Québec, gli indipendentisti ormai sono il primo partito

di STEFANO MAGNI

Le vie dell’indipendentismo sono infinite. Lo dimostra il Québec, regione autonoma francofona del Canada che per ben due volte, nel 1980 e nel 1995, ha tentato la via referendaria della secessione. Ora potrebbe inaspettatamente presentarsi una terza occasione. Ma la causa, questa volta, è estranea all’indipendentismo: l’innesco è dato da una serie di violente manifestazioni studentesche.
Gli studenti del Québec non hanno in mente la separazione dal Canada. Protestano per le rette troppo alte e destinate ad aumentare. Per motivi di cassa (che accomunano il Canada a tanti Paesi europei), il governo locale, guidato dal liberale Jean Charest, vuole aumentare le rette dai 2168 dollari canadesi attuali ai 3793 entro il 2017. Si tratta di una riforma molto graduale, ma le organizzazioni studentesche ritengono che sia inaccettabile, considerando anche che il prezzo delle università, dal 1968 ad oggi, è già aumentato del 300%. Dallo scorso febbraio ad oggi si sono svolte numerose proteste, spesso degenerate in scontri con la polizia. A maggio, per cercare di placare il disordine, il governo locale ha proposto la nuova Legge 68, che vieta picchetti e manifestazioni che non siano stati precedentemente segnalati e approvati dalla polizia. Mai lo avesse fatto: l’insurrezione è diventata ancor più violenta e dilagante. E allora che fare? Elezioni il prima possibile, così da dar voce alla “maggioranza silenziosa”, secondo Charest. Il giorno delle consultazioni anticipate è stato fissato al 4 settembre, con un anno di anticipo rispetto alla fine della legislatura. Ma è qui che si scopre che la “maggioranza silenziosa”, si votasse oggi, sceglierebbe l’indipendentismo. Secondo un sondaggio effettuato dalla compagnia Leger Marketing alla fine di luglio (i cui risultati sono stati pubblicati oggi), è in testa il Parti Québecois, indipendentista, con una maggioranza relativa del 33%, contro il 31% del Partito Liberale.
Il 33% non è una maggioranza sufficiente a indire un nuovo referendum, tantomeno a formare un governo monocolore secessionista. Ma il Parti Québecois sta iniziando sin da subito ad ampliare il suo vantaggio e a cercare di lavorare sull’ipotesi di un esecutivo di coalizione. La leader indipendentista, Pauline Marois, sta creando una squadra per la conduzione della campagna elettorale. Ha promesso che parlerà della sovranità del Québec “ogni giorno” di questa estate, fino al momento del voto. “Noi preferiamo che il Québec sia un Paese normale – ha dichiarato in conferenza stampa – Scegliamo la libertà. Nelle prossime settimane sarà il momento di fare una scelta. Non è compito del Canada scegliere il governo al posto nostro. Tocca a noi decidere chi votare”. Il movimento studentesco sarà, più o meno consapevolmente, un compagno di strada del Parti Québecois. Le leader della protesta, Martine Desjardins ed Éliane Laberge, nel presentare la loro campagna “elettorale”, non si schierano con alcun partito, né con gli unionisti, né con i separatisti, ma promettono di far di tutto per boicottare il Partito Liberale attualmente al governo. Concentreranno i loro sforzi nei 25 seggi in cui i liberali vinsero la maggioranza nelle elezioni del 2008.
In questo modo si è venuta a creare, spontaneamente, una strana simbiosi fra chi (come gli studenti) vorrebbe più sussidi statali per consumare “un pasto gratis” e chi (come gli indipendentisti) vorrebbe separarsi dallo Stato. Come in Scozia, un punto di forza dell’indipendentismo è la protesta dei tagli ai sussidi statali. Quando e se verrà ottenuta l’indipendenza, la cassa verrà gestita dal governo locale. I cittadini saranno più vicini a chi impiegherà le loro tasse. E a chi deciderà, eventualmente, di tagliare altre spese.

