Quel cielo così bello quando è bello… tranne che a Malpensa

di CLAUDIO BOLLENTINIlinate2

Gli ultimi giorni sono stati molto complicati per il mondo politico lombardo, soprattutto per il centrodestra o per quel che ne resta. Il cosiddetto decreto Lupi sulla ridistribuzione di alcuni voli negli aeroporti milanesi è stato il classico sasso in piccionaia. L’apice della polemica l’abbiamo registrato lunedi 6 ottobre dopo la conferenza stampa al Pirellone, in occasione della quale Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia hanno protestato fortemente contro il suddetto provvedimento che di fatto affossa Malpensa definitivamente se non si studiano strategie alternative da implementare al più presto. La protesta è apparsa stucchevole e fuori tempo massimo. Dov’erano questi signori, o meglio le forze politiche che rappresentano, negli ultimi vent’anni? Malpensa, come è attualmente, è stata inaugurata nel lontano 1998 e già allora non c’era una strategia chiara e lungimirante circa la consistenza e la natura che doveva assumere l’hub varesino. Era noto già allora che Alitalia non poteva sostenere due hub, Malpensa e Fiumicino, e tenere attive le navette da Linate a Roma non giocava a favore dello sviluppo dell’aeroporto della brughiera. Ci si è trastullati per oltre un decennio in un inutile confronto di posizioni in cui l’hanno fatta da padrone le ragioni politiche e di bassa cucina rispetto a quelle industriali ed in cui la politica locale è stata quasi sempre spettatrice passiva di operazioni gestite altrove e quasi sempre per obiettivi e finalità conflittuali con quelli del territorio insubrico.

L’esito di questa infinita telenovela fatta di decreti e controdecreti, di giravolte e perdite di tempo, di compagnie che come sono arrivate sono sparite, KLM e Lufthansa, è stato il de-hubbing dell’aeroporto, con Alitalia che abbandonava di fatto Malpensa al suo destino. Qualcuno ha sperato nella buona stella, ma solo in quella, per quanto riguardava gli sviluppi della ricerca di un partner per l’ex compagnia di bandiera dopo il flop dell’alleanza con Air France e con l’inevitabile default alle porte. Ma la sorpresa è stata amara e per certi versi scontata per chi si destreggia bene nei meandri istituzionali e del potere.

Se non presidi adeguatamente i gangli strategici romani con una azione capillare di lobbying e con un adeguato peso politico è difficile portare a casa qualcosa. E avere un ministro milanese non è ovviamente sufficiente. Il baratro in cui stava precipitando Alitalia ha portato a concludere l’estate scorsa un accordo senza porre condizioni, subìto supinamente. Insomma Malpensa sacrificata sull’altare della operazione Etihad, una società privata che bada ai suoi legittimi interessi industriali e non tiene ovviamente in conto problematiche altrui e tanto meno quelle di un territorio che forse nemmeno conosce. Ci dovevano pensare politica ed istituzioni locali che evidentemente hanno brillato per assenza o per posizioni contradditorie e non condivise tra di loro. Non hanno fatto sistema come si suol dire, ma forse mancavano anche le idee e i progetti per Malpensa. Ha ragione quindi Raffaele Cattaneo, NCD e collega di partito del ministro Lupi, per tornare alla protesta di lunedi scorso, quando in modo stizzito ha affermato “ai novelli tutori degli interessi del territorio basterebbe rammentare sotto quale governo sono state negate le richieste di `open sky´ su Malpensa e di estensione dei diritti di quinta libertà, avanzate dalla Regione Lombardia. Ma questo, forse, è un ricordo troppo scomodo su cui è intervenuto un effetto rimozione, come insegna la psicoanalisi”.

Ora sono inutili due cose. La prima è continuare in estenuanti proteste che non portano a nulla se non a perdere ulteriore tempo prezioso, non ha senso chiudere la stalla quando i buoi sono scappati e in gran parte pure per colpa di chi vorrebbe rappresentare la protesta. In politica ti insegnano a non issare le tue bandiere su cause nobili, ma perse in partenza e quindi i nostri acuti politicanti locali del fu centrodestra farebbero bene a tacere, a passare la mano e a non insistere in una battaglia che hanno già perso sia sul piano industriale sia su quello politico. Se ne facciano una ragione e spariscano.

La seconda è non fare affidamento sulla attuale opposizione in Lombardia, ossia sul Pd. Prendiamo atto delle parole costruttive di Alessandro Alfieri, una posizione che chiunque intellettualmente onesto condividerebbe, ma sono inutili: l’estensione del diritto di quinta libertà per potenziare i voli intercontinentali e nuove disposizioni sugli accordi bilaterali con i Paesi stranieri. Lo strumento per proporre in Parlamento le modifiche potrebbe essere un ordine del giorno al decreto Sblocca Italia, con cui dare al governo “un indirizzo politico”. “Linate e Malpensa sono fratelli di sangue” è stato detto, purtroppo il problema in passato è stato sempre proprio quello, una concorrenza interna deleteria e fratricida tra i due scali lombardi.

Ma al di là delle parole non si capisce cosa possano fare concretamente i maggiorenti locali di tale schieramento, cosa contino al cospetto del governo Renzi che pensa solo a preservare l’accordo con gli emiratini. Se poi allarghiamo il discorso ad altre proposte ed iniziative volte a tutelare e rilanciare il territorio, il Pd lombardo non ha dato prova di lungimiranza e sostegno alle cause locali, vedi la ZES (Zona Franca) per rilanciare le attività economiche nelle aree di confine, per esempio. Hanno votato contro.

In questa tenaglia è rimasto schiacciato il territorio insubrico e soprattutto il varesotto. Per l’ennesima volta sotto i riflettori, ma solo quando, chi lo tira in ballo, ritiene di incassare un tornaconto politico, come in questo momento. Tutto quindi sulla pelle dei lombardi ai quali verrà raccontato ancora una volta che è colpa di qualcun altro: di Roma ladrona, dell’Euro, dell’Unione Europea, della Merkel, del Bilderberg, della Massoneria, della Troika, di Ebola, ecc. ecc.

 

http://www.labissa.com/opinioni/4708-la-guerra-dei-cieli-in-lombardia.html

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One Comment

  1. Francesca Valenti says:

    D’altronde la nostra classe politica purtroppo si è dimostrata quella che è. Mi viene da piangere se penso che quelli della prima repubblica in confronto erano dei geni

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