RED BULL E RED “GRULL”: IL “BENALTRISMO” CHE FA MALE

di RICCARDO LOVATO

Nel Giappone dell’età feudale i samurai seguivano con estrema convinzione il motto “le questioni di minore gravità vanno trattate seriamente, le questioni di maggiore gravità vanno trattate con leggerezza”.

Questo a una mente poco acuta potrebbe sembrare assurdo, considerando la precisione quasi maniacale del popolo giapponese, ma leggendo tra le righe si può capire il reale messaggio di questa massima, ovvero: se una persona pone la massima attenzione alle piccole cose, non avrà patemi ad affrontare anche le situazioni più problematiche. Tutto il contrario del tragico “benaltrismo” tanto in voga nell’italico stivale, Veneto compreso. Basti pensare al ‘caso’ del boicottaggio proposto dai movimenti venetisti (lanciata da lindipendenzanuova.com, ndr) nei confronti della Red Bull, colpevole dell’ennesimo episodio di ridicolizzazione dei veneti.

Molti si sono detti d’accordo con l’iniziativa, ma molti altri se ne sono usciti col solito, triste “i problemi del Veneto sono benaltri”.

Va bene, concordiamo sul fatto che la più completa mancanza di autonomia politica e finanziaria del Veneto dal parassitario stato italiano è ben più grave dell’ennesima presa in giro, così come siamo consapevoli che è più importante l’imminente naufragio del ‘Titalic’ rispetto al solito trattamento da poveri ‘mone’ riservato ai veneti. Noi di Unità Popolare Veneta seguiamo però il principio dei samurai e ci soffermiamo anche su cose che possono sembrare insignificanti, ma che insignificanti non sono. Infatti, a forza di essere trattati come dei poveri ‘mone’ molti veneti si stanno abituando a questo stereotipo, ma noi ci chiediamo, può un popolo di ‘mone’ creare un capolavoro di ingegneria come Venezia? Può dare vita a una repubblica la cui storia ha segnato il Mediterraneo per 1200 anni? Può, in pochi decenni, trasformare un territorio martoriato dalla II guerra mondiale in una delle regioni economicamente e socialmente più avanzate d’Europa?

Ma, pensandoci bene, un po’ “mone” forse lo siamo. Non si spiegherebbe altrimenti il fatto che portiamo ancora sulle spalle un peso morto come lo stato italiano…

 

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