Quella preghiera indipendentista a Oneto a 10 anni dalla prima Venezia…

bossidi MATTEO MACOLI – Il 15 settembre 2006, la ricorrenza  dalla dichiarazione d’indipendenza della Padania. Dopo quella dimostrazione di civiltà padana,  dopo quella richiesta di libertà, dove siamo? E dove stiamo andando? Caro Gilberto Oneto, rispondo al tuo appello lanciato dalle pagine del settimanale Il Federalismo nell’articolo Pensieri in libertà- Libertà di pensiero e partecipo volentieri alla discussione da te iniziata in quell’occasione. (ripubblicato su lindipendenza: http://www.lindipendenzanuova.com/pensieri-in-liberta-se-ce-una-casa-comune-libera/)

Parto riprendendo due interventi, il primo firmato da M.I. sul quotidiano la Padania del 10 giugno 1998, il secondo di Umberto Bossi da Lombardia Autonomista del 1982. «Il Movimento indipendentista padano, dal punto di vista ideologico, come hanno dimostrato anche le elezioni padane, è composto da diversi gruppi, che spaziano dalla sinistra alla destra. Così ritroviamo rappresentati i comunisti padani e la destra padana, i cattolici e i libertari, i liberal democratici e i laburisti, fino agli immigrati per la Padania. Diverse sono anche le origini politiche dei vari leader: Bossi negli anni Settanta manifestava da libero cittadino contro la dittatura fascista del cileno Pinochet, Maroni era un “sessantottino” (…). Anche nell’associazionismo o in gruppi non ancora organizzati, ma pur sempre presenti, possiamo trovare diversissime sfumature: dai cattolici tradizionalisti, agli amici del popolo di Israele (…).

Anche gli stessi popoli rappresentati nel progetto padano hanno origini differenti: celtiche, liguri, venetiche, ladine. Un osservatore esterno poco attento potrebbe rilevare in questa grande diversità di popoli e ideologie all’interno della Lega e del movimento padanista un “punto debole” o quanto meno un fattore di “confusione” e “incoerenza”. Nulla di tutto questo, da sempre i movimenti di liberazione comprendono le più svariate posizioni ideologiche». Così Umberto Bossi sedici anni prima: «Lombardi! Non importa che età avete, che lavoro fate, di che tendenza politica siete: quello che importa è che siete – e che siamo – tutti lombardi. Questo è il fatto realmente importante, ed è giunto il momento di ricordarlo dandogli una concretezza politica. È come lombardi, infatti, che abbiamo tutti un fondamentale interesse comune di fronte al quale devono cadere in sottordine i motivi della nostra divisione in partiti di ogni colore: partiti italiani che ci strumentalizzano e distolgono il nostro impegno dalla difesa dei nostri interessi per servire interessi altrui (e il loro, prima di tutto!).

Questo nostro fondamentale interesse comune è la liberazione della Lombardia dalla vorace e soffocante egemonia del Governo centralista di Roma, attraverso l’autonomia lombarda nel più vasto contesto dell’autonomia padano- alpina. È una questione di sopravvivenza lombarda – etnica, culturale, economica – che investe il senso di responsabilità morale, civile, politico, di tutti i lombardi, senza distinzioni di sorta». Credo pertanto che dalle diversità si possa solo ricavare un aiuto per proseguire l’azione autonomista contro lo Stato italiota. Le nostre diversità ideologiche, religiose o linguistiche devono rivelarsi per un Movimento indipendentista una ricchezza: tante persone divise su molti aspetti, ma unite nella battaglia campale per la libertà delle nostre terre. La lotta di liberazione dovrà essere fatta con la maggioranza dei padani, siano essi di sinistra o di destra, di centro o liberali, cattolici o protestanti, (…) tutti uniti per l’obiettivo dell’indipendenza della Padania. Un Movimento che cresca con l’associazionismo e un Movimento che porti una ventata di padanità in tutti gli ambiti della società padana: nella politica, nella cultura, nel divertimento e nel tempo libero (mi ricordo i bei tempi dei match di hockey su ghiaccio all’Agorà di Milano da parte della rappresentativa della Padania; o il periodo delle partite di calcio con la squadra guidata da Giampietro Piovani).

