Quebec: indipendentisti vincenti nelle urne. E scorre subito il sangue

di STEFANO MAGNI

Québec, gli indipendentisti vincono e scorre subito il sangue. A Montreal, un uomo di mezza età, dal fisico non proprio atletico, ha fatto irruzione nella festa del Parti Québecois, indipendentista. Pauline Marois, la leader del partito e futura premier, stava annunciando la sua vittoria e affermando “Noi vogliamo un Paese e lo avremo”, quando sono iniziati gli spari. L’uomo non ha mirato alla Maurois, ma ha colpito due impiegati del teatro che ospitava l’evento elettorale. Uno dei due è morto. Un terzo uomo è stato ricoverato per lo shock. Il bilancio avrebbe potuto essere ancora peggiore, senza il loro intervento. La Marois veniva portata via dalla sicurezza, con il sorriso ancora stampato in faccia: nei primissimi istanti non si era ancora accorta che la festa si era trasformata in dramma. E intanto l’attentatore usciva dal teatro e lanciava una molotov, per cercare di creare ulteriore panico. La reazione della polizia è stata rapida e l’uomo è stato arrestato. E a questo punto ha lasciato l’unico vago indizio (per ora) sul movente: ha gridato “Gli inglesi si stanno svegliando”, con un forte accento francese. E’ un matto isolato? Un francofono anti-indipendentista? Un indipendentista che vuol creare divisioni all’interno del fronte secessionista? Vuole provocare la reazione delle autorità del Québec, visto che ha anche gridato: “Ci sarà una rappresaglia”?

L’unica cosa certa è che l’attentato ha fatto passare in secondo piano la vera notizia: la vittoria del Parti Québecois, che mira all’indipendenza del Québec (francofono) dal Canada (prevalentemente anglofono).

Non si tratta, comunque, di una vittoria plateale. Che la vittoria non sia eclatante lo suggeriscono i numeri: il PQ ha vinto 54 seggi su un parlamento locale di 125. Avrebbe avuto bisogno di almeno 63 seggi per formare un governo di maggioranza. Il Partito Liberale ha ancora 50 seggi e darà certamente filo da torcere dai banchi dell’opposizione. Ora la Marois potrà solo formare un esecutivo di minoranza, non sufficiente a promuovere un referendum per l’indipendenza del Québec. Quanto al consulto referendario, la Maurois ha dichiarato, prima della sparatoria, che si farà “se vi saranno le condizioni per poterlo vincere”. Ma non ci sono, almeno per ora. Stando agli ultimi sondaggi, appena il 28% dei canadesi residenti nel Québec vogliono la secessione da Ottawa.

Soprattutto, le circostanze e i programmi su cui il PQ ha vinto sono quantomeno contradditori. Contraddizioni su cui tutti gli indipendentisti dovrebbero riflettere. Di fatto, il PQ ha vinto grazie all’alleanza con i sindacati e con il movimento studentesco, che vogliono una sola cosa: più sussidi statali. Gli studenti non vogliono l’aumento delle rette. Di conseguenza, chiedono che sia lo Stato a pagare per loro. I sindacati si oppongono ai tagli sulla spesa pubblica, in una provincia autonoma in cui il debito pubblico ammonta a 184 miliardi di dollari canadesi (pari a circa 150 miliardi di euro). E questa è, a tutti gli effetti, una grande contraddizione. Perché un partito indipendentista dovrebbe rimettere i conti a posto in casa, prima di chiedere di separarsi dal resto del condominio. Per chiedere soldi, posti pubblici e sussidi, la “mamma” Stato centrale ha sempre la mammella più grande e può rivendicare il proprio monopolio di dispensatore di benefici.

Un vero anacronismo, nel programma del PQ, è anche il suo sciovinismo sempre più radicale. Già ora qualsiasi viaggiatore può rimanere perplesso di fronte ai cartelli stradali: in tutto il Canada sono bilingui, solo nel Québec sono unicamente in francese. Il PQ vuole andare oltre: propone, nel suo programma, una legge sulla cittadinanza in base alla quale tutti i nuovi arrivati nel Québec (entro tre anni) dovranno superare un esame di francese, prima di acquisire pieni diritti politici. Coloro che non lo passeranno, saranno privati del diritto a candidarsi o anche solo di presentare petizioni al parlamento locale. Orgoglio identitario, va bene. Ma chi, finora, ha sempre vissuto in una società aperta, quale è il Canada, come può tornare indietro ad una società più chiusa e meno tollerante, persino nei confronti degli altri canadesi? Se oggi il 28% dei cittadini del Québec vuole l’indipendenza, quanti la vorranno ancora se passasse l’esame di Stato obbligatorio per ogni nuovo residente?

Queste contraddizioni, prima o poi, sono destinate ad emergere e a fare danni. Un pessimo programma economico può causare effetti controproducenti: crea dipendenza dallo Stato centrale, come vediamo proprio in queste settimane con la Catalogna (che chiede aiuto a Madrid). Una politica apertamente sciovinista può creare danni ancora peggiori: potrebbe spingere le minoranze escluse a ricorrere alla violenza.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

Leave a Comment