Quirinale. Quando Repubblica scriveva della “secessione sudica di Prodi”

di stefania piazzoprodialema

Ad avere uno come Prodi al Quirinale, sai già come può andare a finire. Sai dove sarebbe già sbilanciato. Persino Repubblica, quando il  professore compose il suo governo dopo aver battuto per un pelo il centrodestra, scrisse che nella provinciale contabilità delle poltrone ministeriali, compariva solo un rappresentante del Nord, una lombarda.

Eppure lo stesso Prodi aveva prima rassicurato che a fronte di  un paese «lacerato, spaccato, irrimediabilmente diviso», appunto, “il paese ha bisogno di un Nord forte e vitale che ne traini la riscossa”. Proprio per questo, sapendo che “al Nord sappiamo di dover dare molto”, il governo si piegò territorialmente ancora sulla rappresentanza del mezzogiorno. E persino a Repubblica scappò di scrivere, per la firma di Alberto Statera, che ci si trovava di fronte a “Quasi una secessione prodiana alla rovescia, romanocentrica, sudica, nonostante il veto al Ponte”.

Ecco. Immaginiamoci il resto, oltre che sapere quanto fece Prodi all’Iri, per quanto riuscì a cedere i gioielli di Stato. No grazie, resti dov’è, il Nord non ne ha bisogno,  ha già le sue belle gatte da pelare in casa, visto che la rappresentanza settentrionale è scivolata come la falda tettonica, verso Sud.

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