Reddito di emergenza, il reddito di Michelazzo: mangio e vado a spasso

di Valter Roverato – Stiamo vivendo un particolarissimo momento, chiusi in casa da un nemico invisibile e pericoloso, dal quale per ora non c’è difesa, né cura definitiva ed efficace. Molte attività sono state chiuse per decreto, per la nostra sicurezza, e c’è chi non ha nemmeno la possibilità di lavorare in “smart-working”, e continuare così a percepire lo stipendio regolare. Il problema è che queste attività che sono state chiuse non si sa se in futuro avranno la possibilità di riaprire, e se quindi queste persone riavranno il loro posto di lavoro come prima. Potenzialmente potremmo avere delle chiusure definitive per fallimento, e di conseguenza molti disoccupati futuri. Per il momento, però, lo stato sta pensando, e speriamo finisca presto di pensare ed agisca, di fornire a chi è rimasto senza lavoro un reddito di sostegno per sopperire almeno in parte a questa situazione, e si è fatta la cifra di 600-800 euro. Come al solito in questo paese, si è subito scatenata una polemica politica, anche se non se ne sarebbe vista la necessità, ma qui se qualcuno fa qualcosa, invariabilmente c’è sempre qualcun altro che saprebbe fare meglio, chi vorrebbe perfino “1000 euro subito, solo con un click”, tramite autocertificazione, della quale poi lo stato certamente controllerà la veridicità (addio…). Addirittura, il ministro del lavoro Catalfo ha anticipato che il nuovo reddito di emergenza riguarderà anche i lavoratori irregolari, perché, ha detto: “ il lavoro in nero non dovrebbe esistere ma purtroppo il lavoro sommerso è una piaga che c’è. È chiaro che a tutte quelle persone che per vari motivi si trovano in una situazione di emergenza dobbiamo pensare. Dunque, per tutte le persone senza reddito sarà previsto il reddito di emergenza.”

Sono sicuro che coloro che stanno lavorando in nero si precipiteranno certamente a chiedere il “reddito d’emergenza”, ma saremo anche tutti d’accordo che chi lavora in nero, per definizione, non paga tasse e contributi ma percepisce comunque uno stipendio, ed ha un reddito che sfugge al fisco, quindi possiamo dire che egli sia un evasore fiscale, sia lui sia il suo datore di lavoro.

A tal proposito, ricordo che nei mesi scorsi nei vari media c’è stato più di qualcuno che inveiva anche pesantemente contro gli evasori fiscali, c’è stata una specie di campagna contro coloro che evadono il fisco, che sarebbero (sono) la rovina italiana (una delle tante…), che rubano risorse a chi le tasse le paga regolarmente, che sono responsabili degli “inevitabili” tagli, che si verificano regolarmente ad ogni legge finanziaria, ai vari servizi che lo stato fornisce. Praticamente gli evasori sono stati additati al pubblico ludibrio, messi alla gogna mediatica, indicati come coloro che rovinano la vita democratica (?) italiana. Adesso invece si vorrebbe dare pure a loro un reddito, dato che anche loro, i lavoratori “in nero”, sono rimasti totalmente senza stipendio e/o entrate e, aggiungerei, anche senza futuro. Ma come? Lo stato vuole sostenere colui che fino ad ora ha percepito redditi sui quali non ha pagato alcuna tassa o contributo? Lo stato vorrebbe dunque sostenere un evasore, uno cioè che avrebbe commesso un reato? Lo stato adesso si mette dalla parte degli evasori, del lavoratore in nero e di quel datore di lavoro che lo fa lavorare, non pagando anch’esso imposte, tasse e contributi? E tutto ciò coi soldi di chi le tasse le ha sempre pagate! Complimenti, italia! Complimento ministro del lavoro (regolare?).

D’altra parte, allargando il discorso, proprio Grillo ha teorizzato per primo il “reddito universale”, dare cioè lo stipendio a tutti, indistintamente, senza bisogno di lavorare: lo stato deve “dare il reddito, non il lavoro”, diceva il comico, e non con la volontà di far ridere, anche se invece sarebbe veramente il caso. Bene, io allora sto a casa e percepisco lo stipendio, e chi è che lavora, chi produce gratuitamente? Importiamo degli schiavi, magari gli immigrati? Beh, adesso il partito fondato dal comico è al governo ed ha la possibilità di fare ciò che il suo fondatore teorizzava, per cui staremo a vedere. Si è fatta una bella confusione, no? Ma questo è proprio il paese della confusione, degli “aiutini di stato”, dell’”una tantum” che diventa “una semper”, del provvisorio che diventa pian piano definitivo. Quindi prepariamoci in futuro a pagare queste misure che lo stato si appresta a varare, perché alla fin fine questi provvedimenti graveranno per forza su di noi, poveri lavoratori regolari, che dobbiamo lavorare fino allo sfinimento, che siamo già da sempre sottoposti ad una pressione fiscale altissima anche a causa di coloro che non pagano tasse ed imposte, oltre che dell’inefficienza atavica di questo stato. E poi scommettiamo su chi saranno, per la maggior parte dei casi, i beneficiari di questi “aiutini di stato”? Sulla collocazione geografica di questi beneficiari? E’ fin troppo facile: io scommetto che saranno in gran parte nelle regioni del sud, il perenne povero sud che assorbe sempre la stragrande maggioranza delle risorse finanziarie italiane, beneficiario in massima parte del “residuo fiscale” delle regioni del nord, dei 21 miliardi di euro che ogni anno il mio Veneto lascia a roma senza rivederli indietro. Ma fino a quando il nord potrà continuare ad erogare il “reddito universale” al resto d’italia? Io ho la risposta: fino a quando non aprirà gli occhi e riuscirà a prendere in mano il suo futuro, e gestire da solo le proprie risorse, destinandone certamente una parte a chi ne ha bisogno, ma decidendolo autonomamente, di propria volontà, solo così anche le altre regioni saranno responsabilizzate nella gestione delle risorse finanziarie, e magari anche i cittadini stessi saranno tutti responsabilizzati nel pagare imposte e tasse, senza attendere che sia lo stato a fornire loro il consueto ed immancabile, ed in quest’ultimo caso immorale, “aiutino”.

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1 Comment

  1. è che non si può neanche andare a spasso, perciò chi lo faceva ora ci guadagna, ma chi andava al lavoro per avere un stipendio, statali esclusi, per provvedere alle necessità familiari oggi in qualche modo deve essere sostenuto… perciò è come un’estensione del reddito di cittadinanza…con la speranza che le imprese poi riprendano il loro ruolo…e che le persone nel frattempo non ci trovino gusto!…ma non è nel carattere della gente delle nostre regioni…

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