FRANCIA: HOLLANDE FAVORITO. DALLA SAVOIA SCHEDE PRO-SECESSIONE

di SALVATORE ANTONACI

Come anticipato dai media belgi, ad urne ancora aperte e in violazione della legge francesi, anche per l’agenzia France Presse, Francois Hollande ha conquistato il primo turno delle presidenziali raccogliendo tra il 28 e il 29% dei voti, seguito dal presidente uscente Nicolas Sarkozy, che avrebbe preso tra il 25 e il 26%. Saranno quindi come previsti i ‘duellanti’ a sfidarsi tra due settimane al ballottaggio del 6 maggio. Questi le “stime” che Afp afferma di aver ricevuto da diversi istituti di sondaggio, gli stessi che si erano impegnati a rispettare l’anacronistico quando rigido divieto di pubblicare exit poll prima delle 20, orario di chiusura degli ultimi seggi nelle grandi città.  La candidata dell’estrema destra del Fronte nazionale Marine Le Pen sarebbe al terzo posto, tra il 17 ed il 20,7% delle preferenze, mentre il candidato del Front de gauche, Jean-Luc M‚lenchon, tra il 10,5 ed il 13%. Lo riporta l’Afp spiegando che i dati si basano sulle stime di istituti di sondaggi ottenute da fonti concordanti. Il centrista Francois Bayrou avrebbe raccolto invece tra l’8,7% ed il 10% dei voti, sottolinea la France Presse.

E infine il giorno della gloria arrivò, per citare il celeberrimo incipit dell’inno nazionale francese. Oggi, infatti, si voterà per scegliere il nuovo inquilino dell’Eliseo, il palazzo che ospita quel che resta della grandeur transalpina un tempo adusa alla magnificenza di ben altre sedi.

I pronostici, che pare di là dalle Alpi sono una scienza quasi esatta, danno per certo un ritorno dei socialisti al timone del governo e, per converso, la fine della parabola politica di Nicolas Sarkozy, almeno a dar retta alle parole di costui che affermava voler godere le gioie di un buen ritiro in caso di sconfitta. Sempre per rimanere in tema di previsioni, pare sicuro che a contendersi il ruolo di “sorpresa” saranno le due ali estreme della sinistra e della destra locali, ovvero il Front dela Gauchedel transfuga socialista Mélanchon e il Front Nationale della figlia prediletta del patriarca poujadista Jean Marie le Pen, Marine. Tolto il centrista Bayrou, guastafeste cinque anni  orsono, gli altri  cinque candidati sono destinati a fare tappezzeria, accontentandosi, magari, di poter raccontare un giorno ai loro nipoti  che “quel giorno c’erano anche loro”, secondo il noto motto napoleonico celebrante la vittoria di Austerlitz.

Ma tanto strepito e fracasso mediatico non sembra aver entusiasmato le falangi degli elettori, a quanto pare. Si può dire anzi, senza tema di smentite, che la sensazione di assistere ad una delle più noiose, prevedibili ed insincere campagne elettorali della storia è oltremodo diffusa e potrebbe riverberarsi in un afflusso alle urne non propriamente massiccio, ad essere eufemistici. I programmi, come prassi consolidata, sembrano differire alquanto per poi rivelare una sostanziale convergenza verso il mantra che da più di due secoli ossessiona l’amministratore e l’amministrato francese: nessuna salvezza al di fuori dello Stato. Anche se proprio il culto nazionale dell’efficienza burocratica e la mania per il dirigismo sono tra i motivi principali dell’inesorabile declino di questa potenza nucleare e post-industriale. Declino che si sostanzia in numeri impietosi come quello che condanna il paese alla perdita della famigerata tripla A sull’affidabilità del proprio debito e con essa all’uscita rovinosa dall’eden finanziario nel quale fino a pochi mesi fa dimorava con la nemica di sempre ed ora alleata e sodale Germania.

Non bastasse la degradazione subita a ferire la suscettibilità gallica, molto più serie sono le conseguenze dell’insuccesso nei tentativi di svecchiare un sistema produttivo ingessato da una miriade di norme e di diseconomie che lo rendono simile ad un pachiderma impossibilitato ad adeguarsi all’incalzare delle sfide globali. Un problema, si dirà, piuttosto comune nell’Europa di questi anni. Verissimo, ma, forse, da nessuna parte, nemmeno nella derelitta Italia, uno spirito di impotenza pervade fin nei più nascosti gangli e nelle più intime fibre il tessuto di una società in piena decadenza. Scena perfetta per un mondo alle soglie del default o, se preferite, la nemesi storica della Grande Révolution e dell’arrogante convinzione di essere stati i portatori della fiaccola civilizzatrice dello stato moderno.

