Rabbia inglese: la Ue si oppone alle restrizioni dei benefici ai “migranti” Ue

di FABRIZIO DAL COL
Per contrastare l’approvazione del  provvedimento del Parlamento inglese sulla restrizione dei benefici ai migranti, la Commissione Europea  aveva deciso di affidarsi ad uno studio sull’effetto dell’immigrazione dell’Unione europea nel Regno Unito.  Lo studio, i cui dettagli furono comunicati per primi dal “The Telegraph”, ha mostrato che più di 600.000 migranti dalla EU “non attivi” vivevano sì nel Regno Unito grazie al SSN, ma  al costo di 1,5 miliardi di sterline all’ anno. Ma le principali conclusioni del rapporto della Commissione Ue sono che l’impatto sullo stato sociale e il NHS sarebbe “molto basso”, conclusioni che ora sono oggetto di un intenso dibattito.

Politici laburisti e  conservatori hanno così deciso di  rendere pubblica la loro opposizione alle conclusioni, che ritengono siano state utilizzate dalla Ue per cercare di dimostrare che il “beneficio del turismo”, la pratica di andare in un paese per reclamare i benefici dello stato, non è «né diffusa né sistematica». L’unità di ricerca sulla migrazione dell’Università di Oxford ha detto che le conclusioni tratte dalla relazione, data l’evidente statistica disponibile, erano molto aperte ed interpretabili. Le inchieste del “The Telegraph” hanno  scoperto che alla società di consulenza indipendente, che ha redatto il rapporto, sono stati assegnati contratti Ue per un valore di più di 70 milioni di sterline in sei anni. Prove di un aumento della  preoccupazione  dell’opinione pubblica sulla migrazione nelle maggiori economie della UE, sono emerse in un sondaggio su 5.206 adulti, e hanno dimostrato che l’introduzione delle restrizioni sui diritti dei migranti Ue è sostenuta dall’83 per cento dei britannici, dal 73 per cento dei tedeschi e dal 72 per cento degli intervistati francesi. Intanto, un portavoce ufficiale di David Cameron, ha detto la settimana scorsa, che nel Regno Unito c’era “diffusa e comprensibile preoccupazione” circa il beneficio del turismo. Ovviamente, stava parlando in risposta alla relazione, e l’altra sera è stato costretto a rispondere ad una interrogazione: “La conclusione di questa relazione è genuinamente mistificante, quando invece, il problema su cosa sta succedendo è abbastanza chiaro,” ha detto. “Molti immigrati vengono qui non solo per il lavoro. Come vivono?”

Il rapporto mostra che tra il 2008 e il 2011, il numero di migranti Ue che cercano lavoro in l’Inghilterra è aumentato del 73 per cento, mentre nello stesso periodo, il totale della popolazione migrante UE è aumentato solo del 28 per cento. Ha rilevato che 611.779 economicamente “non attivi” EU, migranti a 15 anni e oltre, erano nel Regno Unito nel 2011. Questo include i cercatori di lavoro, studenti, coniugi, casalinghe e pensionati. La Commissione Europea, intanto, continua ad insiste che lo studio supporta la conclusione “che cittadini in mobilità economicamente non attivi, rappresentano una quota molto piccola dei beneficiari e che l’impatto sul bilancio di tali crediti di benessere è molto bassa”. Ma scrivendo al The Telegraph, Douglas Carswell, esponente del partito conservatore euroscettico, ha accusato la CE di “ammorbidire i fatti per minimizzare l’impatto del turismo di beneficio”. Separatamente, il dottor Carlos Vargas-Silva, un ricercatore senior dell’ Osservatorio di migrazione dell’Università di Oxford, considerato come il più rispettato studioso sull’immigrazione UK, ha suggerito che l’analisi del rapporto era aperta all’interpretazione. “Non c’è nessun problema con i numeri della “( relazione),” ha detto. “Il problema è l’interpretazione di quei numeri”.

Le critiche alle conclusioni del rapporto sono state respinte con veemenza dall’ufficio di Laszlo Andor, Commissario europeo per l’occupazione, affari sociali e inclusione, che ha pubblicato lo studio. Andor, socialista, ha detto: “lo studio chiarisce che la maggioranza dei cittadini dell’UE in mobilità si sposta in un altro Stato membro per lavoro, e ciò mette in evidenza la dimensione del  cosiddetto turismo benefico che non è né diffuso né sistematico. La Commissione resta impegnata a garantire che i cittadini dell’UE, che vorrebbero lavorare in un altro paese dell’UE, possono farlo senza discriminazione o ostacoli “. Lo studio UE, è costato ai contribuenti circa 190.000 sterline e sono stati impiegati  nove mesi per essere completato.

@FabrizioDalCol

 

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One Comment

  1. Alberto Lusiani says:

    Sono apprezzabile la serieta’ e le argomentazioni delle critiche dei politici inglesi allo studio UE specialmente se confrontate al vacuo starnazzare del politico italiano medio contro la UE su temi similari.

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