Questa è Roma, se la tengano! Mafia Capitale. 37 arresti, pure Alemanno indagato

di CASSANDRAmaialiroma

Roba da fiction televisiva. Con la mafia che non esporta se stessa bensì che nasce come mafia romana e si diffonde dentro il Campidoglio, persino nell’ufficio dell’ex sindaco, secondo gli inquirenti. Roma è questo, capitale anche della mafia. Viene da dire… se la tengano… Invece c’è chi, come la Lega, non vede l’ora di governarla. E va beh…

L’operazione Mondo di mezzo ha smantellato un’associazione mafiosa, romana, chiamata proprio per questo dagli inquirenti “Mafia capitale”: l’ex Nar Massimo Carminati, dominus e trait d’union tra criminalità romana, con le sue radici nella Banda della Magliana e il mondo della politica romana. Sono 37 gli arresti e 40 le informazioni di garanzia, per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio ed altri reati, con l’aggravante delle modalità mafiose e per essere l’associazione armata.

Due anni di indagini

Provvedimenti che scaturiscono da un’attività investigativa avviata nel 2012 dal Ros, sotto la direzione della Procura Distrettuale Antimafia di Roma, nei confronti di un’organizzazione mafiosa radicata nella Capitale, facente capo a Massimo Carminati, 56enne, milanese pluripregiudicato, ex appartenente all’organizzazione terroristica dei Nar e strettamente legato allo storico sodalizio criminale “Banda della Magliana”, e coinvolto in diverse vicende processuali per gravi episodi delittuosi. Tra i quali il depistaggio delle indagini sulla strage di Bologna del 1980, il rinvenimento nei sotterranei del ministero della Sanità dell’arsenale della banda della Magliana nel 1981, il furto nel caveau del Palazzo di Giustizia di Roma nel 1999. Le indagini – spiegano i carabinieri – “hanno accertato l’operatività di una ramificata e pervasiva struttura mafiosa”, battezzata “Mafia Capitale” che, nel tempo, “ha assunto caratteri di originalità, differenziandosi, significativamente dalle cosiddette mafie tradizionali”. E “avvalendosi dello storico legame con esponenti dell’estrema destra romana, alcuni dei quali divenuti esponenti politici o manager pubblici, il sodalizio si e’ gradualmente dimensionato in un’organizzazione di tipo evoluto, dedita alla sistematica infiltrazione del tessuto economico ed istituzionale, con una struttura tipicamente mafiosa ed un apparato in grado di gestire i diversificati interessi illeciti”.

La mafiosità alla matriciana

In particolare – hanno sottolineato i carabinieri per quanto attiene alla mafiosità del sodalizio, “sono stati acquisiti tutti gli elementi che ne caratterizzano la sussistenza, con riferimento alla struttura gerarchizzata, alla segretezza e al rispetto del vincolo associativo, all’assistenza legale fornita agli affiliati detenuti ed ai familiari, alla disponibilità di armi ed, in primo luogo, all’utilizzo del c.d. metodo mafioso connotato dall’esercizio di un forte potere intimidatorio”. In tale ambito, sono emersi comunque anche gli stretti rapporti con esponenti apicali di organizzazioni di altissimo profilo criminale operanti nella Capitale, come il clan camorrista che fa capo a Michele Senese, radicato a Roma sin dagli anni ’80 e dedito al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, e il clan Casamonica, attivo nel quadrante sud-est della città specializzato in usura e riciclaggio. Legami anche con Ernesto Diotallevi, ex della Banda della Magliana con compiti di riciclaggio dei capitali illeciti, e Giovanni De Carlo, subentrato al primo nello scacchiere delinquenziale romano. Verificate anche proiezioni del clan mafioso catanese di Santapaola e contatti con un gruppo di rapinatori albanesi “particolarmente agguerrito e pericoloso”. Nel corso delle indagini, e’ stata accertata la consumazione di estorsioni, aggressioni e intimidazioni in danno di imprenditori e commercianti non disposti a scendere a patti con il sodalizio, l’erogazione di prestiti a tassi usurari ed il conseguente recupero dei crediti con azioni violente o minacce. E “lo stesso controllo su attività imprenditoriali connesse alla gestione di appalti pubblici è stato ottenuto, in taluni casi, mediante la forza di intimidazione del sodalizio”. In alcuni casi – hanno spiegato i carabinieri del Ros – gli imprenditori si sono di fatto posti a disposizione del sodalizio, pur mantenendo un relativo margine di autonomia gestionale.