I programmi, dicevo. Deliranti quelli della gauche a partire dal vincitore in pectore François Hollande: tassazione quasi confiscatoria per i redditi più alti, aumento delle imposte indirette, spesa pubblica e l’immissione di ulteriori decine di migliaia di stipendiati pubblici nel corpo  di un sistema in metastasi. Fate un po’ voi le debite considerazioni: per chi scrive questi signori ben vestiti e paciosi paiono delle marionette che pantomimano malamente discorsi ed idee del tempo che fu. Vinceranno, è probabile, ma non faranno altro che far precipitare il declino. Per fortuna, è un’impressione personale sia chiaro, invece delle ghigliottine e delle battaglie di strada la tragedia prossima ventura si consumerà con le note ridicole del vaudeville. Lo scetticismo dissacrante e nichilista dei nostri giorni ha questo pregio innegabile, perlomeno: il potere, in ogni sua incarnazione, ha perso del tutto qualsiasi credibilità e capacità di irreggimentazione militante e militare. E questo perfino in Francia, con buona pace dei grandi spiriti che riposano nel Panthéon.

Per quel che concerne  il Presidente uscente, la sequela lunghissima di promesse da marinaio non mantenute ha davvero il crisma dell’inappellabilità; soprattutto per chi aveva fatto dell’ attivismo presenzialista, una sorta di declinazione francese del nostrano “ghe pensi mi”, la sua principale arma di consenso e convincimento presso il consesso elettorale. Marine le Pen, oltre ai temi identitari, tenta di cavalcare la disaffezione nei confronti dell’esperimento fallimentare dell’Euro: buona intenzione, frustrata dalla pochezza delle soluzioni offerte: chiusura ermetica delle frontiere, tassazione delle transazioni finanziarie ed una moneta sovrana di carta straccia in sostituzione dell’orrida fiat-money continentale. Tutte le fortezze crollano miseramente: anche questa non farebbe eccezione.

Resta da spendere qualche parola sulle due cose che mi stanno più a cuore, se non altro da membro di questa navicella editoriale ovvero il liberalismo (declinato preferibilmente nella sua accezione anche più estrema che non è mai un vizio, arguiva il grande Barry Goldwater) e l’indipendenza. Ebbene, di questi due assoluti si fatica a scorgere il ben che minimo barlume. Mi permetto di citare l’iniziativa di un pugno di coraggiosi e matti liberali che hanno pensato bene di candidare  nientemeno che il defunto padre del liberismo economico contemporaneo, quel Fréderic Bastiat le cui opere hanno servito da ispirazione e matrice per i migliori pensatori dei decenni successivi. Alquanto sbarazzini i metodi utilizzati per propagandare questa che pur sembrando un’azione dal sapore goliardico ha un profondissimo significato morale e civico: adesivi con l’effige dell’economista a “deturpare” le facce di bronzo che campeggiano sui manifesti dei politicastri in lizza, tam-tam mediatico su Facebook e gli altri social networks, mini-comizi estemporanei dal sapore surreale. Una boccata d’ossigeno in mezzo ad  un’atmosfera mefitica, insomma: complimenti a loro, che perlomeno hanno tentato di far qualcosa invece di esercitarsi nello sport, anche a noi noto, della recriminazione e del borbottio luogo comunista.

E gli indipendentisti? Non pervenuti. E fin qui è comprensibile: sarebbe contro la ragione sociale di chi dice di battersi per il diritto all’autodeterminazione concorrere a legittimare un’ autorità occupante. Certo, forse, si poteva far qualcosina per far sentire la propria voce in un’occasione mediaticamente ghiotta come questa. La fantasia non è necessariamente un male. A distinguersi solo quelli della Savoia: il Mouvement Citoyen de Savoye ha, infatti, distribuito ai propri associati delle schede elettorali pro-secessione da infilare di soppiatto nell’urna. Poca roba, ma meglio di nulla. Per gli altri l’appuntamento è rinviato a giugno quando sarà rinnovata l’Assemblea Nazionale.

