Redditometro? No, stupidometro e italiometro

di GIANFRANCESCO RUGGERI

Il redditometro è strumento che dovrebbe scovare gli evasori individuando chi ha un tenore di vita superiore alle sue entrate, in realtà il redditometro è molto di più.

In questi giorni tutti parlano del Redditometro 2013, senza saper cos’è, né come funziona, però si dice che è retroattivo, parte dal 2009, le tv consigliano di tener da parte tutti gli scontrini, si vocifera che stia già bloccando gli acquisti, che freni la spesa. Comunque tutti lo temono, chi ha giri di nero, ma anche chi non ne ha, perché il redditometro colpirà non chi evade, ma chi è incoerente agli occhi del fisco: e se anch’io fossi incoerente? E così è psicosi generale. Per ora più che redditometro è un paurometro, ovvero misura il sacrosanto timore degli sventurati cittadini italiani davanti ad un fisco che se ne inventa una peggio dell’altra.

L’argomento però è dibattuto soprattutto dai candidati, Monti accusa Berlusconi di averlo inventato, Berlusconi rinfaccia a Monti di averlo stravolto e incattivito, entrambi si rimbalzano la colpa e tra i due il più furbo è Bersani che se ne sta zitto zitto e fa finta di niente, ma che il redditometro inventato da Berlusconi e incattivito da Monti l’ha votato senza battere ciglio. Insomma non è un redditometro, bensì è uno scaricometro, cioè misura l’abilità dei nostri politici impegnati nell’italico sport nazionale: lo scaricabarile!

Ma come funziona sto maledetto marchingegno dell’italica tortura fiscale? Da quel poco che se ne capisce, ed è un bel guazzabuglio, sembra che il fisco stimerà il nostro reddito e lo confronterà con quello dichiarato e a quel punto se c’è uno scostamento superiore al 20% starà a noi spiegare il perché, ad esempio facendo presente che abbiamo redditi che non vanno dichiarati, soprattutto interessi e dividendi azionari, ma anche borse di studio, compensi per attività sportiva dilettantistica inferiori a 7.500 euro, pensioni per invalidità civile, pensioni sociali, redditi da diritti d’autore e in alcuni casi anche gli affitti che non sempre vanno dichiarati al 100%. Insomma il contribuente dovrà perder tempo per ricordare al fisco le regole che lo stesso fisco si è inventato per compilare la denuncia dei redditi. Il redditometro si trasforma così in un fastidiometro, misurerà quanto verranno inutilmente infastiditi i contribuenti.

Resta da capire come farà il fisco a stimare il nostro reddito. Controllerà i nostri investimenti e le nostre abitazioni, le spese per trasporti, alimenti, abbigliamento, ma anche le spese scolastiche e sanitari per scendere poi a ristoranti, pay tv, gioielli, vacanze e persino la parcella del veterinario. Ma dove li trovano tutti questi dati? O mi seguono 24 ore al giorno per vedere quando vado al ristorante e quanto spendo, oppure si basano su spese già note, portate in detrazione durante la denuncia dei redditi o comunque effettuate tramite assegni e carte e quindi già rilevabili. Ovvio che così facendo di evasori non ne stanano, perché si presume che il fisco sappia già in che casa abito, quanto è grande, quali altri immobili possiedo, che macchina guido, senò come cavolo me le hanno fatta pagare fino ad ora la stramaledettissima IMU e il bollo auto? Insomma ti beccano solo se dichiari di essere un morto di fame e poi spendi e spandi alla luce del sole, se dichiari un reddito da 5.000 euro e ne porti in detrazione 20.000 ed in effetti dall’Agenzia delle Entrate fanno sapere che il redditometro ha l’obiettivo di ”intercettare forme di evasione spudorata” e ”i finti poveri”. Insomma si prendono solo gli evasori spudorati che si sarebbero potuti prendere in mille altri modi e per il resto si ripetono dati già noti, ecco che il nostro redditometro diventa un inutilometro, un misuratore di inutilità!

