Quote latte: per gli allevatori sta per scoccare l’ora fatale

di GIANMARCO LUCCHI

Un mese fa l’Italia è finita nel mirino della UE per la “mancata regolarizzazione dei pagamenti delle multe latte pregresse”. Nonostante commissioni, relazioni, indagini che si sono susseguite in quantità nel corso degli anni, siamo tornati al punto di partenza: la Commissione Europea pretende dall’Italia  il recupero dei soldi dai produttori che hanno splafonato le quote latte e le multe riguardano il  periodo che che va dal il 1995 e il 2009, per una cifra che la Ue stima in 1,4 miliardi.  Il significato è chiaro: molti allevatori avranno fra breve da pagare cifre anche milionarie pretese attraverso Equitalia, e per molti di loro non ci sarà altra prospettiva che la perdita dell’azienda.

La giustificazione addotta da Bruxelles sembra posta in termini di  “concorrenza sleale nei confronti dei produttori europei e italiani” che invece sono in regola con i pagamenti. Eppure chi si oppone a questi pagamenti è sempre stato convinto di dimostrare che “quelle multe furono frutto di un sistema errato di calcolo per anni ignorato”, ma gli appelli sono sempre caduti inascoltati, anche perché spesso e volentieri in molti si son fatti illudere circa la possibilità di un intervento politico risolutivo che invece non ha risolto proprio nulla, anzi ha finito per aggravare la situazione.

Ora al governo italiano viene chiesto di agire in breve: la Commissione Ue dichiara che l’Italia non è stata capace di ”adottare misure efficaci  per procedere al recupero delle ingenti somme malgrado le promesse di impegno portate a Bruxelles, pertanto il debito è stato spalmato sui contribuenti italiani”. Bruxelles pretende che la somma sia rimborsata al bilancio dello Stato. Sono mesi che la Magistratura contabile  studia la situazione. In una dettagliata relazione di fine anno infatti la Corte dei Conti ha fornito dati precisi (ripresi in una missiva della Ue):  lo scoperto totale degli allevatori ammonta a 4,4 miliardi di cui 1,7 miliardi (relativi alle campagne precedenti al 1996) pagati dallo Stato per decisione propria. Il problema riuarda tutto quello che è venuto dopo, che la Ue pretende sia pagato dai produttori. E non vuole ascoltare ragioni, men che meno che il problema starebbe a monte, all’inizio della storia, quando l’Italia fornì dati volutamente sbagliati sulla propria produzione lattiera (per coprire il nero). Dopo il 1996, a fronte di un debito di oltre 2.537 milioni di euro la quota «teoricamente recuperabile dai debitori risulta di 2.263 milioni». Il governo italiano ha consentito negli anni  il rientro del debito in due rateizzazioni, concordate amaramente da molti allevatori e nemmeno così efficaci sul fronte dei risultati. Diversi produttori non hanno mai aderito al piano agevolato di pagamento, per i motivi  denunciati da anni. E adesso per loro è arrivata l’ora della resa dei conti, sempre che non si facciano attrarre da qualche altra sirena politica che poi li abbandona per strada. Se guerra al sistema deve essere, lo dovrebbe essere fino in fondo, anche se non è facile fare la guerra dopo trent’anni…

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11 Comments

  1. salvo says:

    Al di là del fatto che sia una legge giusta o sbagliata, l’italia l’ha ratificata e i produttori ne erano a conoscenza.

    Adesso si paga e niente storie.

    • pippogigi says:

      Facendo l’esempio del trattato di Osimo, l’italia è libera di fare tutte le guerre che le pare, se le perde ci rimette i suoi territori, non quelli degli altri, quindi ottenuta l’indipendenza o l’italia restituisce alla Padania le province di Ragusa, Spalato, Fiume e Pola oppure deve lasciarci suoi territori equivalenti in estensione come compensazione.
      Per le quote latte stesso discorso: l’italia è libera di fare con la sua agricoltura e le sue terre tutti gli accordi capestro con l’europa, ma non li fa con i territori degli altri.
      Gli allevatori padani, oltretutto non messi in grado di rispettare la legge per mancanza d’informazione corretta non devono nulla all’entità denominata italia.
      Se saranno costretti a pagare qualcosa all’indomani dell’indipendenza l’italia dovrà restituire tutti i soldi, comprensivi d’interessi e pagare i danni alle aziende agricole costrette a chiudere.

