Quei fatti di Reggio Emilia del 1960, rimossi dalla politica ma non dall’arte

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di MASSIMILIANO PRIORE – In questi giorni ricorre l’anniversario della Strage di Reggio Emilia.
Riporto alcuni stralci dell’articolo presente sul sito dell’Anpi di Reggio Emilia.

La strage di Reggio Emilia del 7 luglio 1960 è un fatto di sangue avvenuto nel corso di una manifestazione sindacale durante la quale cinque operai reggiani, Lauro Farioli, Ovidio Franchi, Emilio Reverberi, Marino Serri, Afro Tondelli, tutti iscritti al PCI furono uccisi dalle forze dell’ordine. Nota anche con il termine di “fatti di Reggio Emilia”, la strage fu l’apice di un periodo di alta tensione in tutta  l’Italia, in cui avvennero scontri con la polizia.

I fatti scatenanti furono la formazione del governo Tambroni, governo monocolore democristiano con l’appoggio esterno del MSI, e l’avallo della scelta di Genova (città “partigiana”, già medaglia d’oro della resistenza) come sede del congresso del partito missino. La sera del 6 luglio la CGIL reggiana, dopo una lunga riunione, proclamò lo sciopero cittadino. La prefettura proibì gli assembramenti e le stesse auto del sindacato invitarono con gli altoparlanti i manifestanti a non stazionare durante la manifestazione. L’unico spazio consentito, la Sala Verdi che aveva una capienza di 600 posti, era troppo piccolo per contenere i 20.000 manifestanti. Un gruppo di circa 300 operai delle Officine Meccaniche Reggiane decise quindi di raccogliersi davanti al monumento ai Caduti, cantando canzoni di protesta.

Alle 16.45 del pomeriggio una carica di un reparto di 350 poliziotti al comando del vice-questore Giulio Cafari Panico, investe la manifestazione pacifica. Anche i carabinieri, al comando del tenente colonnello Giudici, partecipano alla carica.
Per gli esiti del processo, mi affido alla voce, più neutrale, di Wikipedia.
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Il 29 novembre 1962 la Sezione Istruttoria della Corte d’appello di Bologna rinviava a giudizio il vicequestore Giulio Cafari per omicidio colposo plurimo: “Omettendo per imprudenza, negligenza ed imperizia, di prescrivere le modalità e l’uso delle armi, provocando così, per l’indiscriminato uso delle armi, la morte di quattro persone. L’agente Orlando Celani era invece imputato d’omicidio volontario per aver sparato contro Afro Tondelli. Per motivi di  legittima suspicione il dibattimento venne celebrato avanti la Corte d’Assise di Milano e non a Reggio Emilia. La Sentenza venne pronunciata il 14 luglio 1964. Il vicecequestore fu assolto con formula piena, per non aver commesso il fatto, mentre l’agente venne assolto con formula dubitativa. Due anni dopo la Corte d’Assise d’Appello riformò la Sentenza assolvendo l’agente con formula piena.

I fatti accaduti a Reggio Emilia vengono menzionati nel film  Don_Camillo_monsignore…_ma_non_troppo. I fatti furono narrati in una celebre canzone di Fausto_Amodei, Per i morti di Reggio Emilia e, più recentemente, nel romanzo di Paolo Nori.

Ecco, l’arte. Reggio Emilia è riuscita a creare una produzione artistica che altri fatti successivi non sono riusciti a fare. Non tanto dal punto di vista cinematografico (ricordiamo “Diaz” e “Acab”) o letterario. Mi riferisco soprattutto alla musica. “Per i morti di Reggio Emilia” è stata interpretata anche da Milva e da un gruppo rossissimo come i Modena City Ramblers ed divenuta popolarissima. Insieme a “Contessa”, anche se meno, è riuscita a entrare in un immaginario collettivo.

Ci sono stati eventi successivi in grado di diventare musica e non parlo di musica conosciuta solo da alcuni? Esiste la “Ballata per Carlo Giuliani”, ma quanto è popolare? Anche “Lettera da lontano” di Enzo Jannacci fa un riferimento a Carlo Giuliani, ma non è uno dei suoi capolavori.“Viva l’Italia” cita la strage di piazza Fontana (“viva l’Italia del 12 dicembre”), ma solo in una strofa.

Riusciremo ancora a produrre musica capace di essere collante di rivoluzionari e di patrioti che lottano per la libertà?

Paradossalmente, mi viene in mente che i nazisti e i fascisti cantavano molto. Horsrt Wessel Lied, Faccetta Nera.

La Padania ha come inno “Va Pensiero”, scelto come canto di libertà dei popoli oppressi. Ma era popolare durante il Risorgimento e più recentemente qualcuno propose che sostituisse Fratelli d’Italia (per inciso: quanto è giusto che un movimento di parte si chiami come l’inno nazionale, che dovrebbe essere un patrimonio di tutti?).

Anche un brano degli Offlaga Disco Pax, gruppo reggiano dallo stile inconfondibile e che purtroppo si è sciolto a causa della morte di uno dei suoi componenti, “Piccola Storia Ultras” parla dei Fatti di Reggio Emilia e lo rimandando a un coro ultras, che rimanda a “Per i morti di Reggio Emilia”. Che cita “Bandiera Rossa” e “Fischia il Vento”. Anche “Bella Ciao” rimanda a una canzone delle mondine, che è addirittura una traduzione dall’occitano. Non so se si vada addirittura più indietro.

Sorel diceva che chi combatte per degli ideali ha bisogno di miti. Ha bisogno anche di simboli e di arte, di musica.

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