Quelli che ci fanno fallire li fanno ministri e li chiamano tecnici. In Svizzera no

di GIUSEPPE REGUZZONIgoverno

Ve li ricordate i titoli? Devolution, è fatta. Devolution, abbiamo vinto. Pochi mesi alla Devolution.

Poi è passata anche la stagione della Devolution. Ed è arrivata quella del Federalismo di un ministro che chi più chi meno si conosce… Ed è quindi passata definitivamente anche la stagione del Federalismo.  Con i decreti inattuativi, con i calcoli dei professori…

Erano anni anche in cui   i “grembiulini” del Corrierone continuavano a delirare, per voce dell’ambasciatore (?) Sergio Romano che il problema dell’Italia era il federalismo (che non c’è), e non la casta romana (che c’è e magna alla grande), intanto i nostri vicini Svizzeri ci srotolavano i dati e i fatti di un federalismo virtuoso, in cui i soldi dei contribuenti vengono amministrati come si deve, senza “tesoretti” centrali e commissari europei succhiasangue, alla Monti-Passera-Fornero. E seguenti compagni.

Mentre noi apsettavamo il federalismo del signor ministro padano, sulla prima pagina della Neue Zürcher Zeitung, il principale quotidiano svizzero, si raccontava che i conti di Comuni, Cantoni e Confederazione (lì la sequenza è questa) negli ultimi anni sono perfettamente in ordine, “in nero”, come si dice, e non “in rosso”. I dati erano stati forniti dal Dipartimento Federale delle Finanze e la dicevano lunga su come funzionano le cose dove il federalismo è legge: «Il surplus dei Cantoni scende nel 2012 a 536 milioni di Franchi, ma dovrebbe risalire nel 2013 a 1,5 miliardi». «In segno negativo tra il 2012 e il 2015 è solo la Confederazione … dove il deficit complessivo nell’anno corrente è di circa 1,6 miliardi di Franchi, che scenderanno a 739 milioni entro il 2015». Nessuno, però, si sogna di trasferire l’attivo di Comuni e Cantoni sulla Confederazione. Il documento di programmazione finanziaria elvetico sottolinea, poi, che le entrate statali restano comunque superiori alle uscite, malgrado i decrementi dovuti alla crisi globale e alla flessione dell’export legata al superfranco. Malgrado la congiuntura internazionale si vedrà comunque una crescita del Prodotto Interno Lordo, sia pure limitata allo 0,5 %. Il calo della crescita comporterà maggiori uscite a sostegno degli ammortizzatori sociali (che la Confederazione non ha affatto “tagliato”).

La Svizzera resta, insomma, un modello, con il paradosso che il “paese delle banche”, all’epoca della crisi dei subprimes, tra il 2007 e il 2008, è intervenuto solo limitatamente per salvare la propria maggiore banca, l’UBS, oggi controllata da fondi sovrani asiatici. In precedenza, la Confederazione aveva lasciato che la propria compagnia di bandiera, la Swiss Air, fallisse, senza pomparvi miliardi di denari dei contribuenti. Il federalismo – anche senza essere docenti della Bocconi o ex ambasciatori – è anche questo: rispetto delle tasse pagate dai cittadini e rifiuto di avvallare politiche gestionali dissennate. Da noi, invece, i presidenti delle banche, azioniste della fallimentare Alitalia, li fanno ministri e li chiamano “tecnici”.

 

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3 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Eh eh… caro Reguzzoni,
    in itaglia si dice PARTITO ma e’ = a RIMASTO. Magari in aetermun.

    Si dice: siamo impegnati a fare = fare riforme che equivale a NON FARE UN KAX.

    E via cosi’ itaglianizzando.

    Saluti…

  2. loris54 says:

    Monti,Giarda e la Fornero mi sembrano personaggi usciti dal’oltretomba, non parliamo del re Giorgio………….

    • luigi bandiera says:

      Ma come, loris54, sono i veri pilastri nostrani.
      Qua SANSONE non servirebbe perche’ con una spinterella cadrebbero, ma nessuno ha il coraggio. Forse per pieta’ cristiana..??

      E chi lo sa…

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