Quota 100 farà avere ogni anno 200 milioni di euro alle banche. Bernardelli: grazie Lega

salvinidi ROBERTO BERNARDELLI – L’ultima beffa arriva da quota 100: in pensione a 62 anni e  38 di contributi. Il tfr infatti lo vedrai cinque anni dopo, allo scadere naturale a 67 anni della pensione secondo la legge Fornero. A meno che tu non lo voglia subito, come ti spetta di diritto… In tal caso, te lo “anticipa” la banca, chiedendoti gli interessi. Che non sia uno scherzo è purtroppo chiaro. “Quota 100” farà avere ogni anno 200 milioni di euro alle banche, è la dichiarazione che ha aperto uno squarcio sulla sola del governo. Ad allarmare i pensionati futuri  è stato Giovanni Paglia, di Sinistra Italiana. E subito si è scatenata l’agenzia Agi col proprio consueto impeccabile fatc checking. Ed ecco i fatti.

Giovanni Paglia, ex deputato di Sel e dirigente di Sinistra Italiana,   il 10 gennaio su Facebook scrive che«Come è noto i dipendenti pubblici che andranno in pensione con Quota 100 vedranno il loro tfr con 7 anni di ritardo. Per evitare comprensibili rivolte, il Governo ha ben pensato di far anticipare i soldi dalle banche, al “modico” tasso del 3%. Ovviamente il conto è a carico del contribuente. Parliamo di almeno 200 milioni l’anno, che dalle nostre tasche finiranno dirette ai profitti del sistema bancario».

Vero o falso? Vero, anche se quantificare oggi quanto costerà di interessi è ancora presto, l’accordo sul tasso ancora non è stato definito. Ma una cosa è certa: per avere i propri soldi occorrerrà chiederli in prestito. Una norma peggiore non poteva essere pensata.

Tecnicamente le cose stanno messe così: “La legge che istituisce “quota 100” ancora non è stata ufficialmente presentata né approvata, anche se il governo nella legge di Bilancio per il 2019 ha già creato un apposito fondo (art. 1 co. 256) per realizzarla, con una dotazione di 3,9 miliardi per il 2019, 8,3 per il 2020, nel 8,6 per il 2021, 8,1 per il 2022, 7 per il 2023 e 7 miliardi di euro ogni anno a partire dal 2024. Il governo a inizio 2019 ha però diffuso una bozza di decreto legge, che tratta di reddito di cittadinanza e di pensioni, in attesa di quello definitivo. Quindi Paglia sta facendo riferimento a questo documento.

Qui troviamo (art. 14) in primo luogo una definizione precisa di cosa sia “quota 100”: il diritto ad andare in pensione anticipatamente al raggiungimento di un’età anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni.

All’articolo 23 della bozza di decreto legge, poi, è contenuta la disposizione di cui parla l’ex deputato di Sel. Qui infatti viene stabilito che ai dipendenti pubblici “cui è liquidata la ‘pensione quota 100’ oppure il trattamento pensionistico anticipato indipendente dall’età anagrafica (…) l’indennità di fine servizio comunque denominata [il tfr di cui parla Paglia n.d.r.] è corrisposta al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione della stessa secondo le disposizioni di cui all’articolo 24 del d.l. 6 dicembre 2011 n. 201”.

 Chiaro? Vai in pensione oggi, il tfr ti spetta tra 5 anni. Ma ecco arrivare il secondo comma dell’articolo 23 della bozza di decreto legge:  “le pubbliche amministrazioni stipulano apposite convenzioni con gli istituti di credito per l’erogazione anticipata dell’indennità di fine servizio”. Vero, verissimo, tanto che  il 10 gennaio scorso il ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, ospite su La7, ne parlava come di una trattativa in corso.
Le banche ringraziano il governo del popolo.
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