Mariano Rajoy: “Cediamo la sovranità ad un Super-stato europeo”

di STEFANO MAGNI

Mariano Rajoy, il premier spagnolo, ha rilasciato la sua prima intervista italiana al Corriere della Sera e le sue parole sono state riprese da buona parte dei media internazionali. Senza nulla togliere allo scoop del “Corrierone”, Rajoy ha detto nulla di nuovo. Anzi, ha ripetuto la solita litania europeista, cara anche al premier Mario Monti, al presidente francese François Hollande e anche all’odiata (dagli italiani) Angela Merkel. La litania consiste in due parti: prima accusare la speculazione (senza nome e senza volto) per la crisi economica, poi predicare più unità politica europea per superare la crisi.

Il premier spagnolo si è contraddetto, forse senza rendersene neppure conto, quando ha constatato: “Quando si è tenuto il Consiglio Europeo a fine giugno lo spread della Spagna è sceso di 70 punti in un giorno. Solo per un Consiglio europeo. Poi ci sono state delle dichiarazioni del presidente della Bce Mario Draghi e lo spread della Spagna è nuovamente calato di 70 punti. Poi Draghi ha parlato di nuovo e lo spread è risalito”. Se ne deduce che, indipendentemente dalla politica della Bce e del Consiglio Europeo, lo spread cala o aumenta a seconda della fiducia dei mercati nello Stato spagnolo. Invece, Rajoy, ritiene che le fluttuazioni dello spread dipendano dai “dubbi sull’euro”. E quindi ne approfitta per chiedere più interventi da Francoforte e rilanciare l’idea di una politica economica più centralizzata: “L’Europa è un gigante economico, ma non ancora politico – spiega Rajoy – Deve crescere. Il mio governo ha trasmesso al Consiglio Europeo un documento a favore dell’unione bancaria e dell’unione di bilancio (corsivo nostro, ndr)”. Andrea Nicastro, del Corriere, gli chiede, giustamente, se, con questo programma, non si perda sovranità nazionale. E Rajoy lo conferma: “I Paesi hanno già ceduto molta della loro sovranità e senz’altro questo processo va accompagnato da una maggiore unione politica”. Fatto trenta, facciamo trentuno: cediamo tutta la nostra sovranità, già che ne abbiamo persa un bel po’. Ma, secondo il premier di Madrid “non si tratta di far scomparire il controllo popolare”. No, appena… Se, già con l’approvazione del fiscal compact, gli Stati non sono più liberi di scegliere la loro politica fiscale (cioè il 90% delle decisioni che contano), figuriamoci quanto controllo popolare rimarrà dopo l’eventuale adozione di un bilancio comunitario, valido per tutti e 27 i membri dell’Ue.

Il problema di un disegno come questo è già nelle sue premesse. Rajoy dà per scontato che l’origine della crisi sia economica. A ben vedere di “economico” c’è ben poco. Se ne è accorto persino l’Economist, il settimanale britannico che non può certo essere accusato di euroscetticismo: “La crisi dell’euro è fondamentalmente politica, non economica o finanziaria – leggiamo nell’editoriale dell’ultimo numero – la Bce non può aggiustarla, può al massimo prendere tempo”. Mario Draghi, presidente della Bce, ieri è tornato a difendere la sua strategia di intervento. Secondo Draghi, “comprare titoli di Stato fino a tre anni non è finanziamento monetario”. Ma non risolve neppure la radice del problema: l’indebitamento eccessivo degli Stati che li emettono. Il problema è politico, visto che i governi in carica (compreso quello “tecnico” in Italia) non hanno alcuna seria intenzione di ridurre il debito pubblico. Perché non hanno alcuna reale volontà di ridurre la spesa pubblica, con la quale comprano il consenso elettorale. La tanto sbandierata e temuta austerity, cifre alla mano, non è altro che un rallentamento della crescita della spesa, non una sua riduzione.

Dar la colpa alla finanza per un problema politico è solo un pretesto: per suggerire una soluzione politica. La stessa soluzione che ha fatto nascere l’euro nel 1999: creare artificialmente un’unione economica, per forzare un’unificazione politica dell’Europa. Sotto un unico Stato europeo, si pensa, gli Stati nazionali, che ora si indebitano troppo, diventeranno virtuosi. Perché saranno controllati direttamente da istituzioni “virtuose”, anche se meno democratiche. Saranno certamente meno democratiche. Ma non è affatto detto che siano virtuose. Lo suggerisce la stessa dinamica della crisi. Se vedi un politico che spende molto al di là delle possibilità dei suoi contribuenti, come puoi pensare che lo stesso politico chieda spontaneamente di trasferire il suo potere a qualche istituzione esterna che lo bacchetti e lo inquadri?

C’è qualcosa che non torna. O la scelta del politico nazionale non è spontanea, e allora entrano in scena i complottisti (secondo cui i politici europeisti agiscano sotto l’influsso di “poteri occulti”), buoni per un romanzo di fantapolitica, ma non per analizzare la realtà. Oppure… oppure quello stesso politico, che vuole “spogliarsi” del suo potere per trasferirlo all’Ue, sa che, alla lunga, potrà continuare a spendere e indebitarsi anche sotto il nuovo regime fiscale. E non sarà più lui il responsabile della crisi. Anzi, avrà più chance di chiedere aiuti ai contribuenti di altri Paesi, una volta che avrà spremuto le risorse in patria.

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2 Comments

  1. Angela Merkel(dopo aver bevuto un boccalone di birra):
    “accuso i mercati di non essere al servizio del popolo”.
    Ah, Ah, Ah, Ah

    Mario Draghi (dopo aver bevuto un bicchiere d’acqua all’europarlamento):
    “Gli acquisti di titoli di Stato fino a tre anni non costituiscono un finanziamento monetario agli stati”.
    Ah, Ah, Ah, Ah

    Moody’s (non si sa se hanno bevuto qualcosa):
    L’outlook sull’Ue, è stato rivisto al ribasso: da stabile a negativo, ma confermato AAA.
    Ah,Ah,Ah,Ah

    Mentre ci distraggono facendoci sbellicare dalle risate, ne approfittano zitti zitti per continuare a dare soldi pubblici alle banche: in Francia, 4 mld e passa (al Credit Mutuel); in Spagna altri 5 mld. (a Bankia), in Italia 2,5 mld. alle prime 5 banche tramite la «Trasformazione delle attività per imposte anticipate iscritte in bilancio in crediti di imposta». Più brevemente, il «comma 55», ovvero un codicillo dell’articolo 2 del Milleproroghe.

    Ma per oggi pensiamo solo a ridere, Ah, Ah, Ah, Ah.

  2. Antonino Trunfio says:

    Flameno alla matriciana…. pochi secondi almeno per ridere di questi sciagurati personaggi come Raoy, che il buon Dio lo fulmini insieme a Draghi e a tutti i suoi compari di palazzo
    http://www.youtube.com/watch?v=QLvl7-1fNZA

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