Quella suora femminista nella Venezia del ‘600

di VIVEREVENETO.COM (vvmaya) – Elena Cassandra Tarabotti (Venezia 1604-1652) – ora considerata una delle più importanti scrittrici dell’epoca – nacque a Venezia nel sestiere di Castello in una famiglia di origini plebee che si stava sollevando. Ancora bambina e contro la propria volontà, fu costretta a entrare nel monastero di Sant’Anna di Venezia, dove passò il resto della vita sotto il nome di Suor Arcangela Tarabotti. Acculturata e appassionata di musica, attraverso l’attività letteraria  riuscì a superare i confini fisici che la separavano da quel mondo che bramava ma non poteva avere, e stabilì un’ampia rete di contatti letterari mantenendo una fitta corrispondenza con donne ed uomini noti personaggi dell’epoca.

Dopo aver scritto l’Inferno Monacale nel 1633 (mai pubblicato), soggetta a pressioni religiose e calunniata di eccessiva intimità con un “monachino”, ebbe una crisi profonda e  cadde in depressione per il non potersi difendere da tali accuse. Tali “persecuzioni” furono mitigate grazie all’intervento diretto del cardinale Ferdinado Cornaro. La Tarabotti tornò presto alle sue letture (fra le quali non disdegnava Machiavelli, Brusoni e perfino Ferrante Pallavicino, scrittore satirico e polemico, veneziano, giustiziato in  Francia) e decise di scrivere un libro adatto a essere pubblicato. Si  allontanò dall’autobiografia e dalla rabbia che dominavano “La tirrania paterna” e “Inferno monacale” ed arrivò a raggiungere la fama.

TARABOTTINel 1644 le portarono copia di “Satira contro la vanità delle donne” e le dame sue amiche la pregarono di rispondere in difesa del proprio sesso. Nel giro di breve tempo scrisse le ragioni della superiorità femminile e le difese con passione: “Antisatira in risposta al lusso donnesco” fu un gran successo. Con il successo venne anche l’invidia. Ma Suor Tarabotti era ormai affermata, aveva protettori potenti e una nutrita cerchia di estimatori e di estimatrici competenti, soprattutto aveva delle verità da difendere e delle ragioni da far valere . E nessun timore, perché tanto… cosa di peggio le poteva capitare se non l’essere rinchiusa? E già lo era…

Suor Arcangela Tarabotti pubblicò in tutto quattro opere controverse e ne stese almeno altre sei (anche se la maggior parte circolarono soprattutto in forma manoscritta, perché trattavano di argomenti piuttosto pericolosi ed era difficile pubblicarle).

femminismoParlare di Suor Tarabotti è parlare di “protofemminismo” senza cadere nell’anacronismo. Con i suoi scritti essa denunciò il fenomeno delle monacazioni forzate, vissuto tragicamente sulla propria pelle, e teorizzo la parità sociale, economica, politica delle donne rispetto agli uomini, in termini assolutamente moderni. Suor Tarabotti partì dalla sua tragica esperienza per farne un’istanza generale, che coinvolgesse tutte le donne. Teorizzò l’istruzione come strumento di emancipazione e arma di difesa contro gli attacchi maschili, il lavoro come strumento d’indipendenza economica, anche all’interno della propria famiglia, e la libertà di riappropriarsi del proprio destino, essendo state create uguali agli uomini e come loro dotate di “libero arbitrio”.

http://vivereveneto.com/2016/02/10/una-suora-femminista-nella-venezia-del-1600/

 

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Nei tempi trascorsi di sicuro qualcuno era “ribelle” nel suo tempo appunto.
    E chi non lo fu..?
    Mio padre costretto a fare il “monaco” sui campi per mantenere la sua famiglia, poi invalido di guerra perche’ costretto a fare il “monaco” sul fronte, Tse se fu ribelle; anc’io lo fui perche’ costretto, dagli eventi che a volyte sono micidiali e colpiscono tutti, di fare il “monaco” in fabbrica.
    Altri furono costretti a fare i politicanti… e si inventavano azioni da “ribelli”.
    Sfornarono anche leggi “ribelli”. Per esempio quella sul divorzio.
    Volevamo, in definitiva, cambiare il mondo perche’ il loro ed il nostro status non ci piaceva. Ci sentivamo pesci fuori dall’acqua. Per questo anche oggi non ci piace… dato che gay e galline l’hanno fatto che siano un tutt’uno. Pero’ l’uno e indivisibile vale solo per lo stato. Bravi vero..? Cambiano tutto per non cambiare nulla.
    Quando si e’ giovani inispecie, si sogna e quindi si desidera fare questo o quello, deve sembrare rivoluzionario, ma non avendo mezzi si fa i confusionari.
    Siamo passati da quel voler realizzare i sogni sicuramente quasi tutti noi giovani del 15 e 18.
    C’era chi era piu’ determinato e chi non lo era affatto.
    Certamente molti seguivano la corrente, l’andazzo.
    Quindi dare un certo peso a vicende del 600 serve per fare un confronto, nulla piu’.
    Scrivevo: se i vecchi filosofi greci fossero vivi e vegeti oggi, che pensieri ci passerebbero..?
    Magari li’ seduti sul ciglio della tangenziale di Mestre.
    Di certo non ci farebbero edotti dei pensieri che fecero.
    Ogni uno ha il suo di tempo.
    La Cassandra (di Troja) e la Cassandra veneta del 600… e noi (del terzo millennio) non cassandre che kax possiamo dire a riguardo..?
    Che ebbero ragione loro..?
    Beh, quella di Troja si..!
    L’altra, veneta, magari no… e noi..?? Non abbiamo proprio per niente ragione..?
    Gia’, noi non ci siamo… in quel elenco.
    Possiamo anche indovinarle tutte che noi, no: non ci saremo.
    Sta scritto: …nemo profeta in patria… e ma anche del tempo presente.
    Cosi’, tanto per discorrere ovviamente.
    Saluti

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