Reddito di cittadinanza, più demagogia che soluzione dei problemi

di GIADA GIARDIELLO

Reddito di cittadinanza si… reddito di cittadinanza no… Molto spesso pensiamo di risolvere le crisi economiche con un maggior interventismo dello stato. “Mamma stato” deve provvedere a risolvere i problemi di ogni singolo cittadino. L’idea che lo stato possa essere la causa dei problemi e non la soluzione, non sfiora minimamente la mente umana.

Personalmente sono contraria a qualunque idea di reddito di cittadinanza, la mia testa fatica a capire perché assicurare un reddito ad un cittadino che ha il solo merito di essere nato nel “bel paese”. Il tasso di disoccupazione italiano é tra i più elevati dei paesi dell’euro zona, senza dimenticare che i ragazzi che hanno un lavoro percepiscono un salario che nella migliore delle ipotesi sfiora i mille euro, ma la media oscilla tra i 700 e gli 800 euro, anche se sei laureato e hai passato anni della tua vita seduto su una sedia davanti ad una scrivania a studiare, imparare nozioni e fare ricerche.

Garantire un reddito di 600 euro o addirittura 1000 euro ad ogni disoccupato causerebbe un aumento della disoccupazione: non vedo perché un ventenne, magari anche laureato, debba continuare a lavorare in un call center, quando può benissimo percepire all’incirca la medesima quantità di denaro stando comodamente seduto sul divano a sgranocchiare patatine. Torna in mente il detto partenopeo “ca nisciun é fess”. I calcoli di quanto verrebbe a costare questa “boiata”, sono stati fatti sugli attuali disoccupati, ma già mi vedo la fila di ventenni (senza farci meraviglia dei quarantenni che a causa della crisi non hanno una stabilità economica) che vanno ad iscriversi alle Liste di Disoccupazione, per dichiarare che non hanno più un impiego.

Non so se chi ha avuto la brillante idea di proporre il reddito di cittadinanza ha pensato che tale idea rischierebbe di aumentare ulteriormente il lavoro in nero. Sembra strano ma si potrebbe benissimo continuare a svolgere una professione, risultando privi di occupazione agli occhi del fisco italiano: paradossalmente, per il datore di lavoro risulterebbe anche più conveniente, visto che non deve assumere il dipendente.

Non sottovalutiamo inoltre che un reddito minimo garantito per tutti produrrebbe un’atrofia delle menti dei cittadini. Le persone non si sentirebbero incentivate a rendere il massimo e invogliate a produrre, ci troveremo davanti ad un parassitismo generale, voluto dall’adorata “mamma stato”.

Ma rifletto e mi chiedo… Al posto di garantire un reddito minimo per tutti, non sarebbe meglio abbassare drasticamente la pressione fiscale che opprime tutti gli imprenditori? Non sarebbe meglio tagliare la burocrazia che ostacola ogni singola iniziativa dei privati per fare impresa? Non sarebbe meglio eliminare tutti i vincoli che opprimo la domanda e offerta di lavoro? Non sarebbe meglio lasciare gli imprenditori liberi di lavorare, in modo tale da poter assumere collaboratori e far ripartire l’economia?

Tratto da http://www.lacritica.org

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6 Comments

  1. GIUSEPPE says:

    I MIEI COMMENTI SEMPRA CHE NON VI SONO
    DI VOSTRO GRADIMENTO,

  2. eddy says:

    La demagoga secondo me sei te. Le tue ultime considerazioni, sotto forma di domanda, rivolta a chi poi, me ne danno sufficiente prova. Ma come è che prima dici che ci sono ragazzi che hanno studiato come dei matti, nozioni e ore ed ore sui libri e poi quegli stessi ragazzi con il reddito di cittadinanza starebbero comodamente seduti sul divano a sgranocchiare patatine? Solo per il fatto che uno a “studiato” ha diritto a qualcosa in più rispetto a chi non ha studiato? Dillo chiaramente. A me sembra che tu sfiori questo pensiero e lo trovo assolutamente bigotto e borghese. Ed è questa stessa classe borghese che ci ha rovinato il nostro “bel paese”. Il reddito di cittadinanza è giusto. Siamo nel 2014 e dovremmo andare avanti non in dietro. Tra poco i cinesi ci prenderanno per la gola, quando i loro stipendi saranno ai livelli nostri tu non potrai permetterti nemmeno più la carta igienica per pulirtelo il culo. E tutti quelli che la pensano come te dovrebbero riflettere su “mamma stato”, come dici tu, e degli ultimi 20 anni. Tutte ste “boiate” sulla pressione fiscale che stringe gli imprenditori impedendogli di lavorare non hanno fondamento reale. E’ una bufala. Chiudono perché non hanno mercato. E non hanno mercato perché sono cari e la gente non ha più i soldi. Non sono le tasse.

