Quel poco sovrano rispetto dei Savoia il Sud

monarchiadi GIANLUIGI LOMBARDI CERRI – Senza grande battage pubblicitario sono stati riportati in Italia i resti di Vittorio Emanuele III e di sua moglie Elena del Montenegro, sepolti provvisoriamente al Santuario di Vicoforte in attesa di essere trasferiti al Pantheon, secondo i desideri più volte espressi dai nipoti e dai pronipoti.

Val la pena di fare qualche considerazione storico politica.

Chi erano i Savoia? Erano una famiglia di non eccelsa nobiltà, navigatori in tutti i mari, talmente patrioti da rinunciare alla terra natia, la Savoia, pur di impadronirsi del ben più appetitoso Piemonte. Credo che questo sia un atteggiamento da ben ricordare!

Dal Piemonte si sono irradiati per tutto il resto dello stivale italico non per un sentimento patriottico estrinsecato raramente e a fior di labbra, ma per pura necessità di soldi e di soldati. Nei confronti dell’Italia meridionale, in particolare, con discorsi e documenti hanno sempre espresso il loro poco sovrano disprezzo. Il bello della vicenda è dato dal fatto che delle guerre cosiddette risorgimentali, non ne hanno mai vinto una per merito proprio. Sonore legnate ricevute, schiacciante vittoria dell’alleato che ha rivoltato i conti.

Prima guerra mondiale. Nonostante il “discorso di Peschiera” il contributo italico è stato cosi irrilevante che a Roma sono andati avanti per decenni a menarla con la “vittoria tradita”.

L’ultima guerra infatti, cocciutamente chiamata  “di indipendenza” (1915-18) ha messo in evidenza le capacità strategiche dell’esercito sabaudo chiaramente delineate, a suo tempo e in prosieguo, dalle guerre coloniali.

Nella seconda G.M. Vittorio Emanuele III , “sciaboletta” si è comportato secondo il suo carattere: abbandono del suo popolo, assalto alla “Baionetta” , cacciatorpediniere che lo portava in salvo insieme alla sua famiglia. Permanenza in Egitto in volontario (sic!) esilio, sino alla morte. Morale: per il suo popolo salvo che fare belle fotografie e collezionare monete, ha fatto zero. Ed il suo popolo ha ricambiato lui ed i suoi eredi proclamando la Repubblica.

I suoi eredi sono andati: Umberto a Cascais sino alla sua morte; Vittorio Emanuele IV in giro a fare cazzate e  Emanuele Filiberto in giro pure lui , ma per la TV a fare show e pubblicità. E hanno sempre dichiarato che nonno e bisnonno avrebbero dovuto essere trasferiti al Pantheon assieme agli altri re. Diritto che io, repubblicano, gli concedo.  Non di andarci , ma di dirlo.

Però tutte le volte che i due discendenti tiravano in ballo l’Italia e il Pantheon si levavano specie dal PCI-PD grida di indignazione. Le vesti stracciate coprivano le piazze.

Al solito veniva tirata in ballo la storia di Vittorio Emanuele III durante l’ultima guerra, il Fascismo, la Resistenza ( che non mancano mai) e il “plebiscito” a favore della Repubblica. Le solite sceneggiate sinistrorse!

All’improvviso che ti vedo sui giornali? Pochi giorni fa, un avviso di rientro delle salme di Vittorio Emanuela III dall’Egitto e della regina Elena da Montpellier. Articoli messi li  poco più grandi di un avviso d’asta.

Cavolo! Dico io. Come mai tanto assordante silenzio? Specialmente il silenzio dei kompagni?

Il re fascista ha finito di essere fascista? Gli unici a protestare sono state le associazioni ebraiche ( a buon diritto). Non solo! E’ stato scritto a “mezza riga “ che “prima di aprile”  Vittorio Emanuele III verrebbe trasferito al Pantheon.

Per carità, basta che non lo vengano a sotterrare nel mio giardino, mi va bene tutto, ma……qualcosa non quadra.

A questo punto mi si accende una lucina. Ma come sto re “fascista” “vigliacco”, ecc, ecc e chi più ne ha ne metta accede al Pantheon? E si è mosso perfino il Presidente Mattarella. Manca solo che si muova Francesco, ma gli stanno ancora spiegando chi era Vittorio Emanuele, mentre i kompagni mormorano appena come il Piave il 24 maggio.

Allora, dico, io vuol dire che c’è dietro un Santo, così Santo che più Santo non ce n’è . Chi sia non lo so e se lo penso lo tengo per me. Ma vedete un po’ voi.

 

gian luigi lombardei-cerri

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2 Comments

  1. Padano says:

    Per sconfiggere culturalmente il secessionismo han dovuto, vent’anni fa, riesumare il nazionalismo italiano: ciò significava, essenzialmente, ridare dignità alla monarchia, l’unica che poteva, e poté, fare l’unità d’Italia.
    Il passo successivo è lo sdoganamento del fascismo, sic et simpliciter, senza la foglia di fico di Fiuggi.
    Ci arriveranno, perché il nazionalismo italiano, avulso dei Savoia e di Mussolini, è puro meridionalismo assistenzialista.

  2. caterina says:

    diciamo tutta la verita’: l’Italia come stato non esiste, ne’ come regno ne’ come repubblica…. e’ solo una penisola come diceva Metternich, importantissima Regina del Mediterraneo e percio’ ambita da tutti… I Savoia si a contentino di Vicoforte che e’ gia’ un successo per loro,,, che non hanno fatto altro che guerre per gli altri… e la prima corona in testa gliel’hanno messa I re di Spagna sulla Sicilia… figuriamoci, troppo lontana…
    Savoia sono e Savoia restino… con dignita’ sempre che nel loro dna ne sia rimasta traccia!

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