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5 Comments

  1. silvia garbelli says:

    Mais bien sure : Nizza, Piemonte, Savoie torneranno ancora uniti !

  2. Jean-Marc Fonseca says:

    Je m’aperçois au travers des différents commentaires concernant les lendemains du premier tour de la coupure, de l’incompréhension qu’il existe entre les édiles, voire les « militants et militantes » politique droite-gauche confondu des partis de mentalité française et ce qu’il reste de population niçoise. Souvent cela traduit une profonde méconnaissance du territoire et de ses habitants. Encore faut-il connaître les populations des quartiers mais aussi les petits villages de l’arrière-pays.
    Si le clan Sarkozy fait encore des bons scores, c’est qu’il représente les mêmes clans qui ont su profiter de l’annexion française depuis 1860. Une partie de leur électorat ne vote pas pour eux par conviction ou sympathie, mais parce que le système électoral clientéliste à fait d’eux des obligés. La pseudo-légalité et l’égalité républicaine fait qu’ils confondent l’exercice du droit et celui des petites compensations en termes de privilèges républicains octroyés ou facilités par les élus. ( le classement d’un terrain en zone constructible, la piste d’accès à la grange, et même l’emplacement du lampadaire municipal qui éclaire les escaliers ou la cours de la maison) Sans parler des petits coups de pistons pour trouver un emploi à un parent dans des secteurs d’activités où sont décisionnaires les donneurs d’ordre du Conseil Général, de la métropole ou du regroupement de commune. Ici, souvent le travail se paye par l’attachement à un clan politique.
    Le clan Hollande quant à lui représente la bourgeoisie et la petite bourgeoisie qui souvent est venue s’établir à Nice et qui continue à consommer le pays comme des touristes.
    De quelques résultats en ville significatifs là où Hollande arrive devant le FN et ou surprise le vote Bayrou n’est pas insignifiant, on y trouve les quartiers plutôt aisé (Cimiez, le Piol, hôtel de ville, Désembroie, Raimbaldi, maréchal Joffre, Cap de croix, Malausséna etc…)
    Sur le fond, d’ailleurs ces deux clans ont la même vision du développement : pour la LGV Paca, pour l’OIN de la Plaine du Var, pour le maintien de l’industrie touristique et pour la création d’emplois cosmopolites à haut-niveaux et hautes rémunérations, et maintien de l’indigène pour des activités folkloriques liées au tourisme.(Niches agricoles en produits Bio.)
    Analysons, maintenant le vote protestataire ou d’opposition que ce soit celui qui s’est porté sur Mélenchon ou celui qui s’est porté sur Marine le Pen. Connaissant là encore les gens de mon pays ; je connais forcément des gens qui ont voté pour ces candidatures dans mon proche entourage. Dans les jours précédant le scrutin , j’ai même rencontré des électeurs traditionnels du PCF Nissart qui m’ont avoué : « J’aurais bien voté Mélenchon et j’hésite encore mais sa position sur le vote des étrangers ; ça ne passe-pas ! » d’autres encore « Le seul truc qui leur fait peur c’est le vote F.N., le PC on gueule, on fait des manifs, mais ils s’en foutent. Ils savent qu’ici ce qui risque de les déstabiliser c’est le F.N. » Paradoxe tous ces braves gens du petit peuple niçois ont eu où ont encore des parents qui combattirent dans les rangs anti-fascistes ou chez les FTP ; mais l’argument simpliste gauchisant F’Haine = Nazi ne les concerne pas. » Tous les autres arguments reposent sur la peur de perdre le peu d’identité dont ils disposent face aux vagues migratoires après avoir été dépossédé par les pouvoirs de l’argent et la machine progrès et modernité.
    Regardez les quartiers où Mélenchon fait des scores à deux chiffres et vous comprendrez.
    Quant a la candidature Eva Joly , c’est un échec qu’il est facile pour les gens de mauvaise fois de mettre sur la gueule, les manière et l’accent de cette brave femme. ( En se rappelant les deux interprétation de brave dans notre culture). Mais coincé entre le PS et les courants humanitaro-gauchistes, sont discours était brouillé comme les alliances du Parti qui la soutenait. Localement il y avait plus d’accointance avec le FdG dans un certain nombre de luttes sur le terrain (OIN, Gaz de Schistes, LGV Paca, problèmes de reconquêtes de terres agricoles et préservation d’un certain patrimoine paysager, et culturel) avec le PC Nissart qu’avec les Socialistes.
    Si l’on remonte dans l’arrière pays des communs dortoirs pour actifs de la proche banlieue niçoise aux villages pitons isolés et éloignés. Villages ou le nombre d’inscrit électoraux est le double, voire le triple des résidents actifs à l’année. On retrouve les mêmes tendances, voire des paradoxes.
    Amirat , inscrit 57 : le Pen : 31,91- Hollande : 25,53 – Mélenchon : 19,15 Sarkosy : 12,77
    Auvare, inscrit 46 : le Pen :25,64 –Sarkosy 25,64 -Hollande 17,95- Joly : 12,82
    Lieuche, inscrit 35 : le Pen 44,83 –Hollande 17,24 –Mélenchon :13,79 –Sarkosy 10,34.
    Connaissant ces villages ont ne peut pas dire qu’ils sont confrontés aux vagues migratoires sinon à celle de quelques rares résidences secondaires.Par contre la plupart des inscrits vivent dans des quartiers populaires ou périphériques des cités ghettos de Nice. Le reste, les images transmises par la télé aura construit leur opinion.
    Les paradoxes :
    Villars sur Var : son Maire Edgard Malausséna est proche du FDG tout en soutenant des pratiques écologiques et agricoles. Inscrit : 676. La plupart des électeurs actifs vont travailler sur Cairos ou sur la Côte
    Le Pen : 31,34 , Sarkosy 22,08 , Mélenchon 12,77 et Hollande 12,77 , Joly :3,23
    Mais aussi Touêt de l’Escareno : Mélenchon : 32,28 Le Pen 30,95 Sarkosy 16,19 Hollande 14,76
    Ou Saorge : Hollande : 33,62 Mélenchon 30,72 Sarkosy 10,72 Le Pen : 10,14.
    En cette période électorale, tous les « partis » français se préoccupent du bonheur et de l’avenir des « Niçois ». Quelle sollicitude… désintéressée !

