Quei cristiani nella piana di Ninive….

Terrorismo: bandiera dell'Isis

Il Direttore di Aiuto alla Chiesa che Soffre – Italia, Alessandro Monteduro, e S. E. Mons. Francesco Cavina, Vescovo di Carpi, hanno visitato i villaggi cristiani della Piana di Ninive (Iraq) liberati dai miliziani dell’ISIS. I centri abitati sono ancora prevalentemente deserti, perché quasi completamente distrutti. Per far fronte a questa distruzione la Fondazione a livello internazionale sta predisponendo un “Piano Marshall” per la ricostruzione di case e infrastrutture.
Monteduro ha indirizzato ai benefattori di ACS questa lettera aperta.
“Ci sono esperienze che segnano per sempre, e incontrare la ferocia dell’uomo è una di quelle. Cimiteri profanati, tombe distrutte, chiese incendiate, addirittura trasformate in poligono di tiro con migliaia di bossoli disseminati ovunque, altari frantumati, statue sacre decapitate, croci abbattute. Villaggi dall’antica tradizione cristiana rasi al suolo dai terroristi del cosiddetto Stato Islamico. Bartella, Karemless, Qaraqosh, Batnaya, Telskoff sono nuovamente libere, ma prive di un’anima. Sono i luoghi del martirio dei nostri giorni, luoghi che l’Occidente ha dimenticato lasciandoli ai soldati del Califfato. Siamo tornati per la terza volta nell’arco di dodici mesi in Iraq insieme a Mons. Cavina, consapevoli che toccava anzitutto a noi testimoniare quell’umanità che in troppi, voltandosi dall’altra parte, hanno dimostrato di non avere, e soprattutto la speranza. Mons. Cavina, celebrando nella chiesa madre di Qaraqosh, ha affermato fra l’altro: ‘Celebrare il sacrificio di Cristo in un luogo come questo ci dice che c’è un sacrificio fisico che si perpetua nei nostri fratelli Cristiani iracheni. E allora scorgiamo la speranza in questa celebrazione con la quale la chiesa viene recuperata nella sua sacralità. Intravvediamo la speranza nei Cristiani che, nelle loro veloci incursioni nei villaggi d’origine per verificare le condizioni delle loro case, si sono preoccupati di rialzare il Crocifisso.’.
Il momento probabilmente più toccante per me in quanto direttore di ACS-Italia è stato il ritrovamento della tomba di Don Ragheed Ganni all’interno della chiesa di Sant’Adday, nel villaggio di Karemless. Don Ragheed era divenuto sacerdote con la borsa di studio concessagli grazie alla generosità dei benefattori di ACS. Aveva studiato in Italia e durante gli studi testimoniava nelle parrocchie italiane la sofferenza della Chiesa in Iraq. Caduto Saddam Hussein tornò in Iraq per confortare i suoi fedeli. Era parroco della chiesa dello Spirito Santo a Mosul. Nonostante le ripetute minacce non la chiuse mai, e per questa ragione il 3 giugno 2007 fu assassinato da estremisti musulmani con quattro suoi diaconi.
Alla speranza di cui ha parlato Mons. Cavina voglio aggiungere la ‘speranza nei numeri’. Nel villaggio di Telskoff prima dell’occupazione degli uomini dell’ISIS, nel 2014, abitavano 1.400 famiglie caldee, tutte costrette alla fuga. Negli ultimi due mesi ben 170 sono rientrate nel villaggio, e questo grazie esclusivamente agli sforzi economici della Chiesa caldea sostenuta dalle organizzazioni di carità, anzitutto ACS. Alcune di queste famiglie ci hanno accolto nelle loro case, appena ristrutturate, commosse e piene di gioia per la nostra presenza. La ‘speranza nei numeri’, dunque, perché i Cristiani stanno tornando e continueranno a tornare.”. 

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