Radiografia dell’Emilia, ghiotto boccone del potere

emilia romrassegna stampa

di Pagella Politica di Agi – Il 26 gennaio 2020 l’Emilia-Romagna sarà chiamata alle urne per decidere chi sarà il suo prossimo presidente. Al presidente uscente Stefano Bonaccini (Pd), ricandidato dal centrosinistra, si contrappongono Lucia Borgonzoni (Lega), sostenuta dal centrodestra, Simone Benini, del Movimento 5 stelle, e una serie di candidati sostenuti da liste minori.

Ma quali sono i principali dati, economici e non solo, della regione? Dall’occupazione al turismo, passando per l’istruzione, abbiamo raccolto i numeri più importanti in nove ambiti diversi.

Popolazione

L’Emilia-Romagna, con quasi 4 milioni e 460 mila residenti circa al 1° gennaio 2019, è la sesta regione più popolosa d’Italia. Hanno un numero maggiore di residenti Lombardia, Lazio, Campania, Sicilia e Veneto.

Gli stranieri regolarmente residenti sono 547.537, cioè una percentuale sul totale pari al 12,3 per cento circa. La media nazionale è invece pari all’8,7 per cento.

L’Emilia-Romagna è la terza regione italiana per numero di stranieri regolarmente residenti dietro a Lombardia e Lazio.

Ricchezza regionale e pro-capite

Secondo i dati Istat, il Pil dell’Italia nel 2017 – ultimo anno per cui ci sono le statistiche ripartite per regioni – è stato pari a 1.725 miliardi circa di euro. L’Emilia-Romagna ha contribuito per 157,2 miliardi, cioè per il 9,1 per cento. È la quarta regione italiana per Pil, dietro a Lombardia, Lazio e Veneto.

Per quanto riguarda il Pil pro-capite, invece, nel 2017 (dati Istat più aggiornati) l’Emilia-Romagna è stata la seconda regione d’Italia, con 35 mila e 300 euro, dietro alla Lombardia, ma dietro anche alle due Province autonome di Trento e Bolzano.

Occupazione

Gli occupati nel 2018, ultimo anno per cui il database Istat riporta i dati annuali divisi per regione, in Emilia-Romagna erano poco più di due milioni, per un tasso di occupazione (15-64 anni) pari al 69,6 per cento, il secondo miglior dato d’Italia dietro a quello della Provincia autonoma di Bolzano. Il dato nazionale del 2018 sul tasso di occupazione è invece pari al 58,5 per cento.

La distanza tra il tasso di occupazione maschile (76,6 per cento) e femminile (62,7 per cento) in Emilia-Romagna è pari a 14 punti. A livello nazionale invece il divario è di 18 punti (67,6 per cento gli uomini e 49,5 per cento le donne).

Disoccupazione

Nel 2018, i disoccupati in Emilia–Romagna erano 125 mila, per un tasso di disoccupazione annuale pari al 5,9 per cento, il terzo dato più basso in Italia, dietro a quelli delle Province autonome di Trento e di Bolzano.

A livello nazionale, nel 2018 il tasso di disoccupazione era del 10,6 per cento.

Export

Nel 2018 le esportazioni di merci complessive dell’Italia sono state* pari a 465,3 miliardi di euro circa. Quelle dell’Emilia-Romagna a 63,8 miliardi (13,7 per cento del totale): il secondo miglior dato in Italia, dietro a Lombardia e davanti di poco al Veneto.

*Percorso: Esportazioni trimestrali delle regioni italiane

Turismo

In Italia nel 2018 gli arrivi di turisti, in strutture alberghiere o extra-alberghiere, sono stati* pari a 64,9 milioni circa. Di questi, 5,7 milioni circa (l’8,8 per cento del totale nazionale) in Emilia-Romagna: è il quarto dato più alto in Italia, dietro a Lombardia, Lazio e Veneto.

Se guardiamo poi alle presenze (cioè il numero di notti trascorse nelle strutture), il dato italiano del 2018 è pari a 212,3 milioni circa. L’Emilia-Romagna, con 19 milioni di presenze circa (il 9 per cento del totale), di nuovo arriva quarta dietro a Lombardia, Lazio e Veneto.

