Referendum autonomia Lombardia, un sogno catalano. Proviamoci

CatalognaLombardiaVerticaledi ROBERTO BERNARDELLI E GIULIO ARRIGHINI* – Sappiamo che non basta. Sappiamo che è persino e solo consultivo. Sappiamo che non cambierà la nostra schiavitù fiscale né ci farà vedere da vicino il rientro dei nostri capitali all’estero, cioè il residuo fiscale che Roma trattiene senza ragione.

E’ un sogno catalano, è un primo timido e insufficiente tentativo, ma è un primo referendum sulla voglia di libertà. Come hanno già sperimentato i nostri amici catalani.

Tuttavia il referendum lombardo per sondare la voglia di autonomia, di maggiore libertà dei lombardi non va demonizzato così come non va caricato di utopie politiche. E’ quello che è, tra populismo e sogno. Ma in questo spazio tra politiche e ambizioni di libertà, c’è una via di mezzo che è quella di iniziare a coinvolgere per la prima volta la gente, il popolo che assiste e basta, alla politica di casa propria.

La Regione il mese scorso ha  approvato definitivamente il regolamento per la chiamata alle urne. Ora serve una data certa, non un giorno qualsiasi che vanifichi lo sforzo di andare a dire cosa si spera per il futuro.Sappiamo che la consultazione verrà gestita con modalità elettronica: “per l’espressione del voto, per le operazioni di scrutinio e per la trasmissione dei risultati. Un test che può avere una rilevanza anche a livello nazionale”, aveva spiegato il governatore. Soprattutto se in coincidenza col voto amministrativo.

Tecnicamente, il testo del quesito, condiviso all’interno di un tavolo di lavoro in seno alla Commissione Affari istituzionali e poi approvato  lo scorso 4 febbraio, è il seguente: “Volete voi che la Regione Lombardia, nel quadro dell’unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all’articolo 116, terzo comma della Costituzione?“.

La proposta doveva raccogliere per Statuto i 2/3 dei consensi dell’Aula: a favore si sono espressi 58 consiglieri (Lega Nord, Lista Maroni, Forza Italia, NCD, Fratelli d’Italia, Pensionati, Gruppo Misto e M5S), contrari 20 (PD, ad eccezione del consigliere Corrado Tomasi che ha votato a favore, e Patto Civico). Giusto per la cronaca.
“Questa Regione ha tutti i motivi di reclamare autonomia politica e amministrativa – aveva affermato  il relatore Stefano Bruno Galli (Lista Maroni) – perché parte dei Quattro motori d’Europa, propulsore della Strategia macroregionale alpina e alla luce del suo peso del 21% del Pil nazionale e dei 54 miliardi di residuo fiscale. La differenziazione deve essere un criterio di premialità”. Galli ha annunciato, poi, l’elaborazione di una risoluzione ad hoc dove esplicitare materie concorrenti e correlate su cui si richiede maggiore autonomia. Tecnicismi? Anche se fosse, la questione è meno tecnica e molto pratica.

Chi ci sta a metterci la faccia, per rialzare la bandiera della sovranità lombarda? Non ci interessa il futuro dei politici, ma quello di casa nostra. Per questo ci saremo e staremo al fianco di chi crede in questa chiamata “alle armi” della nostra coscienza.

*Presidente e Segretario Indipendenza Lombarda

 

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

One Comment

  1. renato says:

    Scusate la domanda, forse retorica: ma non si poteva pensare ad un “testo del quesito” più semplice, meno prolisso, più immediato per i futuri votanti ?

Leave a Comment