni legislative”, per giunta di dubbia utilità per chi le ha sostenute.

Mi spiego meglio. L’Italicum, la legge 52/2015, è il pezzo forte di tutta l’operazione di revisione istituzionale, perché ribalta la forma di governo prevista in Costituzione, introducendo di fatto un premierato e un controllo ferreo sulla composizione della Camera e sugli altri organi costituzionali da parte dei leader dei principali partiti.

Non c’è nulla di democratico in un esproprio, con legge ordinaria, del potere di elezione dei deputati a favore di un capo partito, come fa l’Italicum. E’ una cessione di sovranità popolare in cambio di nulla, di vaghe promesse che impegnano solo chi ha la sventura di ascoltarle.

Un esempio forse può rendere meglio l’idea su queste presunte riforme, senza entrare in fastidiosi dettagli tecnici. Si possono paragonare a un “kit” per modificare l’automobile, sono dispositivi che permettono di moltiplicare le prestazioni e aggirare i controlli sulla velocità e le emissioni.

La legge elettorale e il testo di revisione della costituzione assomigliano più a manuali per l’elaborazione del motore e della centralina elettronica di un auto. Non sono leggi che stanno in piedi da sole. La controprova è semplice: basta provare a leggere l’Italicum e si ha l’impressione di trovarsi di fronte a uno scatolone con dentro pezzi vari, un carburatore, gomme nuove ecc…

Non è una macchina finita, pardon, una riforma a se stante.

E si vede bene, ad un posto di blocco della polizia, un occhio attento può vedere che la macchina è truccata. In tal caso c’è il serio rischio di ritiro della patente al conducente e di multa a tutta l’allegra compagnia che pensa di viaggiare a mille sull’auto truccata.

Si è già detto del 4 ottobre, quando toccherà ai giudici della Corte Costituzionale, chiamati soprattutto per merito dell’avv. Felice Besostri, eseguire un doveroso controllo. “Chiederemo che vengano rimessi in discussione non solo i punti segnalati dai Tribunali di Torino e Messina, ma della costituzionalità dell’intera legge. Se la Corte accetterà, per assicurare il contradditorio, ci vorrà un rinvio probabilmente a dopo il referendum costituzionale- ha dichiarato Besostri – Se la legge fosse dichiarata anche solo parzialmente incostituzionale il risultato potrebbe essere che questo parlamento, eletto nel modo che sappiamo, quanto meno non sa scrivere le leggi”.

Da un punto di vista politico potrebbe voler dire anche la fine di un ciclo, con l’inizio di una fase di stallo di alcuni mesi molto incerta. Se Renzi dovesse perdere il referendum rimarrebbe in piedi solo l’Italicum, fin tanto che la Corte non deciderà in merito. Alla fine potrebbero rimanere solo macerie.

Al di là delle rispettive idee, c’è da chiedersi a che serve il “kit” dell’Italicum, con il pericoloso meccanismo del ballottaggio, inventato da Roberto D’Alimonte per Renzi, una volta che è stato dimostrato che al PD, nel nuovo scenario che si sta configurando, può essere molto deleterio.

Avevano ragione Giorgio Galli e Giovanni Sartori a mettere in guardia D’Alimonte e gli altri consiglieri del principe a non fare le riforme sulla base dei sondaggi del momento. Il rischio è che il “kit” possa diventare l’arma del harakiri finale per il principe.

 

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