Referendum autonomia nel lombardoveneto. I 5 Stelle si danno da fare più che…

di ALEX STORTI

(tratto da dirittodivoto.org)

Mentre, in Lombardia, sempre più esponenti istituzionali stanno prendendo posizione a sostegno del referendum sull’autonomia differenziata, previsto per la primavera 2016, in Veneto, la concretizzazione di questa possibilità resta ancora nel limbo dell’indecisione. Il paradosso della sentenza 118 della Corte Costituzionale, che ha bocciato la legge 16, sul referendum indipendentista, e ha al contempo riconosciuto piena legittimità alla consultazione autonomista, prevista dalla legge 15, ha generato, probabilmente, un cortocircuito politico nella maggioranza di governo. Ad oggi, infatti, non è ancora chiaro se il presidente Zaia sfrutterà il percorso aperto dalla legge 15 e dalla sentenza 118, per riportare in Veneto pezzi di preziosa autonomia. Di questo e altro ancora abbiamo parlato con Jacopo Berti, candidato del Movimento 5 Stelle alla presidenza marciana nelle scorse elezioni e attuale capogruppo dei consiglieri pentastellati [a.s.]

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La Corte Costituzionale, con la storica e innovativa sentenza 118, ha dichiarato legittimo il referendum veneto, indetto dalla legge regionale 15, per attivare le procedure sull’autonomia differenziata ai sensi dell’art. 116 della costituzione.
Per la prima volta nella storia repubblicana, è stato riconosciuto il diritto di una singola popolazione di esprimersi in merito ad una modifica dei rapporti fra la Regione di appartenenza e lo Stato.
Nonostante ciò, al momento pare che il presidente Zaia, sorprendentemente, sia indeciso sull’opportunità di convocare il referendum in questione.
Come consigliere e come esponente del Movimento 5 Stelle del Veneto, qual è la tua posizione in merito al referendum?

“Il referendum per l’autonomia differenziata è sempre stato uno dei punti cardine del nostro programma. L’autonomia come diritto imprescindibile per tutte le regioni d’Italia è uno dei cardini della visione politica del M5s. Personalmente mi sto attivando per proporre una legge, sulla falsariga di quanto fatto dai miei colleghi in Lombardia, che indica un referendum in Veneto. Se Zaia intende temporeggiare io non so che farci, perchè l’obiettivo ce l’ho chiaro in mente e vogliamo perseguirlo il prima possibile”.

 

In Lombardia, la Deliberazione 638 del febbraio scorso ha indetto un referendum analogo a quello veneto. Il percorso del provvedimento ha visto il Movimento 5 Stelle giocare un ruolo fondamentale, a partire dall’inserimento del voto elettronico in via sperimentale.
Pensi che il contestuale svolgimento, nella primavera 2016, dei due referendum sull’autonomia nel territorio lombardo-veneto, cioè nel motore economico e sociale peninsulare e continentale, potrebbe rappresentare una forte risposta alla riforma costituzionale neocentralista Renzi-Boschi?

“Grazie al grandissimo lavoro fatto dai miei colleghi in Lombardia, il M5s ha aperto la strada del referendum in tutto il Nord. L’idea di mettere in crisi il governo attuale ed il suo neo-centralismo è una possibilità che stiamo studiando con grande attenzione ed è nelle mie intenzioni. La deriva centralista del Pd è la cosa peggiore che possa succedere per tutte le regioni d’Italia, siamo per definizione un florilegio di diversità -culinarie, culturali, linguistiche, artistiche…-  culturali, che dobbiamo tutelare ed esaltare”.