La novità del meccanismo prevede però di integrare il quadro del già noto con l’ipotetico, lo statistico e il probabilistico, ovvero correggono e frullano tutti i dati già noti con parametri statistici, insomma noi stimiamo quanto dovresti guadagnare e spendere dato che tutti quelli che sono nella tua condizione se la passano così. Ovviamente ci saranno differenze territoriali, tra nord, centro e sud: vuoi vedere che noi padani saremmo mazzolati anche in questo caso? In tutti i modi non fanno una verifica completa, fanno una stima in parte su dati reali già noti in parte su dati ipotetici, così mi chiedo se mi faranno i conti in tasca come fanno i pettegoli al bar, secondo i quali chi ha un macchinone per forza è ricco e non fa niente se non riesce a pagare il leasing e vive in affitto, se uno ha un macchinone la statistica popolare dice che è ricco, punto. Ed è questa la parte che veramente fa paura, non essere controllati ma essere stimati, insomma più che il redditometro diventa un po’ un quizometro, ok l’evasore è giusto!

Veniamo poi al dilemma degli scontrini che tutti ci dicono di conservare. Io sarò tonto e tardo però ancora non ho capito perché devo conservare gli scontrini. La tv continua a dirlo, c’è già chi va nel panico, oh mamma, non devo perdere gli scontrini! Dove li metto? Quanto li conservo? Siti internet del settore consigliano di “andare preparati” ad un eventuale contraddittorio in caso si risultasse incoerenti e suggeriscono di tenersi gli scontrini per spiegare la propria situazione. Non vorrei fare pubblicità occulta, ma ogni tanto, così per caso, invece di bervi tutte le bambosade che la tv e i mezzi di comunicazione ci propinano “chiedetevi perché”. Perchè cavolo devo tenerli sti scontrini maledetti? Cosa me ne faccio? Poniamoci la questione in entrambi i casi possibili: sono un evasore, non sono un evasore. Nel primo caso ipotizziamo che ho un reddito regolare di 1.000 euro al mese e un reddito in nero dello stesso tenore, con i soldi regolari pago le spese di base, bolette, bollo auto, assicurazione, scuola, mutuo e Imu, con i soldi in nero invece me ne vado al ristorante, al bar, al salone di bellezza, al cinema, mi compro l’ultimo inutile gingillo tecnologico e le mutande di Valentino perché voglio farmi fotografare anch’io come fossi il sindaco di Milano: vuoi che tenga gli scontrini di tutta sta roba e che persino vada a mostrarli a quelli del fisco? Ma sei scemo? Bel modo di darsi la zappa sui piedi! Altro caso, non sono un evasore, ma risulto incoerente comunque, cosa porto a fare gli scontrini, per fargli vedere che quello che ho speso è tutto li, che non ho speso tanto come stimano loro? Con questa logica se gli mostro solo lo scontrino del pane e del latte mi prendono per nulla tenente e al posto della sanzione mi dovrebbero dare un sussidio.

Ammesso poi che si dimostri che questi scontrini servano a qualcosa, vi è mai venuto il sospetto che non riportano nome e cognome e men che meno codice fiscale e partita iva, eccezion fatta per gli scontrini “parlanti” delle farmacie? Chi può dire che quello scontrino è mio, chi può stabilire che non me lo sia fatto prestare da un amico o da un parente giusto per mostrarlo in caso di necessità. Insomma la prospettiva, come avvenne anni fa per ottenere un permesso di soggiorno, è quella del contrabbando di scontrini, del commercio illegale di scontrini: fornaio, ce l’ho, fruttivendolo ce l’ho, biancheria intima, mi manca… degno di una repubblica delle banane! Chissà ora se la Panini farà un album per collezionare gli scontrini. E in edicola che non danno scontrino? Speriamo non si diffonda la psicosi degli scontrini senò gli edicolanti rischiano di brutto… Quindi più che redditometro dobbiamo parlar di uno stupidometro, ovvero il misuratore della stupidità che attanaglia i mezzi di informazione e certi telespettatori che si fidano ciecamente, perchè l’ha detto la tv.