 

In tale contesto, secondo gli inquirenti, si colloca l’imprenditore pregiudicato Salvatore Buzzi, ritenuto il braccio imprenditoriale di Carminati, il quale tramite una rete di cooperative sociali, gestiva gli interessi economici dell’associazione criminale in diversificati settori destinatari di appalti e finanziamenti del Comune di Roma e delle aziende municipalizzate. Nei settori dell’accoglienza dei profughi e dei rifugiati, della raccolta differenziata e dello smaltimento dei rifiuti, della manutenzione del verde pubblico e negli altri settori oggetto di gare pubbliche, quali ad esempio i lavori connessi all’emergenza maltempo a Roma e le attività di manutenzione delle piste ciclabili. Sulla base delle disposizioni impartite dal dominus, Buzzi ha intessuto rapporti con pubblici amministratori, funzionali agli interessi delle imprese del sodalizio, occupandosi personalmente della gestione della contabilita’ occulta e della creazione di flussi finanziari illegali, usati per alimentare “un ramificato sistema corruttivo, in favore soprattutto di protagonisti della vita politica e amministrativa di Roma Capitale”.

In particolare – hanno sottolineato i carabinieri – sono stati documentati rapporti, tra gli altri, con l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno e il relativo capo della segreteria Lucarelli Antonio, nonché con l’allora consigliere comunale (attualmente consigliere regionale) Gramazio Luca, e Scozzafava Angelo, ex direttore del V° Dipartimento, Promozione Servizi Sociali del Comune di Roma (Dipartimento che eroga finanziamenti per la gestione dei campo nomadi di Castel Romano, cruciale per gli interessi del sodalizio) e funzionali all’assegnazione di finanziamenti. Le indagini hanno documentato “che per ottenere alcuni finanziamenti l’organizzazione criminale interferiva nella programmazione del bilancio pluriennale 2012-2014 e nel successivo bilancio di assestamento di Roma Capitale”. Ma anche rapporti con Mirko Coratti e Franco Figurelli, rispettivamente presidente e capo segreteria dell’assemblea capitolina, interessati, secondo le indagini, per l’aggiudicazione del bando di gara Ama riguardante la raccolta del multi materiale, nonché per sbloccare pagamenti sui servizi sociali forniti al Comune di Roma e, infine, pilotare la nomina del nuovo Direttore del V Dipartimento. Tutti destinatari di informazioni di garanzia. Anche nel Consiglio regionale, a seguito del mutamento degli equilibri, si registrano rapporti con alcuni esponenti dell’area di maggioranza: in questo senso, assume rilievo la figura di Eugenio Patane’, attuale Consigliere regionale (gruppo consiliare del Pd) nominato il 26 marzo 2013: “Buzzi – hanno spiegato i carabinieri del Ros – a più riprese affermava di aver ricevuto imponenti richieste di denaro e di averne erogate in misura molto minore con riguardo alla gara Ama del 2013”.

 

 Quelle telefonate interessanti

E’ sempre Salvatore Buzzi, il responsabile della cooperativa 29 giugno, ad essere più chiaro degli altri. Nell’ordinanza di custodia cautelare per la cosiddetta ‘mafia Capitale’ viene riportata una intercettazione in cui a parere degli inquirenti si riscontra da parte di “Buzzi medesimo” una “diffusa ricerca di interlocutori nell’amministrazione comunale romana, con finalita’ eminentemente corruttive”. “Mo’ se perde devo dare quarantamila euro a Panzironi… che gli damo?”, fa Buzzi. E il finale e’ semplice: “Se vinceva Alemanno ce l’avevamo tutti comprati, partivamo fiuu (fonetico intendendo partiamo a razzo, ndr)… c’amo l’assessore ai lavori pubblici, Tredicine doveva sta’ assessore ai servizi sociali, Cochi andava al verde, Cochi non è comprato però è un amico, Alemanno… che cazzo voi di piu’…”. Ad un altro suo interlocutore Buzzi spiega: “Tu devi essere bravo perché la cooperativa campa di politica, perché il lavoro che faccio io lo fanno in tanti, perché lo devo fare io? Finanzio giornali, faccio pubblicita’, finanzio eventi, pago segretaria, pago cena, pago manifesti, lunedi’ c’ho una cena da ventimila euro pensa… questo e’ il momento che paghi di più perché stanno le elezioni comunali, poi per cinque anni… poi paghi soltanto… mentre i miei poi non li paghi più poi quell’altri li paghi sempre a percentuale su quello che te fanno. Questo è il momento che pago di più… le comunali, noi spendiamo un sacco di soldi sul Comune”.

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