    Mais aucun n’a de proposition pour nous faire sortir de la malédiction que nous subissions depuis maintenant plus de 150 ans. 
Cet à dire, un modèle de développement économique basé exclusivement sur le tourisme et son corollaire la spéculation foncière et immobilière.
    
Est-ce seulement par manque d’imagination politique ; ou un aveux d’impuissance et de résignation ?
    
Si comme nos anciens, l’on considère qu’un territoire géographique donné, d’autant plus un territoire de montagne, est limité en surfaces agricoles, en ressources énergétiques, voire en ressources en eau ; il serait peut-être temps de penser à en limiter son taux d’occupation et d’urbanisation !
    Le phénomène de Gentrisation de la bande côtière a forcé « l’indigène » (prix des loyers, taxes et impôts divers, droits de succession, paupérisation et ghettoïsation des périphéries populaires) à se réfugier de plus en plus loin à l’intérieur des terres. Comme dans la plupart des invasions qu’a subis notre territoire.
Compte tenu du modèle de développement qui nous a été imposé, les bassins d’emplois sont sur la bande côtière et les lieux de résidence à l’intérieur des terres (villages dortoirs).
Ainsi la plupart des schémas d’organisation de transport ne prennent en compte que l’axe Est-Ouest côtier et non les axes des vallées ou des collines où l’automobile individuelle reste le seul moyen de locomotion. (Ce qui fait que malgré nos paysages, nous sommes un des lieux les plus pollué par les microparticules)*.
Et l’on continue de plus belle avec le projet « Mégalo » de l’OIN Plaine du Var.
A quelques rares exceptions près, les élus de notre arrière-pays, obligés des subventions du Conseil Général et depuis le premier janvier des Métropoles, suivent tel des pelandrons ce modèle.
Pire encore, le « Cosmonaute » ex Motodidacte et son complice Cioti vont endetter les résidents du Comté pour un siècle ** répartissant la dette sur tous les habitants de Nice Métropole et les bénéfices s’il y en a pour ses « amis » et quelques spéculateurs français et étrangers. Il faut se souvenir que les accords Cavour-Naboléon le petit, avaient déjà conclu de faire payer au Niçois l’effort de guerre pour les guerres de l’unification de l’Italie.
L’arrière-pays devra se contenter des miettes, de faire de la figuration folklorique, et de confier ses ressources (eau, bois, paysages) aux volontés des petits marquis républicains dépensiers de la côte.
Un vielh adage de nos montagnes dit : « Qui ne pense pas à lui pour l’hiver fini en enfer. »

    Nous sommes un certain nombre à avoir perdu nos illusions sur une solution venue des partis français quels qu’ils soient, puisque, à une nuance prés, aucun n’a de solution pour nous sortir de l’implacable malédiction qui vise à nous faire disparaître, économiquement, historiquement et culturellement.


