Quello ius soli e la sola dell’integrazione. Il fantasma della libertà!

migranti-sbarco-porto_internadi RICCARDO POZZI –  Salvataggio, accoglienza, integrazione. Queste sono  le fasi della strategia italiana per gestire il fenomeno migratorio dal nord Africa verso l’Europa.

Nonostante la  buonafede e professionalità di tanti operatori, sulla fase del salvataggio permangono ombre poco rassicuranti. Interferenza, commistione e complicità di malavita organizzata in Libia e Italia, addirittura dubbi di accordi logistici per la gestione degli sbarchi ( da anni si sa che i gommoni partono quando i centri di accoglienza vengono vuotati); in sostanza il timore è che il denaro  che il governo italiano destina ogni anno per l’immigrazione  faccia gola a tanti operatori dalla mission non sempre limpida.

L’accoglienza è invece un problema tutto interno. L’esercito di piccoli albergatori che con il business  dell’immigrazione hanno risollevato le loro magre aspettative di incasso è solo la parte più squallida della filiera. L’imponente macchina della solidarietà fatta di cooperative e associazioni  no profit , i cui costi sono sopportati dalla fiscalità generale, genera a cascame un indotto davvero consistente di persone  che con quel denaro vivono e contano di viverci ancora.

L’integrazione, di gran lunga la più difficile delle fasi, è il punto in cui la miopia della strategia in materia mostra tutti i suoi limiti programmatici. Punto qualificante della strategia integrativa è la concessione della cittadinanza,  spesso indicata come lo strumento finale  per assorbire, soprattutto,  le nuove generazioni dell’immigrazione, i figli dei barconi, per intenderci.

Chi parla di diritto di cittadinanza per nascita (ius soli) finge di non vedere che, anche chi è nato qui, può non aver alcuna intenzione di integrarsi, anche se parla bergamasco o veneto,  e in qualche caso covare l’odio per una società di cui si sente estraneo per cultura etnica, religiosa e familiare (tutti  i terroristi delle stragi in Europa  sono nati in Europa  e  cittadini europei della seconda generazione).

In una intervista delle “Jene” davanti a una scuola a Brescia alcuni ragazzi maschi del centro Africa  che si esprimevano con perfetto accento bresciano, affermavano tranquillamente che le donne valgono meno degli uomini, che devono coprirsi per non essere stuprate  e che  questo lo direbbe il Corano.

Possiamo considerare integrati questi ragazzi, anche se sono nati in Italia e  sanno parlare perfettamente la lingua o il dialetto?

La cittadinanza italiana viene considerata  un diritto e non il premio di un percorso, soprattutto di condivisione culturale  ma anche di valori laici e morali.

In fondo la mancanza di cittadinanza non preclude l’assistenza sanitaria gratuita, il diritto a frequentare la Scuola pubblica, l’assegnazione di alloggi popolari. La radicalizzazione ideologica della cittadinanza  rischia di alimentare il dubbio che  i sacerdoti  dello “ius soli”  siano  mossi più dalle conseguenze elettorali che la cittadinanza implica, che non dall’umanitario desiderio di andare incontro alle aspirazioni civiche di una parte della popolazione.

Molti immigrati vedono infatti nella cittadinanza italiana, più che altro, una opportunità di mobilità interna alla UE e non subiscono alcuna frustrazione culturale dalla sua mancata concessione.

In un vecchio e visionario film di Luis Bunuel, “Il fantasma della libertà”,  i protagonisti si muovevano in una realtà surreale dove le azioni avevano conseguenze diametralmente opposte a quelle che la ragione si aspetta. Dopo le sentenze  dei tribunali, i condannati, venivano immediatamente liberati, la vita si muoveva con binari inversi dalla logica, il reale era  l’incubo della fantasia.

A volte si ha la sgradevole sensazione  che quel  vecchio film non sia mai terminato.

 

 

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2 Comments

  1. Ric says:

    Siamo retaggio morale ed ideologico , costruito sulle istanze romantiche ed ormonali dei limiti .
    Quando Gentilioni dice che lo ius è una questione di civiltà ti ha già messo nel sacco , anima bella ! Il papa delle bontá sovrannaturali per conto divino è imbattibile di fronte alle minusvalenze delle nostre tristi deficitarie esistenze nonchè miserrimi destini !
    In un rapporto impari chi ci rimette è sempre quello ; indovinate chi ?

  2. lombardi-cerri says:

    E’ bene non dimenticare mai che un “cane da pagliaio”, con tutto l’addestramento che volete , non diventerà mai, salvo scherzi di natura, un cane da caccia.

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