Ma siccome al peggio non c’è mai limite, si stima che dai 35.000 controlli previsti per il 2013 l’erario ricaverà circa 800 milioni di euro, un po’ pochini, di cui solo 100 dai controlli e ben 700 dall’emersione di nero. Il tg3, il mio preferito, ha addirittura annunciato in merito a questi 700 milioni che “spaventati dagli accertamenti la maggior parte degli evasori, prevedono i tecnici, si consegneranno spontaneamente”, neanche stessimo parlando di fuorilegge che si arrendono allo sceriffo, per me han visto troppi film con John Wayne. Ve li immaginate gli evasori che si presentano all’agenzia delle entrate e si autodenunciano per paura del redditometro? Io più che di redditometro parlerei in questo caso di illusionometro, misuratore di illusioni.

 Infine temo che il redditometro spaventando le persone porterà a ridurre gli acquisti, ma soprattutto stimolerà ancora di più il nero, perché temendo di essere controllati ad ogni minima spesa, chi ha del nero vorrà lasciar ancora meno tracce anche in caso di acquisti di basso importo, impedendo così che un po’ di nero torni nel circuito legale come è sempre avvenuto fino ad ora. Insomma sono convinto che alla fine della fiera il fisco si darà la zappa sui piedi, meno acquisti, quindi meno entrate, più nero e più attenzione a non farsi beccare, di nuovo meno entrate, aggiungiamoci i costi di tutta l’iniziativa redditometro e la frittata è fatta, invece di guadagnare ci perdono. In sintesi più che redditometro lo chiamerei italiometro, un perfetto misuratore di come vanno le cose in questo paese che non avrebbe mai dovuto nascere e che non si vede l’ora ci lasci liberi!

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18 Comments

  1. enrico l'analista says:

    Oltre a tutte le argomentazioni dell’articolo, assolutamente da condividere, farei anche presente questo: che se
    una persona spende in un anno più di quello che guadagna in quell’anno sia un evasore, è una emerita stupidaggine che solo l'”illustre” Beferapoteva concepire. Ma Befera ha mai per un attimo pensato che se uno spende di più di quello che ha guadagnato nel 2012 può
    avere risparmi (già tassati), accantonati nel 2002, nel 2003 o nel 2006, e che se gli andava di spenderli in più del suo guadagno annuale nel 2012 ciò è legittimo? O che magari uno ha venduto un appartamento acquistato con i risparmi di una vita nel 2001, e se ha deciso di spendere la rivenienza immobiliare (già tassata), nel 2012 per comprarsi una bella auto nuova, anche se quest’anno ha guadagnato meno del prezzo dell’auto, ciò è lecito?
    O magari che uno è andato in pensione nel 2003 e ha deciso di spendersi la liquidazione ricevuta 10 anni fa per comprarsi quest’anno una barchetta per andarci a pesca con la moglie può farlo legittimamente?. Oppure che se uno ha ereditato dal padre o dalla zia, morti 2 anni fa, ora può spendere pìù di quello che ha guadagnato nell’anno corrente, visto che ci ha già pagato sopra le tasse, e fra l’altro con ciò aiutando i consumi e la disastrata economia italiana? O che un giovane ha i genitori che lo aiutano mensilmente con una piccola somma dalla loro pensione/stipendio e questo aumenta le sue entrate legittimimante? Befera cerchi di stanare i grandi evasori, come banche, multinazionali, mega aziende, super professionisti e industrialotti, dove si annida la vera massiccia evasione, e lasci perdere queste cavolate, o il rischio è che, oltre a innescare una serie infinita di contenziosi, dal prossimo anno la gente normale ci pensi due volte prima di comprarsi una maglia di lana, o permettersi un cinemino e una pizza, e magari smetta pure di pagare col bancomat ma lo faccia solo in contanti per non aumentare troppo la colonna delle uscite del suo conto corrente, ovviamente controllato dall’ineffabile Befera.
    Enrico Costantini – analista finanz. – saggista – opinionista x SBS Network di Sydney