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20 Comments

  1. Antonella S. says:

    Oh, là-là! Quanti errori in questo articolo!!!!!! Intanto bisogna specificare che il PQ, partito indipendentsita, é uno strazio, un partito di sinistra come pochi, ragionamenti da sessantottini, con lo Stato che deve fornire tutto e i sindacati, femministe, potentissimi. NIENTE a che vedere con il separatismo della Lega per esempio. In Québéc non esiste una destra, e un timido tentativo é fatto da pochi libertari. Nel caso degli studenti, il PLQ (partito liberale)ha ragionissima, perché le spese in Québéc sono le più basse di tutto il NordAmerica, praticamente gratuite considerando la bellezza ed efficienza dei campus, e poi sono 13 anni che non ci sono stati aumenti e uno studente oggi paga meno di uno del ’68. Gli studenti sono dei semplicissimi classicissimi comunistelli e ostentano un quadratino rosso e fanno casino contro la polizia e contro tutto, poggiati dai potentissimi sindacati. In Québéc non vale il discorso indipendentista come per altri Paesi, l’indipendenza sarebbe un disastro, come se la Calabria, che ha sempre preso aiuti dal governo centrale, si lamentasse in continuazione e pensasse di buttar fuori tutti quelli che vivono là, ma non sono calabresi purosangue, imponesse a tutti per legge ( 101 sul francese obbligatorio) l’uso del dialetto e….insomma chiedete a me che ci vivo da 14 nni! Personalmente io sono per le autonomie e il federalismo in Italia, ma cancellate il Quebec dagli esempi, perché sono di sinistra in modo tale che neanche il nostro PD osa più…

    PS..Non sono affatto il primo partito, ancora si deve vedere!!

    • Stefano Magni says:

      Io non sto elogiando il PQ, che non voto (non essendo neppure residente in Canada), ne’ gli studenti che, fossero in Italia, prenderei probabilmente a manganellate. (Non ho mai sopportato picchetti davanti a scuole e università e l’idea di sfondare con la forza mi è venuta più volte, anche se mi sono trattenuto solo per motivi di dimensioni fisiche) In questo articolo sto semplicemente constatando un fatto: durante una rivolta studentesca (che esiste, non me la sono inventata) il PQ curiosamente cresce (e anche i dati del sondaggio che riporto non li ho inventati io). Mi dica dove e’ la bufala. Dove c’è una informazione sbagliata o falsa. Perche’ un conto e’ dire “quelli di cui parli mi stanno antipatici” e tutt’altro e’ affermare che nel pezzo trova dei dati falsi o affermazioni sbagliate.

  2. maurizio ratti says:

    A prescindere che gli studenti storicamente sono buoni solo a far casino ma si squagliano di fronte a progetti concreti e continuativi in tutte le parti del mondo, le possibilità che il Quebec seceda sono uguali a zero pur se gli indipendentisti ottenessero il 99% dei consensi. Non lo permetterebbero i signori americani che come hanno sempre fatto ovunque per tutelare i loro privilegi interverrebbero con sanzioni e operazioni di polizia direttamente sul suolo Canadese. Fino a quando non sarà ridimensionata a livello planetario la forza bellica dell’impero USA, instaurando un maggior equilibrio militare, nessun territorio occidentale potrà ottenere la libertà, Padania compresa, anzi in primis.

    • Antonella S. says:

      Ratti non dica stupidaggini!! Agli americani non gliene fa un baffo di quello che succede nel piccolo Québéc. Sempre con gli americani bisogna prendersela!!

      • paolo lucci says:

        Antonella… dopo il commento di ratti non leggerò più questo giornale. Ho capito il target a cui è diretto.

        Pensa Nixon, Carter, Reagan, Bush non hanno dormito chissà quante notti al pensiero che il Quebec, la provincia più disastrata del Canada, diventasse indipendente e parlassero tutti francese…. non facessero più il saluto a sua maestà, iniziassero a pagare salato il petrolio che quasi aggratis l’Alberta da loro (invece gli americani devo pagare a prezzi di mercato), avere la concorrenza di campus universitari a pochi Km con tasse ridicole, quando in USA fanno mutui per mandare i figli all’università….

        A ratti… ma che dici!!!!

        Ora la vado a dire in giro qui in Canada questa cosa che il Quebec non è indipendente perchè Romney e Obama e gli yankee tutti non lo vogliono… come barzelletta credo debba far ridere un sacco, anche per i nostri impassibili canadesi, che hanno un senso dello humor piuttosto basso!

        • Stefano Magni says:

          Beh un tentativo americano (fallito con pesantissime perdite) di invadere il Québec c’è stato. Nel 1775 🙂
          .

        • maurizio ratti says:

          La stessa cosa vale per Lei caro Lucci, nonostante via lì non capisce nulla

          • maurizio ratti says:

            La stessa cosa vale per Lei caro Lucci, nonostante viva lì, anzi forse proprio per questo, non riesce a capire come stanno le cose.
            Gli indipendentisti del Quebec non combineranno nulla per carità, ma se ci dovesse essere una minima possibilita in questa direzione i suoi amici yankee interverrebbero prontamente. La storia questo insegna : nessun popolo occidentale ha mai ottenuto la libertà di cambiare allenza e sistema politico. Siamo colonie asservite agli USA privati della facoltà di condurre una politica estera autonoma.