*Percorso: Servizi > Turismo > Movimento dei clienti negli esercizi ricettivi – dati annuali > Residenti per regione di origine

Istruzione

Il tasso di abbandono scolastico, secondo la definizione dell’Istat, rappresenta la percentuale di «giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni che hanno abbandonato gli studi con al più il diploma di scuola secondaria di primo grado (licenza media), che non sono in possesso di qualifiche professionali regionali ottenute in corsi con durata di almeno 2 anni e che non frequentano corsi scolastici né svolgono attività formative».

Nel 2018, in Italia questo indicatore era pari al 14,5 per cento. In Emilia-Romagna invece il dato scende all’11 per cento, che come abbiamo scritto di recente è un numero vicino all’obiettivo fissato in proposito in sede europea. Questo è il settimo miglior dato in Italia, dietro a quelli della Provincia autonoma di Trento, di Friuli-Venezia Giulia, Toscana, Umbria, Marche e Abruzzo, e alla pari con la Provincia autonoma di Bolzano e Molise.

Se poi guardiamo a quanto guadagna un diplomato (l’Istat ha condotto uno studio in proposito nel 2015, intervistando i diplomati nel 2011), la media nazionale è pari* a 800 euro (975 euro i maschi e 600 euro le femmine). In Emilia-Romagna la retribuzione mensile netta di un diplomato dipendente è pari a 975 euro (1.083 euro i maschi e 800 le femmine), il settimo dato più alto dietro a quelli delle Province autonome di Trento e Bolzano, di Valle d’Aosta, Veneto, Friuli-Venezia Giulia e Lombardia.

* Percorso: Regione e retribuzione

Sanità

La sanità dell’Emilia-Romagna è una delle migliori d’Italia, come dimostra la scelta nel 2019 di individuarla – insieme a Veneto e Piemonte – come “regione benchmark”. Alla luce dei buoni risultati sia sul fronte dei servizi erogati che su quello delle risorse utilizzate, queste tre regioni hanno cioè fatto l’anno scorso da parametro per la determinazione dei costi e fabbisogni standard nel settore sanitario, che sono poi stati applicati anche a tutte le altre.

La bontà del sistema sanitario emiliano romagnolo è poi dimostrato anche dal flusso di pazienti che da altre regioni vengono qui a curarsi.

Come abbiamo scritto in una nostra analisi dedicata alla questione, la sanità dell’Emilia–Romagna è seconda, dietro alla Lombardia, per differenza tra crediti e debiti generati dalla mobilità sanitaria.

In parole semplici, se il cittadini di una regione va in un’altra a curarsi, la regione di origine ha un “debito” nei confronti di quella di destinazione, che specularmente ha un “credito”. Se una regione attrae più cittadini di altre regioni, rispetto a quanti propri cittadini non si trasferiscano all’esterno dei confini regionali per essere curati, avrà un saldo positivo.

Come anticipato, il saldo dell’Emilia-Romagna – positivo per più di 300 milioni di euro – è il secondo migliore d’Italia, dietro a Lombardia (800 milioni di euro) e davanti a Veneto e Toscana (circa 140 milioni di euro).

Conclusione

L’Emilia-Romagna è la sesta regione più popolosa d’Italia, terza per numero di stranieri regolarmente residenti, e quarta per Pil. Ha il secondo miglior dato sul tasso di occupazione (dietro alla Provincia autonoma di Bolzano) e il terzo migliore per quanto riguarda il tasso di disoccupazione (dietro alle province autonome di Bolzano e Trento).

Nel 2018 è stata poi la terza regione in Italia per volume delle esportazioni di merci e, per quanto riguarda il turismo, è quarta per numero di presenze e di arrivi.

Parlando di istruzione, l’Emilia–Romagna è sostanzialmente a metà classifica per quanto riguarda il tasso di abbandono scolastico (ma sopra la media nazionale), ed è nel terzo più alto della classifica per quanto riguarda lo stipendio medio mensile netto dei diplomati che hanno trovato un lavoro da dipendenti.

Infine, la sanità dell’Emilia–Romagna è ritenuta una delle più virtuose – nel 2019 è stata, insieme a Veneto e Piemonte, una delle “regioni benchmark” per le altre – e ha un saldo tra debiti e crediti legati alla mobilità sanitaria secondo solo a quello della Lombardia.

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