Napo capo sul voto. L’ultimo “ricatto” per arginare l’inciucio Renzi-Cav per arrivare al 2018?

di ELSA FARINELLIrenzi berlusconi

Dicono i “vecchi” in Parlamento che si voterà ma lo dicono anche molti cronisti. Se Renzi e Berlusca hanno trovato la quadra, elezioni e via. Ma c’è l’altro vecchio, dal Quirinale, che detta ancora le regole o almeno prova a dettare la linea di condotta a Renzi che sembra voler fare tutto: premier, papa, capo dello Stato.

Il presidente della Repubblica, annunciando le sue potenziali dimissioni, dice: mi dimetto e voglio vedere come ne uscite. Perché trovare un accordo sul nuovo presidente sarà un gioco al massacro e lui lo sa. E sembra dire, il pres: o vinco io e tu fai come ti dico, facendo questa benedetta legge elettorale che sono 9 anni che aspettiamo, e quindi ti mando ad elezioni, oppure sono io che vi lascio nel pantano.

L’ultima seduta tra Renzi e Berlusconi avrà deciso come fare la legge elettorale o come aspettare, piuttosto, per dare  a Berlusconi il tempo di riorganizzarsi, di essere nuovamente rieleggibile? E se l’accordo fosse: si vota nel 2018? Così intanto il centrodestra si riorganizza, Renzi va avanti a far fuori i suoi, intanto Salvini si affranca sempre di più come il terzo polo, al posto di Grillo. Parabola su cui spinge tutto il sistema della comunicazione, Mediaset compresa.

La riabilitazione a tempo del cavaliere porterebbe al rafforzamento di una bipolarizzazione del sistema netta, cosa che piace molto a Renzi e che sarebbe il successo definitivo, il capolavoro di Berlusconi rispetto a tutti i fuoriusciti.  Due poli forti, veri, e un terzo, arrabbiato a vita, a fare da contenitore di tutti i malcontenti.

La realtà supera la fantasia?

 

 

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