Mezza Lombardia senza Rai: segnale coperto da Telecupole

di REDAZIONE

L’emittente cuneese Telecupole è nata con il ballo liscio, la cultura contadina delle Langhe, l’agricoltura e i giochi di gruppo che dai vecchi cortili si sono spostati nel piccolo schermo. E’ una piccola istituzione piemontese, ha 18 dipendenti, 3 milioni di euro di fatturato, ha ospitato anche conduttori come Gianluigi Mariannini, star di «Lascia o Raddoppia, o Bruno Gambarotta, storico volto della Rai. E’ una delle più importanti tv regionali del nord ma in questi giorni si è trovata al centro di un caso: il ministro dello sviluppo economico le ha assegnato la frequenza numero 23 sul ripetitore di Monte Giarolo (in provincia di Alessandria) ma il segnale ha oscurato quello della Rai in una vasta fascia di Lombardia.

SENZA RAI – Oltre 3 milioni di cittadini si sono ritrovati, da lunedì, in concomitanza con l’inizio della trasmissione di Roberto Benigni sulla Costituzione italiana, senza la tv di Stato, nelle province di Pavia, Milano, Varese, Como, Cremona, Lodi. Due deputati del Pd, Vinicio Peluffo e Daniele Marantelli, hanno presentato un’interrogazione parlamentare sulla vicenda.
Il ministero dello sviluppo economico ha fatto spegnere il ripetitore incriminato. I cittadini lombardi oggi dovrebbero riavere i loro canali Rai, che nel giro di qualche ora saranno riattivati. Telecupole però si dichiara estranea al pasticcio e ricorda che l’11 dicembre le è stata assegnata questa frequenza.

TELECUPOLE – L’editore ha anche cercato di limitare i danni ai telespettatori: «Lunedì sera – osserva Pietro Maria Toselli – la Rai mi ha chiesto di spegnere il segnale per lo show di Benigni e ho acconsentito, ma di più non potevo fare». La tv piemontese d’altronde non ha mai fatto la guerra a nessuno ma è nata per aggregare la gente semplice nel lontano 1977. Merito dei fratelli Luigi e Pier Maria Toselli. «Siamo imprenditori dello spettacolo – racconta Pietro Maria Toselli, un ex dipendente Olivetti di 75 anni -; abbiamo iniziato con un dancing che si chiama le Cupole a Cavallermaggiore, da cui poi è nata la tv. Il nostro modello era quello delle Rotonde di Garlasco, volevamo far ballare la gente e farla incontrare, e ci siamo ritrovati a fare la televisione». Mentre la Rai lanciava Heather Parisi e «Fantastico», Toselli faceva cene al dancing, con mille persone e gli happening di musica e cabaret, e già metteva in piazza i parroci e le pro loco. Nel 1985 Indro Montanelli inviò lo scrittore Giovanni Arpino a una serata di Telecupole, e il Giornale pubblicò un suo spaccato sul divertimento della provincia intitolato «Mezzanotte di Polka».

IL RACCONTO DI ARPINO – Arpino annotò il «garbo e puntiglio» dei conduttori locali, tra cui il cantastorie Gipo Farassino. «Ballando le cupole» «Scacciapensieri» «Cento piazze» sono i nomi di programmi che parlano della gente comune: «Abbiamo seguito negli anni anche fenomeni sociali come quelli dei contadini langaroli che andavano a cercare moglie al sud – racconta Toselli -, ma il futuro è più che mai incerto. Viviamo alla giornata, ogni giorno ci cambiano le regole, e le frequenze sono ballerine. Il digitale terrestre ci ha ridotto davvero male e il guaio di questi giorni che ha coinvolto la Lombardia ne è la prova. Noi e i telespettatori lombardi siamo le vittime, non certo i colpevoli».

di Roberto Rotondo – FONTE ORIGINALE: http://milano.corriere.it

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2 Comments

  1. Stefano says:

    La Rai si sente forte con la legge a loro vantaggio, la politica italiana è sempre pronta a mettercela in quel posto… Con un televisore vuoto vorrei proprio vedere con che coraggio pretendono il canone/imposta…. E ora di spegnere il canone/imposta che tanto ci costa (Multe comunità europea!)
    RAI diventerà privata se vuole, altrimenti chiude !

    Con tutta la pubblicità che trasmettono forse è meglio che si dano una regolata se vogliono continuare a fare “TV” ….

  2. Dan says:

    Qualunque cosa facciate col vostro televisore (farci il purè, usarlo da vaso da notte, sputacchiera, infilarvelo su per il gnau -con quelli a schermo piatto si può- ) il canone è un’imposta obbligatoria.

    Il nostro impegno è farvi pentire di aver dato quei soldi obtorto collo…

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