  2. pippogigi says:

    La questione delle quote latte è una porcheria. Mi ricordo che già a fine anni novanta gli allevatori facevano i posti di blocco per le strade, sono passati 15 anni e siamo ancora li a discuterne.
    L’origine è semplice: la Padania è sottomessa a quella invenzione denominata italia. Il governo che dirige l’entità denominata italia molti anni fa fece un patto con l’Europa: la fertile ed agricola Padania avrebbe prodotto pochi prodotti agricoli (a beneficio di Germania, Francia e Danimarca) ed avrebbe avuto via libera per la produzione dell’acciaio.
    Considerate che già allora la domanda di acciaio era in diminuzione, che i cinesi si stavano affacciando sul mercato e potrete capire la fregatura che ci hanno rifilato. Ovviamente il patto era a danno del Nord (meno agricoltura) e a vantaggio del Sud (vedi l’Ilva di Taranto), in poche parole si distruggevano posti di lavoro in Padania per crearne in Magna Grecia.
    L’entità statale che governa l’espressione geografica artificialmente assunta al ruolo di Stato (inesistente) denominato italia ha più volte dimostrato che è capace solo a gestire i propri affari (privati) non certo a gestire il benessere della collettività. Oltre alla fregatura si sono anche dimostrati incapaci di dichiarare quanto latte potevano produrre gli allevatori. Questa incapacità la abbiamo osservata di continuo, per ultimo mi ricordo gli insegnanti, il cui numero è stato programmato insufficiente per il Veneto ed in esubero per la Sicilia (e ci mancherebbe, vero? gli errori sono sempre in una direzione). Quindi gli allevatori padani hanno prodotto un quantitativo di latte, secondo le direttive dell’italia, la cifra si è rivelata sbagliata e l’Europa ha preteso che invece che fossero gli allevatori a pagare le multe, se pagava l’italia era considerato aiuto di Stato.
    Qui il problema, l’errore è stato del governo, ma devono essere gli allevatori a pagare e in molti casi a chiudere le aziende.

    Detto questo, la conclusione è semplice: via dall’italia, caso mai non fossero sufficienti ragioni questa mi pare più che valida e via dall’europa, se la fertile Padania non può produrre cibo a sufficienza ed anzi deve importarlo per la gioia di tedeschi e francesi mi pare evidente che ci sia qualcosa che non vada. In ogni caso via all’europa, dalle sue normative assurde, dai suoi costi spropositati e dalla sua moneta.

  3. Lucia says:

    curioso. Questo giornale stigmatizza continuamente la coglionaggine dei cittadini,che pagano tacendo tutto quello che viene loro richiesto e quando qualcuno si ribella e rischia ne parla come di quattro disonesti evasori ammaliati da una forza politica altrettanto disonesta. Quando ci si deciderà ad essere coerenti?

    • gianluca says:

      a parte che non è quello il tono dell’articolo, nel corso degli anni chi si è ribellato in questo settore ha inseguito sirene del tutto destituite di alcuna credibilità e ora infatti ci si ritrovra punto e a capo

  4. Albert Nextein says:

    Questa storia delle quote latte è una porcheria, un guasto creato dall’ingerenza pubblica negli affari privati.
    Una distorsione artificiale del sistema di mercato e di concorrenza.
    Si produce troppo latte?
    Nessuna quota, basta lasciar fare alla concorrenza ed al mercato.
    Chi riesce a sopravvivere, e chi deve fare qualcos’altro.
    E’ semplice.
    Si produce meno latte del necessario, o si aprono nuovi mercati?
    Allora qualcuno torna a produrre latte.
    Semplice.

    Le quote latte vanno abolite.
    E le multe le paghi chi ha chiesti le quote, e chi le ha permesse ed istituite.
    Semplice.

    • gianluca says:

      tutto vero in linea teorica, ma quando si accetta un sistema da oltre trent’anni e per di più si forniscono all’inizio dati volutamente sbagliati per nascondere il nero – con la complicità delle organizzazioni di categoria – poi diventa difficile sostenere che è tutto sbagliato ed è tutto da rifare

    • Dan says:

      Ma questo latte extra, invece di multarlo, non si faceva prima a comprarlo a prezzo politico, farne cacio ed utilizzarlo come merce di scambio in africa ?

      Ah già… ma poi non avremmo avuto tanta benefica immigrazione clandestina e quindi meno vettori di esportazione di denaro…

  5. Fermate le autostrade

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