Un compito complicato, che supera la mera politica, ma che credo possa essere il miglior viatico per raggiungere la nostra futura libertà. La Lega Nord deve tornare a essere un Movimento trasversale, che raccoglie i voti in tutti gli strati della popolazione padana. Un Movimento autonomista, a mio modo di vedere, non deve prendere posizione preconcette che possano portare al rischio di spaccare o dividere il popolo: sulle materie dei diritti civili (in ultimo la questione della fecondazione assistita, ma ve ne sono molte altre) e su tutte le altre materie su cui i singoli padani (e i singoli militanti e i singoli dirigenti) possono avere opinioni contrastanti, un Movimento autonomista dovrebbe lasciare libertà di coscienza e di scelta. All’interno dello stesso Movimento su queste tematiche che dividono sarebbe bene, se si vuole, anche organizzare dibattiti in cui le varie idee vengano spiegate alla gente, senza dire “questa è migliore” o “questa è peggiore”.

A ogni modo, su di esse ci ragioneremo ancora più approfonditamente quando avremo la libertà (nel futuro Parlamento della Padania, erede di quello mitico di Chignolo Po) ed è inutile farne ora motivo di contrasti: in Padania ognuno porterà avanti i propri ideali senza problemi, ma fino a che il nostro popolo sarà assoggettato al potere mafioso romanocentrico ritengo sia migliore convogliare le forze del Movimento sui temi che ci accomunano, ossia le lotte per l’indipendenza della Padania; per il Federalismo istituzionale e soprattutto fiscale; per la riscoperta delle nostre tradizioni (e non esistono solo quelle cristiano-cattoliche); per la valorizzazione della cultura, delle lingue e della musica delle nostre terre; per la difesa dell’ambiente padano devastato e abbandonato; per la lotta civile contro i soprusi dello Stato italiano; contro il tricolore che non ci rappresenta e con il quale si sono benedetti massacri; contro il nazionalismo italiano che annienta la nostra identità; contro i prefetti di fascista memoria, rappresentanti di uno Stato autoritario; contro i troppi ufficiali e sottufficiali arroganti e tracotanti, più impegnati a controllare se sulla targa hai il Sole delle Alpi che a difenderci; contro la colonizzazione della pubblica amministrazione al Nord; contro gli sprechi nel Sud, i mille rivoli dell’assistenzialismo clientelare, le casse del Mezzogiorno (anche quelle sotto mentite spoglie), le false pensioni d’invalidità (basti vedere il recente quinto Rapporto sulla regionalizzazione della spesa statale); contro quei funzionari che in posta o chissà dove si divertono a bucherellare i pacchi della Libera Compagnia Padana o di qualsiasi altra associazione “sovversiva” secondo l’italico pensiero; contro i gabellieri che con fare prepotente setacciano le imprese, già in crisi, del Nord, fregandosene se poi, leggendo i dati ufficiali addirittura sugli organi di regime (“orriere della serva” et similia), si viene a sapere che nel Mezzogiorno l’evasione fiscale è il triplo rispetto alla Padania; contro il tentativo di creare un popolo italiano artificiale tramite sregolate immigrazioni; contro l’illiberale Codice Rocco difeso dai nostalgici del Ventennio; contro una giustizia e una scuola coloniali; contro la Rai che paghiamo per poi vederci recapitare le solite pantomime in salsa e in idioma pelasgici (ogni giorno assistiamo ad attacchi di “pulizia culturale” di inaudita
ferocia); contro il falso Risorgimento di Garibaldi (…) o del giustiziere Bixio o dei Savoia che adesso facciamo rientrare su tappeti rossi e che 140 anni or sono costruivano campi di concentramento (taciuti dagli storici allineati) che fanno ribrezzo solo a pensarci.

