Quelli che la solidarietà è bella… coi soldi degli altri!

di MATTEO CORSINI

“L’8% delle persone residenti nel nostro Paese vive in povertà assoluta… Nel 2005 costoro erano il 4.1% della popolazione e sono raddoppiati in sette anni… In questa situazione, continuare ad essere – insieme alla Grecia – l’unico paese dell’Europa a 15 senza una misura nazionale contro la povertà, dedicandovi una quota di spesa pubblica ben al di sotto della media continentale, è sempre meno sostenibile… Il nodo cruciale è – manco a dirlo – il finanziamento… Il fatto è che le risorse del bilancio pubblico sono poche e le richieste tante, bisogna decidere come distribuirle: questo è l’esercizio della politica nel senso più alto del termine, cioè la scelta degli interventi ritenuti prioritari per la collettività”. (C. Gori)

Leggo da tempo gli articoli scritti da questo signore, Cristiano Gori, su temi riconducibili in ampia misura al concetto di fare del bene ai poveri con si soldi degli altri. Si tratta, purtroppo, di un atteggiamento molto diffuso tra politici (per lo più) sinistrorsi e persone che in vario modo si guadagnano da vivere lavorando nel settore della solidarietà, guardandosi però dal farlo a spese proprie o cercando di convincere le persone a fare donazioni volontarie a enti di beneficenza. Perché cercare di convincere una moltitudine di persone quando basta “sensibilizzare” chi governa per ottenere quello che si vuole? L’atteggiamento tipico dei fautori della solidarietà coatta consiste nel fare affermazioni che apparentemente non ammettono replica, senza, quindi, sentirsi in dovere di fornire dettagli sulla incontrovertibilità del loro punto di vista. Un esempio consiste nell’affermare che la quota di spesa pubblica destinata alla “lotta” contro la povertà è “sempre meno sostenibile”. Pare che ciò derivi dal fatto che tale quota di spesa sia inferiore alla media continentale (Europa a 15).

E allora? Chi fa affermazioni del genere almeno si premurasse di indicare anche le voci di spesa pubblica nelle quali l’Italia è sopra la media europea, auspicando una loro riduzione. Ma questo non avviene mai. Eppure il nodo cruciale viene indicato nel “finanziamento”. Serve, quindi, un “esercizio della politica nel senso più alto del termine, cioè la scelta degli interventi ritenuti prioritari per la collettività”. A mio parere i problemi sono (almeno) due. In primo luogo, sono d’accordo che il problema sia il finanziamento. Ma la soluzione non consiste nell’imporre la solidarietà mediante il fisco, bensì nel sensibilizzare, senza alcuna coercizione, le persone a fare beneficenza.

Questa (mia) posizione è definita da Gori “iper-destrismo”, secondo la comoda definizione per cui chi è contro la continua espansione dello Stato (sociale) sarebbe di destra. In secondo luogo, quello che Gori indica come “esercizio della politica nel senso più alto del termine”, per me non ha nulla di alto. Togliendo ogni romanticismo tutt’altro che disinteressato, mi pare che non resti altro che la ben meno nobile situazione di una spartizione del bottino a opera delle persone che governano, sempre a spese del cosiddetto contribuente.

Credo non sia un caso che gente come Gori ritenga di essere indicata a supportare l’esercizio della politica nel senso più alto del termine. Per il bene della collettività, ovviamente. L’importante è che qualcun altro paghi il conto.

 

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5 Comments

  1. el noddego says:

    Per Alberto: credo che Matteo Corsini volesse proprio fare uso del verbo “premurarsi”, che indica il passaggio ad un’azione sentita come un obbligo ed eseguita con sollecitudine, anziché del verbo “premunirsi”, che fa riferimento più a cautela che ad obbligo morale.. Ma forse la mia conoscenza dell’italiano non è sufficiente. Che ne dice M. Corsini ?

    • Matteo C. says:

      Avrei potuto scrivere: “avesse premura di indicare…”, oppure “avesse la premura di indicare…”. Il senso comunque mi sembrava chiaro: dato che in Italia la spesa pubblica supera la metà del Pil e ci sono diverse voci nella quali la spesa è superiore alla media europea, chi invoca taluni aumenti di spesa dovrebbe almeno ricordare dove spendiamo di più (ammesso che maggiore spesa sia sinonimo di migliori servizi, ciò di cui dubito).
      Dovrebbe anche indicare, quanto meno a grandi linee, le fonti di finanziamento delle maggiori spese che vorrebbe veder effettuate. Dato che la pressione fiscale è già alta, sarebbe meglio se si trattasse di tagli di spese. Ma se Gori ritenesse che la maggior spesa per la “lotta contro la povertà” dovesse essere finanziata mediante tassazione, anche in quel caso penso dovrebbe indicare chi, come e quanto tassare.

  2. alberto says:

    “E allora? Chi fa affermazioni del genere almeno si premurasse di indicare anche le voci di spesa pubblica nelle quali l’Italia è sopra la media europea, auspicando una loro riduzione.”

    Premunisse, si dice premunisse. Occhio con l’italiano.

    • eridanio says:

      alberto, si dice Alberto. Occhio all’inutile. La lingua è viva e non chiede il permesso di esistere o approvazione alcuna.

  3. el noddego says:

    La parte più sopra riportata in corsivo di Cristiano Gori mi trova d’accordo. Ma è un’affermazione monca e come tale può essere interpretata a piacere. La scelta degli interventi ritenuti prioritari per la comunità deve essere fatta con obiettività ed onestà da parte degli amministratori delle casse pubbliche. Purtroppo il malaffare ha spesso il sopravvento sulla dirittura morale e gli sprechi (usi eccessivi e/o ingiustificati) sono la conseguenza. La gente dovrebbe essere educata a chiedersi “chi paga ?” ogniqualvolta viene proposta una spesa di denaro pubblico senza una chiara giustificazione. Questo però è compito dei libertari, ché i cattocomunisti, per loro natura, non sarebbero atti all’uopo.

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