Quel reddito di cittadinanza che va su e giù dalle Alpi a Roma

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di ROBERTO MARRACCINI – Mentre in Italia si festeggiava la festa della Repubblica e un appuntamento elettorale importante per la tenuta del Governo Renzi (primo turno delle Elezioni comunali a Roma, Milano, Torino, Napoli ecc.), in Svizzera la scorsa domenica si è tenuta una votazione popolare che ha riguardato, nello specifico, cinque temi.

Tra questi, quello che più di tutti gli altri ha catturato l’attenzione dei mass media di tutto il mondo, ha riguardato il cosiddetto reddito di base incondizionato (o reddito di cittadinanza).

Ciò su cui si è votato aveva a che vedere con un vero e proprio reddito minimo garantito per tutti (2500 franchi svizzeri al mese per gli adulti, 625 per i minorenni). L’unico requisito richiesto sarebbe stato la residenza nel territorio della Confederazione; in buona sostanza, anche un immigrato nel Paese elvetico avrebbe – ipoteticamente se fosse stata approvata la proposta – avuto un reddito fisso, garantito per sempre. L’iniziativa è stata sconfitta senza appello (76,9% di NO; 26 Cantoni su 26 contrari).

 

Il concetto di reddito base incondizionato

L’idea potrebbe, anche, avere in sé il suo fascino. In Italia, certamente. Mi immagino una proposta del genere avanzata dai grillini o da qualche altro capopolo improvvisato che faccia leva sulla pancia e sulla irrazionalità degli elettori. Se portata al voto otterrebbe, senza alcun dubbio, un largo consenso. Molti, infatti, si domanderebbero – tanti lo hanno anche fatto – chi non vorrebbe ricevere senza aver mai fatto richiesta 2.500 franchi svizzeri al mese (esentasse), senza dover dimostrare di lavorare o di avere un’altra fonte di reddito personale?

Il concetto, dunque, è quello di reddito incondizionato di base, che diventerebbe la fonte principale di entrata per moltissime persone, con la conseguenza di allontanarle dal lavoro attivo, aumentando di converso il lavoro irregolare e l’economia sommersa.

La motivazione positiva alla proposta, data anche da diversi studiosi, è legata alle distorsioni – e certamente ce ne sono – del capitalismo. Bernard Kundig, ad esempio, sociologo ed esponente del BIEN (piattaforma mondiale fondata nel 2001), sul reddito di cittadinanza si è espresso così:

“È l’unico modo per preservare l’umanità dall’agonia del capitalismo, consentendole un atterraggio in dolcezza senza eccessivi traumi. Prenderebbe il posto del ginepraio di deduzioni fiscali, sussidi e pensioni minime, venga corrisposto un reddito di base incondizionato”. Infine aggiunge: “Con il reddito di base garantito i cittadini sarebbero sollevati dalla necessità di trovare un lavoro, peraltro sempre più raro, ad ogni costo, disponendo della possibilità di scegliere l’attività a loro più congeniale, per contribuire al processo sociale e a porre le basi di una società postindustriale rispettosa della natura”.

Ecco centrato il punto: si solleverebbero i cittadini dalla necessità di trovarsi un lavoro per avere reddito. E questo, se ci pensiamo, è semplicemente aberrante.

 

Il no della Svizzera e le sue motivazioni profonde

Ma cerchiamo di andare oltre l’utopia e l’irrazionalità. Cerchiamo, concretamente, di analizzare il tema e analizzare gli aspetti negativi di una tale proposta. Innanzitutto, e con molta semplicità, l’iniziativa non reggeva sul piano etico e morale. Se il lavoro – come da sempre si sostiene – è parte integrante ed indivisibile della vita di ognuno e se, soprattutto, ogni uomo è il suo lavoro, appare evidente che forzare la mano con il reddito di cittadinanza comporterebbe la rottura del legame – forte e stabile – tra reddito e impiego. Ed è proprio questo che il popolo svizzero, domenica scorsa, ha sonoramente bocciato e dunque impedito.

Inoltre, dobbiamo considerare il fatto che gli svizzeri hanno un livello di senso civico ed un attaccamento alle proprie istituzioni smisurato, che altri popoli si sognano. Il solo pensare di decidere, con un semplice tratto di penna, un aggravio fiscale per le casse federali dello Stato che – secondo alcune cifre – si aggirerebbe intorno ai 4 miliardi di franchi, ha destato la coscienza del popolo elvetico. Un popolo da sempre restìo all’intervento incondizionato dello Stato nelle proprie vite, cosa che – in una evenienza del genere – accadrebbe in maniera lineare.

Nella sostanza, pur avendo a disposizione una cifra anche suffiente per il proprio sostentamento senza dover lavorare (il reddito minimo garantito), per il cittadino svizzero equivarrebbe a non essere più libero. In poche parole, un ragionamento di buon senso, che dovrebbe fare chiunque cerca, ogni giorno, di costruirsi il proprio destino nel mondo, la propria libertà. Avendolo capito, i cittadini svizzeri hanno rifiutato di diventare, veramente, succubi ed ipnotizzati di Stato.

 

Una proposta controversa che ritornerà in futuro?

La proposta, bocciata sonoramente domenica in Svizzera, sarà comunque e sempre di più all’ordine del giorno nelle discussioni pubbliche e politiche in molte democrazie. Questo perché, detto in maniera semplice e diretta, con l’avanzare imperterrito del fenomeno della globalizzazione e della concomitante crisi economica che – purtroppo – pare non avere fine, tutti i sistemi di Welfare dovranno, necessariamente, trovare nuovi equilibri ed essere ripensati. Questa non è una predizione catastrofica o negativa, ma semplicemente una constatazione di fatto.

Anzi, con ogni probabilità, volenti o nolenti, questo sarà un argomento che, nel lungo periodo, guadagnerà il centro della scena, legislativa, politica e sociale. Di molti Stati.

https://robertomarraccini.wordpress.com

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2 Commenti

  1. Flavio Marchetto says:

    All’erario fa sempre meno danno il reddito di cittadinanza, rispetto alle elite che usano lo stato come bancomat con costi esorbitanti per opere che molte volte sono inutili al popolo!!!

  2. lombardi-cerri says:

    L’idea del “reddito di cittadinanza ” è , al difuori di ogni dubbio, di origine mediterranea.
    Io, anche senza lavorare ho diritto ad uno stipendio. Dopo , se mi verrà (ahimè) la voglia di “faticare”, lo farò in nero, esentasse.
    Che bello!

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