Quei crociati del Nord alla conquista dell’America, prima di Trump!

mappadi SILVIA GARBELLI – È alla ricerca della verità il Cristofo -ro Colombo, L’ultimo dei Templari. La Storia tradita e i veri retroscena della scoperta dell’America di Ruggero Marino, Sperling & Kupfer Editori, 18 euro. Il libro è a tutti gli effetti un saggio storico, avvalendosi di una corposa e dettagliata bibliografia, ma ha un’insolita tendenza all’esoteri-smo. Il sottotitolo, d’altra parte, precisa la volontà di essere piuttosto originale e potrebbe talvolta non soddisfare appieno i lettori più “positivisti”.
La biografia di Colombo si intreccia, infatti, a scenari che assumono la valenza di un thriller a sfondo magico-religioso. Nella premessa si dichiara che la storia tradizionale della scoperta dell’America
è stata falsificata, ma anche che «le carte rimaste e i documenti si prestano a ogni tipo di interpretazione».
È comunque un libro interessante: sfata il14 luogo comune secondo cui il Navigatore sarebbe un esempio di grande figura appartenente alle glorie italiche, come puntualmente avviene ogni anno per le celebrazioni negli Stati Uniti d’America; rende noti personaggi padani sconosciu-ti e realtà storiche padane come le città di Genova e Padova, fulcro di un tessuto culturale rilevante nel XV secolo.
Il percorso inizia mettendo in luce «un Colombo rivoluzionario, mistico ed ere-tico», in sintonia con la figura del «suo pontefice Innocenzo VIII» poiché uniti da “un ideale di fede”. Ma è «una fede dalla visione ecumenica, che oscilla fra ortodossia ed eresia».
Condizionato da una profezia dell’abate calabrese Gioacchino da Fiore, ove la fine del mondo avrebbe forse coinciso con la “rivelazione del Nuovo Mondo”per Colombo la ricerca delle Indie e del suo oro assumeva una valenza simboli-ca: non a caso, si afferma che Colombo era solito firmarsi “Xpõ Ferens, colui che porta a Cristo”. Forse a causa del-l’invasione islamica, fermata nel 1571 a Lepanto e alla perdita di Costantinopo-del XV secolo, si sarebbe convertito al Cattolicesimo e avrebbe deciso di organizzare un sogno universalista e sincre-tista, un’unione religiosa, attraverso la scoperta dell’America.
Genova è dipinta come il crocevia di un ambiente frequentato da crociati, mer-canti, templari e cavalieri, ricco di “se-gni e simboli” cristiani, come il catino verde smeraldo identificato nel Santo Graal o il vessillo di San Giorgio e l’arca
delle reliquie dello spagnolo San Giacoagiato cavaliere mette al mondo un numero considerevole di figli”, fra cui vi sarebbe lo stesso Cristoforo. Si sottolinea, però, che «tutte le realtà e tutte le leggende, circa la nascita di Co-lombo da Genova, alla Corsica, a Chio, alla Spagna, al Portogallo… hanno contri-buito a disperdere l’identità e l’origine del Navigatore». Se è noto che Innocenzo VIII nel 1467 è vescovo a «Savona, città ligure dove le cronache vogliono il giovane e umile Colombo al seguito delpresunto padre Domenico, le circostanze circa la vita di Cristoforo si prestano a molte interpretazioni. Era forse un tem-plare, la cui formazione lo mise in grado di raggiungere anche più volte le
Americhe. L’oro dal Nuovo Mondo era necessario per l’eventuale crociata con-tro i Turchi. Grazie ai fondi di “una fitta rete di uomini di Chiesa, di banchieri,di mercanti… e di cavalieri di San Gia-como» (di Compostela, Spagna) la spe-dizione si realizza. Misteriosamente, si sostiene, il Papa muore nella primavera inoltrata del 1492, fra “atroci dolori addominali e febbri strane”.
Tralasciamo qui la tormentata succes-sione del nuovo pontefice, gli intrighi dell’ambiente del potere romano, legati anche a giochi economici e religiosi. L’esaltazione da parte dell’autore della
