Quell’attrazione politica fatale del Nord verso il Sud

nord_suddi SERGIO BIANCHINI – Le tre Italie in stallo. E’ ormai ultranota la mia analisi sulle tre Italie, sull’esistenza storica e ancora indelebile dei tre grumi sociali e territoriali che esprimono tre storie e sensibilità culturali e politiche diverse della penisola. L’interazione di queste tre Italie è stata ed è decisiva per le vicende dello stato italiano.

Una costante facilissima da osservare è l’ostilità tra nord e centro italia, in particolare tra lombardia e toscana.

Un esempio forte, precedente l’unità d’italia, sta nella mancanza di collaborazione tra i granduchi toscani,  ramo degli asburgo lorena dal 1737 al 1860 e quindi legatissimi al mondo germanico ed agli Asburgo, ed il regno lombardo veneto dipendente diretto degli Asburgo viennesi.

Furono i ribelli toscani che si rivolsero al nord italia, al Piemonte, alla dinastia sabauda, dopo aver fatto fuggire l’ultimo granduca Ferdinando IV figlio di Leopoldo, e si “donarono “ al regno di Sardegna per impedire la nascita del regno del nord e trascinare i Savoia sotto l’appennino.

Le rivalità tra toscani e lombardi e veneti, con fasi alterne e alleanze mutevoli ha attraversato le vicende del centronord per secoli. I Lombardi ancora oggi “non vedono i toscani”.

Proprio la tragica alleanza della toscana (nascosta da vari e mutevoli travestimenti politici ed ideologici) con il sud ha consentito, a partire dagli anni 70, la totale meridionalizzazione dello stato e le conseguenze catastrofiche che oggi vediamo. Crisi finanziaria, crisi del sistema giudiziario, sfascio della scuola, tassazione patologica. Sono danni che nessuno saprà risolvere senza una forte base sociale ed economica che estemporanee convergenze nord sud non sono in grado di dare.

A mio parere permane questa resistenza psicologica, bilaterale, rispetto ad un’alleanza del nord con il centro e ciò rende il paese intero non governabile. La situazione adesso è in stallo. Il PD sta in attesa che nord e sud facciano da soli ma cosa faranno? I sentimenti che circolano tra nord e cinquestelle sono di opposizione, anche se spesso contraddetti nella prassi e perfino nelle vicende personali.

La sintonia sentimentale sotterranea tra i nordisti e il sud è facilmente evidenziata da vari esempi esistenziali, cominciando dalla convivenza di Berlusconi dopo il divorzio. Ma anche nella lega, anche nei periodi di antimeridionalismo acceso la presenza di relazioni nord-sudiste è fortissima. Basta ricordare la moglie di Bossi, l’avvocato siciliano Brigandì, il direttore della padania Paragone, il tesoriere Belsito, la capa del sindacato padano Rosy Mauro. E anche le recenti vicende di Maroni con la sua portavoce Votino e la sua  Paturzo.

Non dico questo per futili considerazioni pettegolistiche ma per sottolineare una oggettiva costante emotiva e irrazionale convergenza di nord e sud che, perfino a dispetto del secessionismo, si manifesta scavalcando regolarmente il centro italia con cui il nord confina ed al quale è più vicino anche culturalmente e socialmente.

Il PD, che ha le sue radici nel centro Italia sta a guardare. Al termine della fatua convergenza attuale nord-sud riprenderà l’incontro- scontro nord sud. Il PD sarà l’ago della bilancia e andrà con quello dei due che lo cercherà di più. Ritengo questo un passo obbligato per il nord che dovrebbe proporre un’alleanza ma a patto che si attui davvero una de meridionalizzazione dello stato. Che cessi cioè l’uso assolutamente improprio dello stato per risolvere i non affrontati problemi di sviluppo del sud.

Questo uso improprio è alla base della totale degenerazione dello stato e della politica. E’ potuto avvenire a seguito dell’alleanza opportunistica e irrazionale del centro col sud contro il nord ridotto a gallina da spennare.

La via per corregge l’enorme deviazione è a mio parere obbligata. Sarebbe davvero miracolosa una capacità correttrice fatta dall’alleanza nord-sud, centrodestra cinquestelle. Tutto sommato la accetterei comunque volentieri ma non la credo possibile.  Vedremo.

 

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One Comment

  1. caterina says:

    chissà perchè, dopo la maledetta unità il Nord ha sempre attratto, come via di fuga…per i meridionali che non sono andati oltre oceano hanno preso più comodamente un treno e sono emigrati sopra il P0, industrie nascenti o invasione dei concorsi statali… per quelli che invece abitavano sopra il Po che non sono anche loro andati oltre oceano, disdegnando per lo più, almeno un tempo, pur di non diventare statali che sempre servi di un padrone sarebbero stati, sono andati altrove, nei paesi europei, Svizzera Francia, Belgio… piuttosto nelle miniere…a Marcinelle erano quasi tutti delle nostre regioni sottomesse ai Savoia…
    La stramaledetta unità tanto decantata dagli intellettuali unionisti del tempo e non solo è stata la più grande sventura per tutti i popoli della penisola e siamo qui ancora a cercare le soluzioni, quando la più evidente ma sempre osteggiata sarebbe anche oggi una Confederazione delle Regioni o macroregioni se si preferisce… le quali, caricate di responsabilità della gestione di se stesse farebbero a gare per dimostrare di esserne all’altezza, perché saprebbero sviluppare al massimo le potenzialità di cui ciascuna è dotata abbondantemente…

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