QUELLA STRANA UNITA’ D’ITALIA

di FRANCESCA SCANAGATTA

Per il 150° dell’unità sono stati pubblicati moltissimi libri: tanti belli, interessanti e dettagliati, ma anche molti ridondanti o addirittura  inutili. Quasi tutti si sono occupati di fatti specifici o di descrizioni (o riscritture) di avvenimenti storici. In questo panorama multiforme il libro di Oneto (La strana unità, edizioni Il Cerchio) trova una sua particolarità: non è un (altro) libro di storia del Risorgimento ma è una specie di manuale, di prontuario per affrontare lo studio e il giudizio di quegli eventi. Il testo è infatti costruito per segmenti tematici.

Inizia elencando i “buoni” e i “cattivi”, chi c’era da una parte e chi dall’altra.  Bra i “buoni” ci sono quelli di cui si sa tutto ma sono elencati puntigliosamente anche i soci occulti, come i massoni e – soprattutto – gli stranieri: spiccano il ruolo pesante avuto dalla Gran Bretagna ma anche quello meno noto degli Stati Uniti. Anche fra i “cattivi” compaiono attori di cui si è sempre saputo poco, come i combattenti italiani in uniforme austriaca o la Svizzera, considerata un nemico oggettivo, seppur del tutto passivo e perciò incolpevole, dell’unità italiana.

Un capitolo “pesante” è dedicato a tutti gli avvenimenti e le azioni fatti “contro”: dalla rivolta genovese del ’49, fino a quella milanese del 1898. In mezzo cinquant’anni di repressioni, resistenze e rivolte antiunitarie, da quelle meno note della Lunigiana a quella, abnorme, del cosiddetto brigantaggio meridionale.

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C’è poi tutto un lugubre ma accurato conteggio dei morti, compilato solo per sfatare la pia e patriottica menzogna di un Risorgimento pieno di inni e bandiere, di una gioiosa primavera macchiata solo dal sangue di pochi martiri ed eroi: in realtà invece un disastroso bagno di sangue, un macello tenuto nascosto perché la maggior parte dei morti stava dalla parte “sbagliata”. Un’accortezza che si ritrova spesso nel racconto della nostra storia.

Un altro capitolo molto politicamente scorretto riguarda i Plebisciti, le votazioni che hanno legalizzato in termini “democratici” tutte le annessioni territoriali. Curiosamente di Plebisciti non si è proprio parlato nelle cerimonie del 150° e tanto pudore si capisce dai racconti e dai documenti che Oneto ha raccolto e riportato: brogli, vessazioni, truffe, menzogne e violenze che hanno fatto del voto una tragica messinscena rivelata anche dalle percentuali del consenso all’annessione, mai inferiori al 99%, una stranezza in un paese abbonato da sempre al fifty-fifty.

Il manuale prosegue con l’analisi piuttosto dettagliata degli effetti immediati e più duraturi dell’unificazione sulle popolazioni della penisola: tasse, leva, emigrazione, debito pubblico, giustizia, criminalità organizzata eccetera. Il tutto è accompagnato da numeri e da testimonianze del tempo, soprattutto straniere.

L’ultima più corposa (e, per il lettore, più gustosa) parte del libro si occupa della costruzione del mito risorgimentale, dei suoi protagonisti e delle invenzioni e omissioni che ne hanno accompagnato la descrizione storica. Eroi veri e di cartapesta, gente seria e quaraquaquà, onesti e margniffoni si affollano sul palcoscenico di una narrazione degna (e non potrebbe essere diversamente) della meglio riuscita “commedia all’italiana”, con continui intrecci di farsa e di tragedia, spesso drammatica e raramente seria.  La morale che se ne estrae – e che l’autore sottolinea con forza – è che quasi tutti i nostri attuali guai nascono proprio allora, che tutti i comportamenti più facinorosi o scalcagnati dell’odierna vita pubblica e politica italiana hanno lì le loro radici, i loro inventori e antesignani: dalle tangenti al bunga-bunga, dai conflitti di interesse al trasformismo più cinico. Fra le pagine più celebrate del Risorgimento si trova di tutto, dall’uso distorto dei mezzi di comunicazione alla bulimia sessuale dei padri della patria, dal disprezzo per il “popolino”, considerato carne da cannone e contribuente da spremere, fino alle più ignobili collusioni fra potere e organizzazioni criminali. Ma ci sono anche, per fortuna, tante persone per bene, eroi piccoli ma veri, gente che ha mostrato coerenza, come Cattaneo o il musicista Rossini che hanno preferito l’esilio a un sistema politico che aborrivano. Ci sono stati tanti onesti che si sono “pentiti” e lo hanno fatto con la dignità  di D’Azeglio («Non si fonda un’associazione umana qualunque su una serie di furberie, di perfidie e di bugie»), il dolore del garibaldino Nuvolari («se mi fossi immaginato il come sarebbero andate le cose, non mi sarei di certo imposto tanti sacrificii materiali e morali, perché non ne valeva proprio la pena!») o la sofferta sincerità di un Garibaldi  vecchio che dice: «Quando i posteri esamineranno gli atti del  governo e del parlamento italiano durante il Risorgimento vi troveranno cose da cloaca».

Il sottotitolo del libro è “Risorgimento: buono, inutile o dannoso?”. Non vi si trova la risposta ma tutti gli elementi per ipotizzarne una sulla base di un sereno giudizio. Per questo si tratta di un’opera assolutamente necessaria per chi non vuole più restare impastoiato in un groviglio di retorica, invenzioni e detrazioni, fra esaltazioni e revisionismi spesso eccessivi.

AUTORE: Gilberto Oneto; EDITORE: Il Cerchio; PAGINE: 296; PREZZO: 21 euro

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One Comment

  1. Domenico says:

    Bellissimo e completo. Mette in mano gli strumenti per sconfessare e contraddire qualsiasi unitarista anche a chi non ha (e siamo la stragrande maggioranza) la cultura di Oneto e Bracalini..

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