RAI, BOTTE PER SALVARE MACCARI E CASARIN. E QUALCHE VELINA

del DIRETTORE

Siamo stati facili profeti parlando un paio di volte della Rai come di una sorta di “riserva indiana” dove i partiti italici, oggi più sputtanati che mai, cercando di resistere, illudendosi di continuare a manovrare il consenso che deriva dall’apparire in video e dall’avere qualche tg più amico di altri. Ma soprattutto non vogliono mollare il controllo del recinto, nella speranza di continuare a pilotare qualche appalto verso gli amici degli amici, di piazzare qualche bella donzella appena parlante in questa o quell’altra trasmissione, di collocare o promuovere i giornalisti più pronti a mettersi a disposizione. Insomma, i politici e i partiti che ormai sono messi fuori gioco quasi da tutto, pretendono di salvare la ridotta della Rai radiotelevisione italiana, l’unico modo che hanno per sentirsi ancora vivi.

E allora ecco il fiorire delle posizioni che nascondono le diverse volontà: o di conquistare il potere affievolitosi in un passato più o meno recente (questo vale soprattutto per il Pd e per il Terzo Polo) o di preservare quello accapparrato durante il governo Berlusconi (vale soprattutto per il Pdl, ma anche per la Lega). Così due dei partiti che oggi sorreggono il governo Monti vorrebbero una sorta di commissariamento del “Cavallo Morente”, in modo da poter riequilibrare le posizioni perse, mentre il Pdl, appellandosi al fatto che con qualche maquillage il carrozzone Rai presenterebbe il bilancio con un piccolo attivo, pretende che il nuovo cda (in scadenza a fine mese) venga rinnovato in base alla famigerata legge Gasparri, che assegna alla politica la nomina dei nove consiglieri di amministrazione, sperando di poter indicarne cinque dei nove insieme alla Lega, la quale non è più alleato nella maggioranza in Parlamento, ma quando si tratta di spartire posizioni di potere non si tira indietro. Così si comincerebbe col salvare le teste di Maccari (Tg1) e Casarin (Tgr). E a proposito di Lega, ecco cosa ha detto ieri sera Calderoli: «Credo che il commissariamento sarebbe l’ultimo atto di un colpo di Stato strisciante che si è manifestato prima a livello politico e se ora prendono anche la Rai hanno fatto veramente tombola: il colpo di Stato è completo. Che la Rai così non funzioni è un dato di fatto – ha aggiunto – ma da lì a risolverla con il commissariamento non c’era arrivato neanche Mussolini nel Ventennio». Dunque, lascimaola alla politica. Anzi, lasciatela a noi partiti, che la facciamo andare benissimo! D’altra parte in quale azienda al mondo il cda, tra l’altro fatto di politici, si riunisce tutte le settimane per tenere sotto controllo tutti e tutto? Non esiste un caso analogo.

Il motivo del contendere è tutto qui e la richiesta di qualcuno, come l’Italia dei Valori, di mettere fuori i partiti dalla Rai e di liberare l’azienda pubblica dalla soffocante tenaglia delle forze politiche in modo da restituirla ai cittadini e di affidarla ai professionisti dell’informazione, sembra solo la posizione di chi non partecipa alla lottizzazione e allora si affida alla demagogia. Perché in realtà sarebbe cosa saggia e giusta cacciare dalla Rai i partiti a pedate nel didietro, ma oggi come oggi è un’impresa impossibile. Le forze politiche l’hanno talmente impregnata, anche nei vent’anni della cosiddetta Seconda Repubblica, che puoi anche mettere un signor manager nella posizione di Direttore generale, ma tutto intorno è assediato da gente con la tessera di appartenenza bella in vista. E noi cittadini paghiamo: col canone, per chi lo versa, oppure con le tasse dei contribuenti quando si tratta di tappare i buchi di bilancio.

L’unica soluzione veramente drastica sarebbe di mettere in vendita gran parte del carrozzone Rai e mantenere una sola rete di vero servizio pubblico, a cominciare da un’informazione il più possibile obiettiva e cacciando dal tempio tutti quei mercanti che l’hanno intasato in decenni di pratiche immonde. Una rete che non si preoccupi degli ascolti e si ponga sul mercato per fare quello che le tv commerciali non faranno mai. Un’azienda magrissima, facile da reggere. Tutto il resto via (oltre 10 mila dipendenti e più di 1500 giornalisti), vendere al migliore offerente, se ancora esiste. Ma li vedete voi i partiti consentire di spararsi nei cosiddetti? No, e allora la Rai, che è specchio della politica italica e dello Stato, andrebbe abbattuta insieme al suo padrone.

 

 

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2 Comments

  1. Mariano says:

    Non ci vuole la dittatura,…… basta metterli sul mercato….vanno a ruba. Per esempio Errani, Castiglione, Renzi, Delrio e Formigonipotrebbero consorziarsi e adottare una o due giornaliste, per esempio, di Rai Parlamento, per esempio, e così si ridurrebbero le spese pubbliche. Se le pagano di tasca loro le interviste senza domande e ossessive…e il publico evita di pagare per vedere pubblicità gratuita a guide alpine, maestri di sci, coltivatori di pistacchi di Bronte e di vini dell’Etna, feste patronali di Catania una volta l’anno, scuole di pilotaggio moto gestite dalla onorata famiglia Lucchinelli ecc ecc….

  2. giansart says:

    La Rai è un carozzone mafioso è impossibile ristrutturarla,bisogna abbatterla completamente e farla rinascere su altre basi, ma come fai a mandare via il 90% della gente, solo con una dittatura

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