Referendum solo col doppio quorum! E perché non funziona così alle politiche?

elezionidi STEFANIA PIAZZO

A parte nucleare, divorzio, aborto, quali referendum sono stati rispettati? Dalle leggi elettorali a qualsiasi altra forma di quesito, il Parlamento ha sempre legiferato per fotterci una seconda volta. La prima, facendo credere che la democrazia esista nell’urna, la seconda, decidendo secondo la logica dei partiti quale fosse il bene per il Paese. Il loro bene. Dal finanziamento ai partiti ad altre forme di gabola italiana.

Adesso, con l’ennesimo ritocco all’istituto referendario, non basterà andare a votare. Bisognerà che si raggiunga  il 50 per cento più uno dei voti. Altrimenti pippa.  L’astensionismo va punito punendo chi vuole che il proprio voto sia rispettato.

Va bene, allora allarghiamo la sfera del diritto anche alle elezioni. Se almeno la metà degli elettori non va a votare, si torna a votare. Il voto non è valido, le maggioranze politiche elette da una minoranza non sono una maggioranza, ma una forzatura della democrazia. Se vale per un referendum, che di per sè è già chiesto da almeno 500mila cittadini, perché non deve valere per il rinnovo di un consiglio comunale, di un parlamento, di una regione?

Il referendum, insomma, continua ad essere espressione di una democrazia di serie D, girone dilettanti. Un esercizio retorico del proprio pensiero, per di più costoso.

Con le firme  alla soglia di 500mila, il nuovo testo dell’articolo 15 dispone che se si raggiungono 500mila firme (o cinque Consigli regionali) serve il 50 per cento piu’ uno dei votanti aventi diritto perché il referendum sia valido, se invece le firme raccolte sono 800mila, il referendum è valido qualora partecipino alla votazione “la maggioranza dei votanti alle ultime elezioni della Camera dei deputati e se è raggiunta la maggioranza dei voti validamente espressi”.

Insomma, i cittadini possono dire quello che vogliono, ma contano solo quando fa comodo ai partiti. Chi non c’è ha sempre torto, ma in alcuni casi aiuta a dare la ragione, e quindi il potere, a quelli che i cittadini non li vogliono vedere dipinti neanche in cabina elettorale. E la fottutissima democrazia totalitaria.

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One Comment

  1. CARLO BUTTI says:

    :Ogni ordinamento fondato sul principio democratico di maggioranza è congegnato in modo tale da favorire determinati assetti a scapito di altri. Cambi il sistema, cambia il computo dei voti e cambia-di conseguenza- la cosiddetta “volontà popolare”, questo mito duro a morire. Quel che importa è la coerenza del sistema; e su questo punto non si può che dar ragione all’articolo qui sopra riportato.

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