Recessione fa rima con secessione: indipendenza sola via d’uscita

di GIANLUCA BUSATObusato

LA RECESSIONE SPEZZA I SOGNI DI RIFORMA, INDIPENDENZA UNICA VIA DI SALVEZZA
Un ferragosto di dura realtà spazza il campo dalle utopie italiane: vince la concretezza veneta dell’indipendenza
“Gli imperi aristocratici (o dispotici) erano di norma pure e semplici macchine spremitrici: ogni qual volta le élites volevano di più, non pensavano certo in termini di aumento della produttività; si limitavano a spremere (e opprimere) ancora di più, riuscendo di solito a ricavare un po ‘ di succo. Talvolta sbagliavano i calcoli e spremevano troppo, il che poteva tradursi in fughe, tumulti e tentativi di rivolta.”
Tratto da David Landes, La ricchezza e la povertà delle nazioni.

Qualche giorno prima delle elezioni europee del 25 maggio ho partecipato ad una cena in giardino a bordo piscina a casa di un imprenditore veneto di successo molto sensibile al fascino della Repubblica Veneta, eppure fiducioso verso la capacità di Matteo Renzi di riformare il sistema italiano.
Fui molto sorpreso da alcune sue motivazioni a dire il vero non profondissime (“Renzi è l’unico che può cacciare i comunisti”) e cercai di spiegare come una riforma autonomista o la concessione dello statuto speciale per il Veneto fossero chimere impossibili da ottenere per ragioni politiche (i rappresentanti veneti e lombardi, che mantengono l’Italia, sono una minoranza in parlamento) e ancor più per ragioni finanziarie (lo stato italiano non ha neanche i soldi per piangere, figuriamoci per dare l’autonomia fiscale al Veneto, che costerebbe 20 miliardi l’anno). Purtroppo compresi che potevo dare tutte le motivazioni del caso, ma il mio interlocutore era nella fase di innamoramento, per cui feci mia la massima confuciana e mi misi tranquillo sulla sponda del fiume in attesa di veder passare il cadavere del gattopardo renziano.
Ieri, poco più di due mesi dopo, abbiamo potuto assistere al fenomeno della prematura scomparsa della stagione della leadership del giovane ex sindaco di Firenze. I numeri impietosi che testimoniano il ritorno dell’Italia nella recessione sono stati al centro delle preoccupazioni di tutti gli organi di informazione italiani e ancor più internazionali che testimoniano come la stagione dell’innamoramento sia finita e con essa ogni vana illusione che lo stato italiano fosse riformabile.
Le avvisaglie c’erano state alcuni giorni fa con la voce dal sen sfuggita di Cottarelli, il “mister forbici” della pubblica amministrazione che ha lamentato come il governo italiano continuasse nell’aumento della spesa pubblica contro le sue raccomandazioni. Ora però le scuse sono finite e con esse anche le illusioni di poter sfuggire alle responsabilità, o meglio alle irresponsabilità, vista la situazione.

L’aspetto interessante tra l’altro è che il fenomeno riguarda questa volta solo ed unicamente l’Italia, con una divergenza spaventosa dell’andamento del pil tricolore rispetto a quelli dei Paesi europei e dell’Ocse in genere. È quindi venuta meno anche la coltre di nebbia informativa, che con la classica tecnica del confusion marketing faceva scaricare le colpe ad entità esterne, vuoi la Merkel, l’euro, le banche, gli Stati Uniti, l’Ucraina, la Bilderberg o l’Ebola, vuoi addirittura a entità intangibili come una fantomatica “crisi”, che altro non è se non il furto aggravato con l’inganno da parte della classe dirigente fallita e famelica italiana, che con il voto di scambio da una parte e il malaffare di appalti pubblici, sprechi, corruzione, parassitismi e privilegi dall’altro ha saputo creare la voragine che ha ucciso anche il sogno.

Eccolo lì, proprio il sogno che qualche tempo fa confuso con l’utopia pareva rappresentare il limite massimo per il raggiungimento della piena indipendenza del Veneto, oggi diventa il nostro grande asso nella manica, ciò che i fautori della riformabilità dello stato italiano non possono più ostentare.
Ciò spiega perché è ripresa anche la grande attenzione dei media internazionali sulla questione veneta, testimoniata dal servizio su di noi trasmesso ieri sera in prime time dalla Radio Télévision Suisse (RTS.ch): alla luce della crisi irreversibile dello stato italiano la nostra indipendenza diventa cruciale al fine di dare stabilità socio-economica all’intera area geo-politica della penisola.

Grazie al duro risveglio con la certificazione della recessione e alla presa di coscienza che lo stato italiano è definitivamente irriformabile, il sogno italiano è morto e defunto.
Il sogno veneto invece oggi risplende più che mai, unico motore del futuro e delle energie sane di un Paese che finalmente riprende il proprio cammino, con la piena consapevolezza che la Repubblica Veneta una volta pienamente indipendente farà parte di un arco di prosperità tra le Nazioni libere d’Europa e del mondo.
Gianluca Busato
Presidente – Plebiscito.eu

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3 Comments

  1. Castagno 12 says:

    GLI INDIPENDENTISTI PARLANO, SCRIVONO MA NON FANNO.

    PER DARE CONCRETEZZA AI LORO ATTUALI PASSATEMPI, DOVREBBERO CHIEDERE AGLI INVASORI SE A LORO INTERESSA L’INDIPENDENZA.

    PERCHE’ E’ DEGLI STRANIERI IL FUTURO DELL’iTALIA.:
    LA STANNO OCCUPANDO E COMPERANDO A BUON PREZZO.

    GLI ITALIANI ASSECONDANO IL PROGETTO MONDIALISTA E GUARDANO.

    CHE “BRAVE ” PERSONE !

  2. Castagno 12 says:

    L’INDIPENDENZA non può arrivare se gli indipendentisti, al pari degli italiani DOC, continueranno ad approvare, a sostenere e A FINANZIARE IL SISTEMA del quale si lamentano.

    Questi spensierati che si baloccano con manifestazioni inutili, con magliette che portano scritte inascoltate e con bandiere al vento, non possono togliere forza a quelli che negano loro il dovuto.

    State perdendo DEL TEMPO PREZIOSO !

    Non arrivano neppure le riforme che SERVIREBBERO A LORO, non certo al popolo.

    Ma implacabili arrivano nuove tassazioni (vedi Emissione di Valuta a Debito, spese per l’invasione, ecc.) e GL’INVASORI.

    Signori “INDIPENDENTISTI”, non vi rendete conto che STATE ANDANDO PER FARFALLE ?

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