Quel referendum del Comune di Amatrice per secedere dalla Regione Lazio: la Capitale ci spreme, ora Basta!

di ROBERTO BERNARDELLI –Bucatini-all’amatriciana Che ad Amatrice ci fossero problemi di comunicazione tra la periferia e il centro non è una cosa nuova!

Il Comune martoriato dal terremoto aveva già protestato contro le burocrazie e le indifferenze dello Stato. Tanto che nell’agosto di tre anni fa aveva deliberato il referendum consultivo sulla ‘secessione’ di Amatrice dal Lazio. La decisione venne presa a maggioranza nel consiglio comunale straordinario convocato  presso il centro culturale S. Giuseppe, che approvatò l’ordine del giorno per indire la consultazione. L’iniziativa, promossa dal sindaco del Comune reatino Sergio Pirozzi, nasceva per protesta contro la riconversione dell’ospedale Grifoni in Casa della Salute decisa dalla Regione Lazio. Zingaretti non aveva affatto convinto Pirozzi, che allo status di ‘area disagiata’ non voleva già allora rinunciare e chiedeva la modifica del decreto, come già era avvenuto per Bracciano, Monterotondo e Subiaco. E intanto, insieme al sindaco di centrosinistra di Acquapendente, Comune del Viterbese che viveva una situazione analoga, annunciava il ricorso al Tar contro il provvedimento del commissario alla Sanità laziale. E pensava, dalla disperazione amministrativa, al referendum, per portare il paese montano noto per essere la patria dell’Amatriciana, in Abruzzo o nelle Marche. “Una regione che considera presidio ospedaliero in ‘area disagiata’ quello di Monterotondo, Bracciano, Subiaco e non quello di Amatrice non ci rappresenta più – si legge sulla locandina che campeggia anche sulla pagina web del Comune – Ora basta, noi ce ne andiamo”.

Il Consiglio Comunale aveva pure approvato il quesito per i cittadini amatriciani: “Volete che il territorio del Comune di Amatrice sia separato dalla Regione Lazio?”. L’amministrazione, veniva spiegato in una nota del Comune, è “costretta a questa scelta dalla stessa Regione Lazio, sorda e cieca sul gravissimo disagio economico e sociale in cui si trova da troppi anni il nostro territorio, area interna, dove sono inesistenti le politiche regionali di sostegno e dove, ora, si vuole negare anche il diritto alla salute”. “E’ la Regione Lazio che non ci vuole più! Il nostro è un grido di dolore – proseguiva il Comune – Abbiamo tollerato lo scippo delle risorse finanziarie destinate al miglioramento della S.S. Salaria e dirottate su Roma, abbiamo tollerato i tagli sul trasporto pubblico locale, dissetiamo la Capitale – che sfrutta a piene mani le nostre risorse idriche -, ogni anno siamo costretti a dare battaglia sui tentativi di chiusura dei nostri plessi scolastici, e tolleriamo pure una addizionale Irpef da maglia nera, la più alta d’Italia, e che serve a ripianare i debiti abnormi della sanità romana. E’ arrivato il momento che ci facciano capire cosa si vuole fare dei territori marginali, se non ci vogliono noi ce ne andiamo”.

“Ora basta, diciamo forte e chiaro alla Regione Lazio che non siamo disposti a tollerare oltre, il Presidio ospedaliero Grifoni è l’unico veramente montano nell’intero territorio regionale, e ha pieno titolo e diritto, così come quello di Acquapendente – nostra sorella di sventura – di vedere riconosciuto lo status di ‘presidio di area disagiata’ che la Regione Lazio ha ritenuto, invece, dover concedere ai presidi ospedalieri di Monterotondo, Subiaco e Bracciano”, proseguiva la nota del Comune. “Il Consiglio Comunale ha deciso: la parola va ai cittadini, saranno loro ad esprimere la volontà o meno di appartenere ad una Regione che fino ad oggi ci ha mortificato e ci ha costretto ad un lento e costante declino frutto di costanti tagli lineari – La comunità amatriciana chiede norme, strumenti di amministrazione, competenze e risorse finanziarie pari a quelle riconosciute nell’intero Paese a zone certificate montane e disagiate come la nostra, in cui i residenti siano cittadini dotati di pari opportunità e del diritto alla salute, così come sancito dalla nostra Costituzione”, concludeva il Comune.

Esito del referendum? La Regione fece marcia indietro, l’ospedale non venne declassato. Ma dove si potè fermare la politica, non si fermò purtroppo la furia della natura. Per i cittadini un’altra lotta ad armi impari contro lo Stato e le sue latitanze.

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One Comment

  1. caterina says:

    la presa di Roma fu l’errore che non si doveva fare… se la governasse pure il Papa, altro che volere a tutti i costi portare lì la capitale… vittime tutti delle manie di grandezza di certi invasati che hanno voluto e fatto questo marasma di stato chiamato Italia.

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