            • Stefano Magni says:

              “nessun popolo occidentale ha mai ottenuto la libertà di cambiare allenza e sistema politico”. E per fortuna! Perché fino al 1989 l’alternativa era allearsi col Patto di Varsavia o cambiare sistema dalla democrazia liberale alla “dittatura del proletariato”. Questa storia dell’Europa “asservita” all’America (o all’Inghilterra) è vecchia propaganda del PCI, che ben si sposa con l’ancor più vecchia propaganda del fascismo contro le demo-plutocrazie. Parlarne ancora oggi, credendoci, mi sembra quantomeno un ritardo culturale di almeno 20 anni.

              • maurizio ratti says:

                Quindi se interpreto correttamente la sua ammissione “nessun popolo occidentale ha mai ottenuto la libertà di cambiare allenza e sistema politico. E per fortuna!”, poichè fino al 1989 c’era l’URSS noi dovremmo restare schiavi dell’oppressione americana per l’eternità? Si rende conto che la sua affermazione è semplicemente ridicola?
                E l’altra perla “Questa storia dell’Europa asservita all’America (o all’Inghilterra) è vecchia propaganda del PCI” fa scompisciare. Spero vivamente che Lei sia in perfetta malafede, che stia mentendo consapevolmente, altrimenti dobbiamo chiamare l’ambulanza. Ma realmente negli ultimi sessantanni non si è mai accorto di niente? Dall’occupazione permanente con 105 basi militari, agli anni di piombo e le stragi di stato, al controllo delle comunicazioni telefoniche e bancarie, alle interferenze continue in politica estera, ai trattati internazionali capestro (per noi), davvero Lei non nota il rapporto di vassallaggio tra italia e usa ? Suvvia Magni comprendo che lavorando per l’Occidentale della Fondazione Magna Carta

                http://www.loccidentale.it/user/Stefano+Magni

                organo della longa manus Neocon nello stivale, Le abbiano fatto il lavaggio del cervello inculcandogli che tutte le porcate degli americani sono fatte solo a fin di bene, ma si renda conto che non sta parlando ai trinaricciuti terroni del PDL, questa è una platea di indipendentisti più difficili da prendere in giro.

      • maurizio ratti says:

        Egregia Antonella, il fatto di vivere in Quebec e non sapere come funzionano i rapporti tra americani e stati occidentali asserviti è un’aggravante. Mi spiace ma le mie non sono stupidaggini è Lei che non capisce nulla di politica.

  3. paolo lucci says:

    Lo scorso anno, in Canada ci sono state le elezioni federali. Il Blocco Quebecoise (il partito che ha raccolto tutta la storia dell’indipendetismo francofono canadese) ha ottenuto il suo minimo risultato storico (1 solo seggio), il leader del partito dopo la batosta elettorale ha deciso di ritirarsi a vita privata. I due referendum di cui parli, sono stati respinti entrambe le volte, soprattutto per via degli abitanti di Montreal, la città più popolata della provincia in cui l’uso del francese come lingua, sta quasi scomparendo. Articolo totalmente strampalato, anche perchè il Canada è una nazione federale, dove già più di 1/3 delle imposte vanno alla provincia di residenza.

    Le regioni che ora potrebbero spingere più per una eventuale indipendenza nel Canada sono le regioni del MidEast, Alberta su tutte, per via degli enormi guadagni dovuti alle esportazioni di petrolio, quando invece il Quebec vive una crisi economica non leggera, dalla quale stenta ad uscire, a differenza dell’anglofono e vicino Ontario. Le tasse universitarie in Quebec, aumentano, proprio perchè essendo il modello universitario quebecoise, molto federalizzato, questa provincia deve cominciare a tirare la cinghia poichè i soldi scarseggiano, mentre in altre province del Canada, molto più floride, le tasse universitarie continuano a restare agli stessi livelli (vedi Alberta, Saskachewan, Manitoba).

    Un italiano che vive in Canada

    • Stefano Magni says:

      Caro Paolo, i risultati di questo sondaggio non me li sono inventati io. Sono stati regolarmente pubblicati, sia dalla stampa canadese che da quella italiana. Se il 33% dei suoi concittadini del Québec oggi voterebbe per gli indipendentisti, non posso far altro che riferirlo, piaccia o meno.

      • paolo lucci says:

        Il titolo dell’articolo è totalmente fuorviante.Titoli PQ primo partito in Quebec, senza specificare che è un sondaggio. Io parlo di risultati elettorali alle federali di un anno fa: 1 seggio! Pochino per questa ondata e fiammata di indipendentismo che da qui non si vede alquanto, a differenza di quanto tu ventili.