figura di un Innocenzo VIII “custode della pace, italica… da portare nel mon-do”, come recita il misterioso epitaffio latino sulla sua tomba in San Pietro, lascia nel lettore molte perplessità. An-cora più vanamente encomiastico il pa-negirico delle meraviglie dei tradiziona-li luoghi del potere romano. E il libro si inoltra nella descrizione di un mondo diesercizi alchemici, associati alla cabala, valenze simboliche e artistiche, massoni e Abramo Lincoln, capitoli forse più in sintonia con le storie di Harry Potter; ma la lettura va proseguita.
La scoperta dell’America risulta infatti il risultato di un lungo processo storico di tutta la popolazione europea. È l’eredità millenaria di conoscenze geografiche, filosofiche e marinare che appartengono alla notte dei tempi: Colombo avrebbe
utilizzato antichi testi filosofici greci e il Milione del veneziano Marco Polo (1254-1324), che l’autore ipotizza, bizzarramente, essere stato “un agente se-greto” dell’allora papato romano, per raggiungere “dopo l’America… l’Asia
Cinese”. In “un codice precedente addi-rittura l’epoca di Alessandro Magno”, il Navigatore apprende che “ai confini del Mare d’Occidente… esistevano delle co-ste e… ogni genere di miniere e anche pietre preziose”.
Altro strumento fondamentale che ripor-ta un’America approssimativa “con ani-mali sconosciuti” è però la mappa “car-tografica dell’ammiraglio turco Piri Reis”, contemporaneo di Colombo. Ma con un vero e proprio colpo di scena
arriva la verità: i veri scopritori dell’America sono altri. I tanti “prescopritori” appartengono a storie nordiche scono-sciute, come l’epopea cristiana del mona-co irlandese San Brendano (ca. 489-570) o le esplorazioni di norvegesi e vichinghi
di Erik il Rosso o le vicende appena accennate dei padani Niccolò e Antonio Zeni. Costoro, ”vicini di casa di Marco Polo a Venezia… originari di Padova”, sarebbero giunti in Canada attraverso la
Groenlandia“ all’altezza di Terranova”.
Ma anche ai Baschi, “fornitori di merluz-zo” da “una terra al di là dal mare” mai rivelata, era nota la rotta d’Oltreoceano e “nel XV Secolo la riservatezza non fu più praticabile…” perché seguiti dai Bretoni. Così, spinti dalla ricerca di un ideale
religioso o di interessi commerciali, que-sti coraggiosi europei sfidarono il mare. Vi sarebbero dunque tante biografie euna storia “minore” da approfondire, da cui risulterebbero consuetudini di una società marinara non mediterranea. Per-ché, alla luce di queste novità, si continua a mantenere valido il binomio Colombo-America? Si ribadisce la sua “estrazione e formazione italiana” ma le personalità “minori” coinvolte sono però essenzial mente di ambito padano, come il mona-co veneziano fra’ Mauro, autore dello “stupefacente mappamondo” medieva-le del 1459, il cartografo Cantino, “agente diplomatico degli Estensi di Ferrara, fa-miglia appassionata di misteri geografici” o Pietro Martire di Angera (Varese),
letterato cortigiano e amico di Colombo.

Anche il ruolo di Amerigo Vespucci è controverso, ridotto a “uno stipendiato” dalla Spagna. Addirittura, l’attore aggiunge che nel 1497 “lo sbandierato pri-mato di Vespucci circa lo sbarco conti-nentale era solo un incredibile falso”.
Forse fu l’azione del Vaticano a rafforzarne la fama e, si sottolinea, con la finalità di scongiurare “la scoperta dell’America da parte musulmana”. Resta dunque il mistero nel mistero; le ricerche sul dna di Colombo non potranno chiarire tutti gli aspetti

da il Federalismo, direttore responsabile Stefania Piazzo

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