Quello del Rosatellum è lo stesso deputato che non volle cancellare i senatori a vita. Ce li hanno in Congo, Ruanda e Burundi

di CASSANDRAsenato2

Hanno abolito il Senato? No. Hanno abolito le Province? No. Sotto sotto formalmente non ci sono eppure ci sono. E quindi non potevano mancare i 5 senatori a vita di nomina presidenziale. Cinque eroi civili? Cinque personalità? Ogni tanto accade. Per il resto, ci si chiede che senso abbia oggi conservare questa usanza italiana. Il Pd si era diviso sul provvedimento, nel gennaio 2015,  poi l’aula della Camera, attenti bene, votò a favore dell’emendamento Rosato che reintroduceva i 5 senatori di nomina presidenziale. Il Senato si componeva così  da 95 senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da 5 senatori c nominati dal presidente della Repubblica. A votare contro o a non partecipare al voto, in dissenso comunque dal gruppo, si erano espressi i deputati della minoranza del Pd Enzo Lattuca, Rosy Bindi, Gianni Cuperlo, Alfredo D’Attorre, Marilena Fabbri, Davide Zoggia, Riccardo Agostini, Stefano Fassina. Ma anche gli esponenti di Forza Italia Daniele Capezzone e Pietro Laffranco contrari alla reintroduzione dei 5 senatori di nomina presidenziale. Contro M5S, Sel e Lega. Di quel Senato, affossato il referendum, non se ne fece più nulla, i senatori a vita restano al loro posto.

Oltre all’Italia, il privilegio esiste in Burundi, Paraguay, Congo e Ruanda.

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