  2. Barbara says:

    Non possono fare una legge “sugli scontrini ” e nessuna tassa con decorrenza retroattiva. Io fino a ieri potevo buttarli…semmai si parte da oggi…
    Comunque è il po’ di nero in realta’ che salva un minimo l’economia.
    Se per esempio un mio collaboratore pensionato si guadagna dei soldi lavorando qualche ora al giorno, si potrà poi permettere dei capricci che modificano la vita. anche una pizza fuori in famiglia, o una sera al cinema o un regalo per la moglie… Quindi girerebbe l economia i bianco o in nero non gA grande importanza …giraria l economia. Personalmente, quando faccio acquisti pago sempre in contanti. Cibo benzina farmacia supermercato abbigliamento. Tutto. Potrei conservare lo scontrino solo sera avessi una convenienza nel farlo. Oppure fare gli scontrini come in farmacia con tesserino sanitario, esce codice fiscale chi sei. Ma verrà rimborsato in qualche forma di sgravio sulle tasse annuali…

  3. Guest says:

    Italiani coglioni!!!

    Prima mostrino il reddito VERO dei politici e dei banchieri e MAGARI dopo pagheremo!!!

    Un altro strumento da associati a delinquere che serve solo a favorire il terrorismo di governo!!!

    A calci nel culo e correre!

  4. Mirco55 says:

    CON GLI “STUDI DI SETTORE” E ADESSO CON IL “REDDITOMETRO” CREDO CHE LA CASTA POLITICA ABBIA VERAMENTE SUPERATO IL LIMITE ! CI VOGLIONO TRATTARE COME SCHIAVI, PROPRIO COLORO CHE CI HANNO PORTATO NEL BARATRO: E’ INSOSTENIBILE E DA RIVOLTA POPOLARE ! POLITICI AVETE I MINUTI CONTATI E NEMMENO VE NE RENDETE CONTO !

  5. Roberto Santi says:

    Ho letto il finale dell’artico con quel sconvolgente schema di spese, mi ha scioccato, Aiuto sono finito !!!!!

  6. savonarola says:

    Oggi sono finalmente riuscito a capire a cosa servono gli scontrini e la cosa mi ha sconvolto perché adesso so che sono fregato.
    Ecco come funziona il meccanismo perverso del redditometro.
    Il redditometro inquadra statisticamente i contribuenti e, di conseguenza, attribuisce loro una capacità, statistica, di spendere una certa cifra quando compra un determinato oggetto, che l’abbia comprato o no, perché la presunzione dell’acquisto è statistica.
    Detto con le parole dell’Agenzia delle Entrate:
    “Si tratta di un metodo di ricostruzione del reddito che si basa su dati certi (spese sostenute) e situazioni di fatto (spese medie di tipo corrente, risultanti dall’analisi annuale dell’Istat)”.

    La cosa è talmente contorta che solo con un esempio si può capire.
    Prendiamo 2 persone:
    A) impiegato medio che arriva a fatica alla fine del mese e spende con oculatezza
    B) discreto evasore ma con un reddito dichiarato nella norma della sua categoria professionale che riesce a spendere con scioltezza

    A e B abitano nella stessa zona statistica e comprano 3 oggetti simili per cui il prezzo medio di acquisto calcolato dall’Istat è (i prezzi sono inventati)
    1 televisore: 1000 euro
    1 smartphone: 700 euro
    1 polizza auto: 1200 euro

    Il sig. A spende rispettivamente 350 euro per il televisore, 250 per lo smartphone e 500 euro per la polizza
    Il sig. B invece spende 2800 euro per il televisore, 1500 per lo smartphone e 2900 euro per la polizza.
    Per questi 3 beni il costo medio calcolato dall’Istat è di 2900 euro e quindi è questo il valore che viene confrontato col reddito ed è la differenza di questa spesa (presunto) che deve essere avvalorata con gli scontrini!

    Il sig. A ha speso 1100 euro, e quindi deve giustificare una evasione presunta di 1800 euro. Se per disgrazia ha buttato via gli scontrini che dimostrano la sua buona fede, oppure anche se si è dimenticato di farne una fotocopia, visto che la carta chimica dopo un paio d’anni perde le scritte, per lui sono guai, perché il suo reddito stimato sale di un multiplo di 1800 euro.
    Il sig. B invece ha speso sì 7200 euro, ma il suo reddito è più che sufficiente per sostenere il costo presunto di 2900 euro per quei 3 oggetti e può continuare tranquillamente a farsi gli affari suoi. Lui è congruo.