    * Inscrit dans un document de l’EPA de la Plaine du Var.
    ** Prochain argument pour faire connaître aux touristes la qualité de l’air qu’on leur fait payer et leur taux d’exposition aux ondes issues des réseaux de téléphonie mobile ( 2 à 3 fois les normes de leur propre pays).dont de nombreuses antennes sont installées à proximité des écoles et des crêches. Il faut les informer, il n’y a pas de raison pour qu’il n’y ait que les gosses qui trinquent.

    Ce que je remarque aussi, dans cette campagne électorale française c’est que tous les candidats sont polarisés sur des objectifs à court terme, incapable d’exprimer une volonté politique susceptible de modifier les choses. Ils sont tous fadasses, sans goût. Les comptables et les gestionnaires sont devenus les maîtres, nul ne sort du discours de la résignation : il n’y a pas d’alternative aux lois du marché, il n’y a pas d’alternative à la croissance basée sur la consommation de masse et le pouvoir d’achat. Bref, un discours de petit commerçant qui se mettent d’accord le matin avant l’heure du marché pour se répartir chacun un prix d’appel sur quelques marchandises. Et croyez-moi cette technique fonctionne tous les jours sur nos marchés. On est arrivé à un tel niveau de consensus entre les différents partis que le seul schéma proposé est uniquement répartissionniste et joue sur des pourcentages. D’ailleurs plus personne ne parle d’environnement, de biodiversité, de sauvegarde des milieux naturels. Plus personne ne parle de démocratie directe, de décentralisation des pouvoirs, de référendum d’initiative populaire, de proportionnelle à toutes les élections. Si je me sentais français, j’aurai vraiment l’impression d’être pris pour un couillon.
    Il ne faut pas toutefois trop prendre les choses à la légère car dans nos propres organisations, nous sommes nous-mêmes un peu faiblard sur nos propositions à long terme et sur nos volontés politiques d’avenir. Et je ne parle même pas de ceux dont la seule vision est tourisme de luxe, casinos et paradis fiscal et financier. Bref, des imbéciles qui n’ont pas encore compris que, dans ce domaine, la concurrence serait féroce.
    Alors, il est temps de sortir de cette farce idéologique , Droite-Gauche, de continuer à nous nier différents de la France, de nier notre culture et nos traditions y compris celles qui nous rattachent à notre passé d’avant la romanisation chrétienne et celle qui fait que nous soyons attachés à nos oratoires et à nos chapelles de nos chemins de montagne.
    Il faut savoir parler aux gens, à leur cœur, à leurs tripes, aux souvenirs de leurs racines et non leur tenir un discours d’universitaire ou de comptable. Il faut défoncer les portes qui nous empêchent d’imaginer un autre avenir.
    Nizza, Piemonte, Savoia sempre unit .

  3. lafayette says:

    Altro aggiornamento: ore 17 (3 ore alla chiusura dei seggi) affluenza al 70,59% contro il 73,87 del 2007. Una sostanziale conferma numerica del decremento precedente anche se col passare delle ore lo stesso assume proporzioni meno rilevanti, verrebbe da dire quasi fisiologiche. Cosa questo significhi in tema di voti lo scopriremo fra qualche ora

  4. Leon Petardo says:

    Dai che la Francia crolla e speriamo anche l’Europa!
    Io ho cieca fiducia nelle agenzie di rating. Se abbassano di un grado la francia vuol dire che automaticamente quel paese e’ spazzatura.
    Un calo di affluenza e’ la prova scientifica che la Francia e’ sul viale del tramonto.
    U – S – A !
    U – S – A !

  5. lafayette says:

    Primo dato sull’affluenza alle ore 12: 28,9%. Circa il 3 in meno rispetto a 5 anni fa, quasi l’8 in più del sorprendente 2002 (quello con Le Pen al ballottaggio e i due candidati trotzkisti con l’11% complessivo dei voti). Nel complesso, per ora, una calo importante, ma non una débacle.

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