Solo così, rilanciando i veri temi autonomisti, federalisti, padanisti e indipendentisti, possiamo tornare a essere un Movimento radicato in tutto il popolo padano. Non ci servono le patriottiche italiane anti-padane che scrivono dal loro attico di Manhattan per farci ricordare il pericolo del fondamentalismo islamico o per farci ricordare che i reati d’opinione sono un’amenità (basti pensare a tutti i leghisti condannati) (…)Sforziamoci di essere genuinamente quello che siamo, a noi poi non occorrono le legittimazioni da parte degli “intellettuali” del “Paese do sole”. Credo inoltre che nell’alleanza della Casa delle Libertà la Padania abbia solo perso tempo. La Devolution ottenuta (pur con tutti i compromessi del caso dovuti ai numeri in Parlamento dei singoli partiti) non ha ancora visto la luce e siamo nell’ultimo anno della legislatura (e, se mai passerà, ci sarà anche il referendum), e per il resto l’immobilismo di questo Governo
che partiva all’insegna del riformismo liberale ha fatto ristagnare l’economia e sta affossando anche la parte produttiva del Paese (e c’è gente che è ancora intenta a dar la colpa alle torri cadute quattro anni fa…).

«Il sistema non riformerà se stesso», ci ha insegnato Umberto Bossi. E così, dopo la delusione di cinque anni di Roma-Ulivo (ora divenuta un’accozzaglia di partitucoli divisa su tutto), è arrivata la delusione dei quasi cinque anni di Roma-Polo, attenuata talvolta da qualche buona intuizione, provenuta solo dagli esponenti leghisti. Centrosinistra e centrodestra, facce della stessa medaglia italiana, sono concetti astratti, il cui unico obiettivo resta difendere a spada tratta quello che loro ritengono essere l’11° comandamento delle
tavole di Mosè, l’unità d’Italia. Di riforme vere, di competitività, di libertà dei popoli non vogliono sentirne parlare. Si accontentano da ambo le parti di avere tra le proprie fila i condannati a nove anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, i responsabili del mostruoso debito pubblico, gli esperti del voto di scambio, ecc..

La gente, di questi personaggi, non ne vuole più sapere, è stanca della politica politicante che tanto dice e nulla fa (l’astensione e le schede bianche o nulle delle recenti elezioni ne sono una dimostrazione lampante): è compito della Lega uscire dalla palude romana e rilanciare con forza i temi dell’indipendentismo, cercando collaborazione tra le associazione culturali e gli altri Movimenti politici (ammesso e non concesso che ve ne siano) che sul territorio contribuiscono ad alimentare la voglia di autonomia e rifiutano di omologarsi a quel coacervo illiberale chiamato I-taglia. (…). Noi vogliamo il Nord dell’indipendenza, del Federalismo e della produzione (come recitava più o meno un vecchio manifesto); non il Nord che ci vuole propinare Roma padrona (…).

Il problema è che a volte qualcuno (…) si dimentica i nostri princìpi, i quale mi sembrano molto chiari leggendo l’articolo 1 dello statuto: «Il Movimento politico denominato Lega Nord per l’Indipendenza della Padania, costituito da associazioni politiche, ha per finalità
il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana». Così come è chiaro il programma della Lega Lombarda del 1983, i cui punti potrebbero andare benissimo anche oggi, nel 2005. (…) Ci potrà essere d’aiuto l’Europa, non
quella opprimente e statalista che i burocrati di Bruxelles vogliono imporci, ma quella dei popoli, una confederazione di comunità libere e indipendenti, che superino il concetto degli Stati-nazione giacobini di oggi, realtà senza spina dorsale e da spazzare via per lasciar spazio
alle volontarie unioni dei gloriosi popoli europei e alle loro euroregioni. L’anno prossimo ci saranno le elezioni politiche.