        Porti ad esempio il Quebec come realtà amministrativa locale. Ebbene, la provincia più autonoma del Canada (se non di tutto il Nord America) è quella più disastrata economicamente e peggio amministrata. Antonella ti ha detto i motivi. Se vieni solo a farti un giro da ste parti, vedresti con mano che il Quebec indipentente al 100% sarebbe la loro rovina economica. Non a caso Montreal avversa l’indipententismo, che a periodi raffiora come un fuoco fatuo tra i paesanotti e i furbetti (come nel caso che citi).

        • Stefano Magni says:

          Allora: il Québec l’ho visitato tre anni fa. Sì, è la regione che meno mi è piaciuta del Canada. Confermo. E con questo? Non ha diritto all’indipendenza? Con questo criterio, non avrebbe diritto alla secessione praticamente nessuno. Secondo: l’ondata di indipendentismo non si vede, ma il PQ, ripeto, risulta al 33% stando a questo sondaggio che cito. Sondaggio sbagliato? Non sta a me dirlo. Verificheremo a settembre. Intanto, per ora, risulterebbe essere il primo partito.

          • paolo lucci says:

            I sondaggi sono delle probabilità, i seggi ottenuti alle elezioni dei dati di fatto.

            La battuta sul 1775 è bella caro Magni. La permelosità di chi vede negli americani i soliti cattivoni, lei ha meglio di me dimostrato come venga a galla.

            Il Quebec può darsi tutta l’indipendenza che vuole, se riuscirà ad avere il 50%+1 dei suoi cittadini a favore, ho già detto che 2 volte su 2 quella idea la sua popolazione l’ha rigettata e che stando ad oggi, essere indipendenti significa solo stare molto peggio, dato che mentre il resto del Canada va a gonfie vele, e parte del Canada si solleva dalla crisi… il Quebec ristagna alla grande, e oltre a trattenere il 33% delle imposte, ha notevoli aiuti dallo stato centrale (Antonella ha fatto un valido esempio riferendosi all’Italia), primo tra tutti quello sulle materia prime.

  4. cecco angiolieri says:

    L’indipendenza di una regione è assolutamente
    importante per il buon funzionamento … economico
    e anche nei rapporti con istituzioni .. e i dipendenti
    politici e non che dovrebbero gestire la cosa pubblica…..
    …. perchè è il popolo … cioè la gente che paga le tasse
    che deve .. attraverso i propri delegati…. controllare
    come vengono amministrati i denari pubblici…….
    …..

  5. luigi bandiera says:

    Si evince una cosa: gli stati sono dei TIRANNI..!!

    Altra cosa e’ che non si comprende bene chi veramente COMANDI..!

    I cittadini no di certo; gli eletti forse. Allora saranno forze oscure a comandare..?

    Eppoi il voto conta davvero relativamente.

    Vale di piu’ una manifestazione con i forconi o un sacco di voti..? (ocio ai nostri passati referendum).

    Osserviamo l’Europa, di che argomenti si parla oggi..??

    Dello spread, dello spending review, di fare il super stato cioe’ l’URKA. L’Europa politica e magari una e indivisibile.

    Si, si parla anche delle tasse e dei tagli, ai nostri conti. Ma ai loro niente tagli. Anzi. Se li sistemano per benino…

    Sarebbe interessante sapere chi COMANDA..!

    Comunque i popoli non sono liberi ma sottomessi dagli stati padroni. Andando a votare avalliamo il loro potere su di noi.

    Prima era la monarchia e adesso chi e’ il re e quale la sua corte..? E chi sono i suoi sudditi..?

    Prima le corti del re erano appannaggio dei privilegiati. Oggi con gli stati democratici come girano le corti..? Quanti elementi prima e quanti adesso..?
    I privilegiati in stato cosiddetto democratico quali e quanti sono..?

    Chi ha una calcolatrice per vedere la differenza..?
    Tanto monarchia o stato fa lo stesso: il popolo non e’ mai stato sovrano. Quindi..??

    Ne vedremo delle belle prima della fine del mondo..!

  6. Giorgio Fidenato says:

    Pessimo matrimonio. Da ciò non può nascere niente di buono. Non credo poi che quel genere di studenti (quelli che vogliono il pasto gratis) nasca qualcosa di buono e di secessionista!!!

    • Stefano Magni says:

      Verissimo. Prima o poi mi aspetto una resa dei conti fra i due fronti. Purtroppo, per ora, sia in Scozia che in Québec si assiste ad un’alleanza fra forze economicamente stataliste e indipendentisti. Effetti perversi della crisi economica.

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