    Ma cosa succede se invece le spese non sono state sostenute? Ricordiamo che il redditometro si basa su spese medie di tipo corrente, calcolate dall’Istat. E se lo dice l’Istat, gli acquisti sono stati fatti, bisogna farsene una ragione.
    L’Agenzia delle Entrate offre comunque la possibilità di dimostrare il contrario e quindi preparatevi a dimostrare che NON avete speso quello che dice l’Istat per la carne, che NON avete speso quello che dice l’Istat per i ristoranti (ma se non avete le ricevute delle pizzerie in cui invece andate siete comunque fregati), che NON avete speso tutti quei soldi per l’asilo nido di vostro figlio.
    E’ per confutare tutte queste supposizioni statistiche che servono gli scontrini del 2009.
    Li avete conservati tutti, vero?

    Neanche lo sceriffo di Nottingham avrebbe potuto inventare un meccanismo più diabolico per fare cassa coi poveracci!

    • Luca says:

      Chi ha paura del nuovo redditometro? i disonestri e chi ha la coscienza sporca ! Io dipendente non ho affatto problemi a giustificare ogni mia spesa, e non temo affatto il redditometro. Diffidate da chi suscita paura e panico probabilmente ho ha la coscienza sporca o protegge alcune categorie di avasori cronici!

    • Dan says:

      Ma lo sceriffo di Nottingham l’ha poi trovato quello che gliel’ha fatta passare la voglia.

      I nostri di sceriffi invece quando ?

    • Parla come Mangi says:

      Ma scusa, perchè non paghi in contanti e finisce li la storia? Mica firmi le banconote?

  7. malnàtt says:

    ridateci l’URSS di Lenin e Stalin … c’era più democrazia dell’itaglietta fallita di oggi

  8. Roby says:

    Semplicemente spettacolare, soprattutto la chiosa finale!

  9. benedetto coppolino says:

    pienamente condivisibile|

  10. Dan says:

    Il redditometro è praticamente il cugino primo degli studi di settore.
    L’illustre predecessore ha ammazzato l’economia delle imprese mentre questo farà piazza pulita di quella privata.

    Mi chiedo io, quando noi andremo a fare piazza pulita invece di aspettare di venire spazzati via

    • sciadurel says:

      se aspetti che Padioti e itaglioti si sveglino ….

    • Luca says:

      Ma quale strage di Aziende gli studi di settore hanno solo mitigato leggermente gli evasori!!! tutte le piccole aziende e professionisti evadono e guarda caso guadagnano tutti la soglia minima degli studi di settore!!! Chi ha paura del redditometro è un evasore!!!!!!

      • katenka says:

        Non esageriamo. Io ho la partita iva come professionista, ma siccome sono docente a contratto di un’università italiana e precario della ricerca nella medesima università come professionista guadagno molto poco. Il mio reddito professionale non è né congruo, né coerente. Con il redditometro siccome mi faccio prestare soldi da papà (es. per comprare l’auto) sicuramente dovrò dare spiegazioni. Da un lato non vedo l’ora. Vorrei proporre al funzionario in questione uno scambio: io al posto suo per un anno con paga assicurata dallo Stato. Lui al posto mio: docente precario, ricercatore precario e professionista quasi inesistente (visto che le giornate hanno 24 ore e lo status di precario implica che si debba pure fare lezione, fare ricerca, scrivere papers, andare a convegni). Io al posto suo: stipendio assicurato lavorando 8 ore al giorno durante le quali si pescano dati da redditometro e studi di settore. Secondo me io lavoro molto di più e guadagno molto meno, pur non evadendo un emerito centesimo! Da un lato spero che lo scambio venga accettato (anche se il lavoro del funzionario dell’Agenzia delle Entrate non mi piace) perché per un anno potrei riposare e guadagnare bene, ma l’anno successivo, tornando al mio lavoro di precario subirei sicuramente un altro accertamento perché spenderei parte dei soldini risparmiati (da brava formichina) nell’anno grasso da dipendente statale!

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