Quel Veneto anni 20 com’era un po’ Irlanda

veneto separatistadi ETTORE BEGGIATO – Vorrei proporre  una figura della nostra storia veneta che, a mio modesto avviso, non è stata sufficientemente valorizzata. Si tratta di Guido Bergamo, leader del partito repubblicano veneto, più volte parlamentare negli anni venti, tra i promotori del battagliero foglio “La Riscossa”, la cui opera è stata finora conosciuta in chiave mazziniana, laico-socialista e antifascista; invece nei suoi scritti e nei suoi interventi dimostra una forte convinzione federalista e, si potrebbe oggi dire, “venetista”.

Ecco come si esprimeva Guido Bergamo: «Il Governo centrale di Roma, questo governo di filibustieri, di ladri e camorristi organizzati, non si accorgerà di noi se non ci decideremo a far da noi» e ancora «Ora basta! Il problema veneto è così acuto che noi da oggi predicheremo la ribellione dei veneti. Cittadini, non paghiamo le tasse, non riconosciamo il governo centrale di Roma, cacciamo via i prefetti, tratteniamo l’ammontare delle imposte dirette nel Veneto».

Siamo subito dopo la fine della prima guerra mondiale e Guido Bergamo, come scrive Livio Vanzetto nel volume “L’anomalia laica”, diventa popolarissimo nel Montebellunese perché sentito e vissuto dalla gente come “uno dei nostri”: è di estrazione popolare, è interno
alla società e assume atteggiamenti sempre congruenti con la cultura locale. Il malcontento nel Veneto è altissimo e Roma risponde escludendo i veneti dal primo Ministero Orlando (anche allora i veneti erano buoni solo per portare i voti e per produrre reddito, proprio come adesso) e creando un ministero, il Ministero delle Terre Liberate!

Per la verità a capo del neonato Ministero venne posto il deputato veneziano Antonio Fradeletto, anche per cercare di sanare una situazione politica sempre più grave. «I deputati veneti, infatti, venivano accusati di negligenza rispetto ai problemi della regione e di sentirsi “troppo RomaniRomani” quando si trovavano nella capitale, e dunque invitati a sottrarsi al “demone seduttore di Roma” ponendo in primo piano il “problema veneto”, la cui soluzione non poteva più essere procrastinata» (Daniele Ceschin su Venetismi ).

Luigi Luzzatti, già presidente del Consiglio dei Ministri, profondo conoscitore della nostra gente, scrive al suo successore Vittorio Emanuele Orlando il 7 febbraio 1919 del timore che in Italia potesse sorgere “un’Irlanda Veneta, mutando i Paesi più patriottici e più sobri nel chiedere, in ribelli della disperazione” e il prefetto di Treviso segnala al Ministero la possibilità che nel Trevigiano si crei un movimento separatista tendente a staccare il Veneto dall’Italia.

Ed è ancora Guido Bergamo a denunciare la presenza massiccia di burocrazia non veneta («A Treviso si è costituito un Ministero con funzionari che non hanno la fiamma dei veneti e che non capiscono né i bisogni né il linguaggio delle nostre popolazioni»), reclamando una vera autonomia regionale, un’autentica riforma federale «da Roma non avremo salute, finché da Roma non parta una parola di vera libertà per tutte le regioni d’Italia, finché insomma a Roma non si sancisca il fato della Repubblica Federale Socialista Italiana!».

«L’unità d’Italia è un non senso», scrive La Riscossa il 15 maggio 1920 che il 15 ottobre 1921 si chiede se il Governo voleva che «il sentimento autonomista dei Veneti si trasformasse in aperta ribellione ed assumesse carattere nettamente separatista». Il fascismo calpestò l’idealità e l’ardore di Guido Bergamo; ricordiamolo a oltre cinquant’anni dalla morte, così attuale, profetico direi: «Roma non si accorgerà di noi se non ci decideremo a far da noi».

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2 Comments

  1. Fil de fer says:

    Caro Beggiato, ti ringrazio per averci ricordato il compianto Guido Bergamo, ma da allora ad oggi molta acqua è passata sotto i ponti eppure tutto è rimasto come allora.
    Roma comanda ed il Veneto ubbidisce.
    Ecco perché oggi tutto è cambiato nel Veneto.
    Non ci crede più nessuno né all’autonomia del Veneto e nemmeno fosse fatta sul tipo dell’Alto Adige.
    Poi non passerebbe mai nulla a Roma che fosse contro l’art.5 della costituzione italiota.
    Bene ecco perché ci siamo fatti un referendum digitale ed abbiamo incassato un risultato con due certificazioni che nessuno può contestare se non a parole o dicendo il falso.
    Ecco perché questi documenti sono nascosti in cantina e li tireremo fuori al momento opportuno per farli valere in sedi internazionali appropriate come stiamo già facendo.
    Chi pensa di cambiare qualcosa rimanendo o entrando dentro le istituzioni italiote è in mala fede.
    Ti riconosco, ma se preferisci il Lei …Le riconosco il merito di aver scritto diversi libri che aprono gli occhi ai Veneti e ciò è stato utilissimo, ma proprio per questo dovrebbe essere portatore della vera indipendenza del Veneto e non un debole accenno al federalismo o autonomia che non ci saranno mai fintanto che l’italia non arriverà finalmente al suo DEFAULT già programmato………
    WSM

  2. luigi bandiera says:

    Temo, pero’, che roma da sempre predona, ci abbia in mente quotidianamente e non gradisca tanto che i veneti cerchino la liberta’.
    Ignora la costituzione; i trattanti internazionali e tante altre carte sottoscritte pur di tenerci stretti a se.
    Loro hanno goduto un periodo molto buono quando avevano l’impero medesimo e non lo hanno dimenticato.
    Basta chiedersi: perche’ i posti statali che contano davvero sono in mano sudista..?
    Le TiVi hanno solo accento mediterraneo o nord africano: perche’..?
    Stanno o no rifacendo l’impero romano sebbene in miniatura..?? (E’ gia’ realizzato).
    Purtroppo non siamo capaci di riconoscere il nostro vero nemico e quindi per questo stiamo soccombendo.

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