Quote rosa nei Cda delle aziende: il Bundestag boccia la legge

di REDAZIONE

Il Bundestag dice no alla legge sulle quote rosa. E Angela Merkel, poco prima dell’epilogo di un dibattito che ha contribuito a tendere i nervi del suo partito, sentenzia così, con la Bild, la lezione tratta dalla frattura cui ha assistito negli ultimi giorni: ”S’impara, le donne non la pensano tutte allo stesso modo”. La bocciatura della proposta di legge avanzata dai socialdemocratici dell’SPD chiude, a pochi mesi dalle elezioni, una partita giocata tutta in casa di Angela Merkel. Dove una serie di ‘dissidenti’, proprio nell’Unione della cancelliera, hanno fatto il tifo per la proposta dei socialdemocratici di introdurre per legge una quota del 30% di donne nei consigli di amministrazione, giocando a un pericoloso tiro alla fune nei giorni scorsi con il resto del partito e della coalizione. In nome della liberta’ delle imprese, infatti, Cdu-Csu e Fdp sono contrari alle quote imposte dalla legge.

Nei giorni scorsi, pero’, le aspre discussioni interne al partito di Frau Merkel, e l’opposizione della potente ministro Ursula van der Leyen, hanno fatto temere una spaccatura che sarebbe costata cara alla coalizione. Cosi’ la cancelliera ha accettato di inserire in programma che le quote rosa saranno introdotte entro il 2020, provando cosi’ a far contenti un po’ tutti. Un compromesso spiegato dal capogruppo del partito Volker Kauder: ”Noi vogliamo piu’ donne nelle posizione di vertice, e non solo dei consigli di sorveglianza”. Se fino al 2020 non ce la si fa, allora si passera’ a una quota per legge del 30%, e’ la posizione del partito. ”Perche’ non prevedere un salario minimo per il 2090? Questa e’ ipocrisia!”, ha reagito sarcastico il capogruppo dell’Spd. Un dibattito acceso quello in parlamento.

I socialdemocratici hanno contestato alla Cdu di andargli dietro, di rincorrerli sul loro terreno. Ma alla fine la maggioranza, che nei sondaggi risulta di nuovo premiata dai consensi con un 46% che le permetterebbe di governare ancora dopo il voto del 22 settembre, ha serrato la file. E ha ritrovato la sua compattezza, riuscendo per ora a far naufragare il provvedimento.


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