Ma ancora più importante sarà per noi, il 15 settembre 2006, la ricorrenza del 10° anno dalla dichiarazione d’indipendenza della Padania: 10 anni dopo quella dimostrazione di civiltà padana, 10 anni dopo quella richiesta di libertà, dove siamo? E dove stiamo andando? Tempo di riflessioni, per poter capire dove siamo arrivati e che cosa dovremo fare nel futuro prossimo nel contesto della lotta padanista. Sergio Borsato, a proposito di quel 1996, canta così: «E l’oppressore adesso parla forte, vuol far sentire quella forza che non ha, in un oceano sterminato di menzogne piano piano morirà. E intanto la Padania è nelle piazze, sta preparando con impegno il suo futuro, si sta togliendo le catene, dalla lupa più sua schiava non sarà. E nel settembre del ’96 dal fiume Padre siamo scesi belli e fieri e come chioccia la laguna ci aspettava per giurare fedeltà. Mentre le vecchie troie del regime moltiplicavano la loro ingenuità passando come farsa un grande evento storico che li schiaccerà. Europa, guarda c’è una figlia da baciare, nuova linfa e verità, e dalla bocca sale un grido travolgente che ti chiede libertà».

Queste parole ci fanno perfettamente capire il grandissimo senso di appartenenza alla comunità padana che animò i secessionisti sul Po. Ora al Nord serve la consapevolezza della propria grande forza morale e spirituale; come ho detto in precedenza, dobbiamo altresì avere il coraggio di mostrarci per quello che siamo, né pazzi né delinquenti, semplicemente padani. Ci vogliono ammutolire, ci vogliono imbavagliare, ci vogliono reprimere: oggi come allora noi dobbiamo alzare la testa e non smettere, uniti nelle diversità, di lottare. In questo momento difficilissimo non lasciamoci andare nello sconforto, ricordiamoci sempre chi siamo e da dove veniamo, perché arriverà il giorno in cui torneremo liberi e potremo costruire senza impedimenti la nostra amata Padania. L’Italia che piace tanto al militarista Re Ciampi prima o poi cadrà, non facciamoci ingannare dagli strali degli unitaristi, non so quando verrà il tempo maturo per scoccare l’affondo decisivo, ma nel periodo che ci separa da esso non dimentichiamo a cosa aspiriamo, ossia alla libertà della Padania. (…). Ho iniziato citando due articoli, chiudo riportando un pensiero estratto dalla prefazione di Gilberto Oneto al libro L’Italia non esiste (di Sergio Salvi), di cui consiglio caldamente la lettura.

«L’Italia in quanto entità identitaria non esiste. Ma esiste purtroppo in quanto entità oppressiva e repressiva, in quanto motore di annientamento di libertà e di autonomie: esistono l’Irpef, il modello Unico, la Digos, il Codice Rocco, la Cartolina Precetto, il Manuale Cencelli, l’Inam. Esiste tutto un parafernale raccattato dalla peggiore tragicomica paccottiglia romano-imperiale, papalina, borbonica, giacobina, burocratica, massonica, prefettizia, fascista, sindacalista, da tutte le molteplici e ugualmente odiose maschere dietro cui si nasconde per fare finta di esistere questo mostro untuoso, pelasgico e tracotante che invece proprio non esiste». Italietta mangiaquattrini e rubapensioni, abbiamo già dato. Ora il popolo padano (“il più omogeneo d’Europa” secondo il mai dimenticato Gianni Brera) vuole riprendersi la libertà perduta.

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2 Commenti

  1. caterina says:

    ma perchè voi Lombardi non fate quello che abbiamo fatto noi Veneti, paro paro, la primavera del 2014? referendum autogestito con tutti i crismi di validità e certificazione, se non riuscite a farlo decretare dalla giunta Maroni… il percorso è già tracciato e sperimentato!
    L’indipendenza non si chiede ma si afferma coi numeri… poi il problema sarà attuarla e affrontare il percorso del riconoscimento internazionale, in Veneto siamo ora a questo punto.
    Se voleste darci una mano potreste firmare anche voi lombardi l’appoggio alla petizione che presenteremo all’AIA…potete farlo via internet cercandola su Plebiscito.eu…
    Certamente quando sarà la volta vostra ricambieremo con tutto il cuore…

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