  3. Valentina says:

    Prima di scrivere boiate, leggi la proposta presentata in parlamento e poi scrivi un articolo.
    Informarsi prima è meglio sai?!

  4. FABIO says:

    NON E’ MEGLIO LASCIAR MORIRE LE PERSONE CHE NON ARRIVANO NEMMENO A 300€ AL MESE ?????? VERO GIADA GIARDIELLO??
    IL VERO DETTO PARTENOPEO E’ QUESTO:
    O SAZIO NU CRER O RIUN! OVVERO IL SAZIO NON CREDE A CHI STA PEGGIO DI LUI! ED E’ QUESTO IL VERO PROBLEMA!!! E PERCHE’ SOLO IN ITALIA NON CI STA UN REDDITO MINIMO CHE GARANTISCA ALMENO LA SOPRAVVIVENZA?? PERCHE’ IL PAESE IN CUI VIVIAMO E’ UN PAESE IN CUI SE SEI RICCO BENE SE SEI POVERO
    “PROBLEMI TUOI”!!

  5. pippogigi says:

    Così come è impostato è ovvio che il reddito di cittadinanza è una boiata pazzesca. Negli anni ottanta mi ricordo che gli italiani e gli stranieri in genere trovavano facilmente lavoro nel Regno Unito come camerieri o altre mansioni umili, proprio perché con dei sussidi di disoccupazione elevati gli inglesi trovavano più conveniente restare a casa a farsi mantenere piuttosto che lavorare.
    Ho sentito Grillo che però diceva che il reddito di cittadinanza sarebbe a tempo, l’agenzia per il lavoro offre nell’arco di due anni tre possibilità di impiego, se tutte vengono rifiutate si perde il reddito di cittadinanza che per inciso oggi sarebbe solo un gesto di eguaglianza, quante pensioni d’invalidità finte, quanti finti posti di lavoro pubblici ci sono in Magna Grecia? Se le cose stanno così e non si possono cambiare allora facciamo mantenere dallo Stato tutti quanti. Forse quella di Grillo è più una provocazione che una proposta seria.
    Il reddito di cittadinanza ha senso solo con queste condizioni: tutti i contratti di lavoro devono essere a tempo indeterminato ma deve essere facilitata la possibilità di licenziare (scomparsa dei contratti atipici e delle false partite Iva), tutti i contratti di lavoro per stranieri devono essere a tempo determinato. Questo per l’obbligo di rivolgersi ogni sei mesi all’agenzia del lavoro per vedere se c’è un padano (o un italiano) disponibile per quel lavoro occupato da uno straniero. Detassazione alle imprese e ai lavoratori ed introduzione di un salario minimo legale, per evitare sfruttamenti che incidono negativamente sul potere d’acquisto, e quindi sull’economia in generale. Abolizione della cassa integrazione (che serve solo a mantenere in vita imprese decotte) ed introduzione del reddito di cittadinanza solo a queste condizioni.
    La detassazione porterà a far ripartire i consumi e quindi l’economia e le aziende riprenderanno ad assumere, assumendo e facendo in modo che vengano assunti padani (o italiani) e non stranieri, in poco tempo il reddito di cittadinanza diverrà inutile.
    Ovvio che occorre fare si che i maggiori consumi non si dirigano verso aziende che hanno delocalizzato, se no è inutile, quindi occorre il made in Padania solo per prodotti interamente fabbricati in Padania, attirare aziende con una bassa tassazione e regole legali e fiscali certe, stabili e durature.

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