 

Durante la recente campagna per la presidenza veneta hai preso una decisione molto coraggiosa, sostenendo il buon diritto, in capo alla piattaforma Plebiscito, di veder politicamente tutelati i risultati della consultazione digitale del marzo 2014. Con questa scelta hai fornito una nuova importante dimostrazione di come il Movimento 5 Stelle, soprattutto in Lombardia e Veneto, sia particolarmente sensibile al tema dell’autogoverno e del diritto di decidere, innanzitutto come esercizio di democrazia reale.
Restando sul pezzo, cosa pensi del percorso catalano? Pensi che il vostro movimento potrebbe mobilitarsi, a sostegno dell’indipendenza di Barcellona, nel caso in cui, dopo un’eventuale vittoria dell’alleanza soberanista nelle imminenti elezioni del 27 settembre, il governo spagnolo dovesse usare strumenti repressivi?

“Il principio dell’autodeterminazione è un principio inalienabile dell’uomo e dei popoli. E’ una fondamentale forma di espressione di sovranità, un principio che sta alla base di tutte le strutture democratiche. Il referendum poi è la massima espressione della volontà popolare, la famosa “democrazia dal basso” di cui noi ci facciamo portavoce. Se il governo centrale spagnolo volesse girare le spalle ad un risultato favorevole all’indipendenza, farebbe un incredibile errore dal punto di vista politico e democratico, dato che i governi esistono solo ed unicamente in funzione della rappresentanza popolare, quindi quest’ultima è sovrana”.

Intervenendo a Quingentole, nel mantovano, in un dibattito con il tuo collega lombardo Andrea Fiasconaro, ho suggerito che il Movimento 5 Stelle lanci una campagna per presentare contestualmente, in tutte le amministrazioni peninsulari in cui ha propri rappresentanti eletti, delibere per inserire o favorire l’uso degli strumenti di democrazia diretta: referendum consultivi, abrogativi, proposte di legge o di delibere popolari, voto elettronico, formazione di consulte stabili di quartiere.
Cosa ne pensi?

“Ritengo sia una splendida idea, che stiamo percorrendo con grande concretezza e determinazione. Il nostro portale Lex (https://sistemaoperativom5s.beppegrillo.it/main.php) è già operativo e serve a discutere con i cittadini le leggi in fase propositiva. Inoltre il portale Rousseau è in fase di lancio, quest’ultimo permetterà a tutti i cittadini di essere i primi protagonisti della politica, coronando così il nostro sogno di democrazia diretta. Inoltre con l’introduzione del voto elettronico in Lombardia, grazie al M5s, abbiamo aperto nuovi orizzonti per la democrazia. E pensate se fossimo al governo…”.

In Lombardia è in corso una petizione popolare per presentare una legge regionale, che riconosca l’uso di farmaci cannabinoidi nei normali protocolli medici, come già accade in altre Regioni, fra cui il tuo Veneto.
La petizione, lanciata dai Radicali, dall’Associazione Luca Coscioni e da Possibile, ha ricevuto anche il sostegno del movimento Avanti e l’appoggio per l’autenticazione delle firme proprio da parte dei consiglieri comunali del Movimento 5 Stelle.
Cosa pensi di queste forme di collaborazione di matrice civica? Ritieni possibile una politica attiva e cooperativa centrata sui contenuti e non sulle sigle?

“Ritengo che sia un’ottima iniziativa e che le buone idee non abbiano colore politico e vadano portate avanti in maniera sinergica e collaborativa. Dobbiamo liberarci dal bigottismo che classifica come pericolose le droghe leggere, lasciando in mano alla criminalità questo campo. Come M5s abbiamo aderito all’intergruppo parlamentare che sta promuovendo una proposta di legge che prevede: 1) Proposta che ricalca la Ferraresi ed altri (M5S) sulla coltivazione ad uso personale e associativa nonché sui limiti detenibili di cannabis; 2) Proposta per la coltivazione e commercializzazione di cannabis con il monopolio dello Stato; 3) Proposta per sostenere l’accesso alla cannabis per uso terapeutico su tutto il territorio nazionale”.

 

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2 Commenti

  1. GPaolo says:

    Antonio.L’Indipendenza é una parola troppo grande per noi!

  2. antonio says:

    Autonomia? Da chi? Senpre sotto il tricolore leggi norme e tasse demenziali ed ingiustizie varie ed eventuali futuri disastri. Meglio l’indipendenza.

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