Quota 100, Boni: ma avete dimenticato che è un prestito da restituire alle banche con gli interessi?

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di Davide Boni – Abbiamo un sistema previdenziale che dalle nostre parti sta in piedi da solo ma occorre complicare la vita ai lavoratori e farli pagare tre volte. La prima, perché sulle pensioni hanno già pagato le tasse per tutta le vita, sui contributi e tutto il lordo che avevno in busta. La seconda perché il Nord ha sempre versato e adesso la pensione non la vede perché deve andare a chi è più falso invalido di noi. La terza, perché quota 100, in pensione a 62 anni e  38 di contributi con varianti possibili, è una bufala. Per iniziare, così come l’hanno congeniata, il tfr arriva qualche anno dopo, allo scadere naturale a 67 anni della pensione secondo la legge Fornero. Che la Lega non ha abolito ma ha fatto finta di abolire. Nel caso i soldi servano – e a chi non servono? – te li anticipa la banca. Con gli interessi.

Le banche porteranno a casa 200 milioni di interessi. E noi? Poca trippa per gatti.

Lo aveva scoperto, pensato un po’, Giovanni Paglia, ex deputato di Sel e dirigente di Sinistra Italiana,   il 10 gennaio 2019  su Facebook scrive che«Come è noto i dipendenti pubblici che andranno in pensione con Quota 100 vedranno il loro tfr con 7 anni di ritardo. Per evitare comprensibili rivolte, il Governo ha ben pensato di far anticipare i soldi dalle banche, al “modico” tasso del 3%. Ovviamente il conto è a carico del contribuente. Parliamo di almeno 200 milioni l’anno, che dalle nostre tasche finiranno dirette ai profitti del sistema bancario».

Tecnicamente le cose stanno messe così: “La legge che istituisce “quota 100” ancora non è stata ufficialmente presentata né approvata, anche se il governo nella legge di Bilancio per il 2019 ha già creato un apposito fondo (art. 1 co. 256) per realizzarla, con una dotazione di 3,9 miliardi per il 2019, 8,3 per il 2020, nel 8,6 per il 2021, 8,1 per il 2022, 7 per il 2023 e 7 miliardi di euro ogni anno a partire dal 2024. Il governo a inizio 2019 ha però diffuso una bozza di decreto legge, che tratta di reddito di cittadinanza e di pensioni, in attesa di quello definitivo. Quindi Paglia sta facendo riferimento a questo documento.

Qui troviamo (art. 14) in primo luogo una definizione precisa di cosa sia “quota 100”: il diritto ad andare in pensione anticipatamente al raggiungimento di un’età anagrafica di almeno 62 anni e di un’anzianità contributiva minima di 38 anni.

All’articolo 23 della bozza di decreto legge, poi, è contenuta la disposizione di cui parla l’ex deputato di Sel. Qui infatti viene stabilito che ai dipendenti pubblici “cui è liquidata la ‘pensione quota 100’ oppure il trattamento pensionistico anticipato indipendente dall’età anagrafica (…) l’indennità di fine servizio comunque denominata [il tfr di cui parla Paglia n.d.r.] è corrisposta al momento in cui il soggetto avrebbe maturato il diritto alla corresponsione della stessa secondo le disposizioni di cui all’articolo 24 del d.l. 6 dicembre 2011 n. 201”.

Eravamo nell’era del governo del popolo. Ora che siamo nell’era del governo del popolo 2, poco cambia. Non ve lo dico sempre che destra e sinistra uguali sono? 

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