Quaranta Comuni catalani contestano la festa nazionale spagnola. Intanto i giudici chiedono 6 anni di carcere per l’ex presidente Mas. Convocò il referendum consultivo

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Almeno 40 comuni della Catalogna guidati da giunte indipendentiste hanno contestato la festa nazionale spagnola del ‘Dia de la Hispanidad’, celebrata nel giorno della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, rifiutando di chiudere al pubblico gli uffici comunali. I municipi ribelli hanno indicato che oggi per loro “non c’e’ nulla da celebrare”. Il piu’ grande, Badalona, 200mila abitanti, gestito dagli indipendentisti radicali della Cup con l’appoggio di Podemos, ha apertamente sfidato una ordinanza di un tribunale di Barcellona che imponeva alla giunta di chiudere la sede comunale. Il vicesindaco Josep Tellez ha aperto il municipio questa mattina e ha stracciato in pubblico una copia della decisione del tribunale. A Madrid i dirigenti di Podemos hanno deciso di non partecipare alle celebrazioni della festa nazionale, contestata perche’ istituita 60 anni fa durante il franchismo e celebrata nel giorno della scoperta dell’America, che ha dato il via alla colonizzazione del continente e allo sterminio delle popolazioni indigene.

Intanto le parti civili hanno chiesto una condanna a sei anni di carcere e a 10 anni di interdizione dai pubblici uffici per l’ex-presidente catalano Artur Mas, rinviato a giudizio per avere organizzato nel 2014 un referendum consultivo sulla indipendenza. La stessa condanna e’ stata chiesta per le allora vice- presidente e ministro del governo catalano Joana Ortega e Irene Rigau. La data del processo non e’ stata ancora fissata. I tre dirigenti secessionisti catalani sono accusati di “disobbedienza” per non avere rinunciato al referendum come ordinato dalla corte costituzionale di Madrid. I due sindacati di polizia costituiti in parte civile chiedono che siano anche processati per presunta ‘malversazione’ per avere usato fondi pubblici per organizzare la consulta. La procura da parte sua ha chiesto la settimana scorsa una condanna all’ interdizione per 10 anni, lasciando decadere l’imputazione per malversazione. La procura dello stato spagnolo ha avviato inoltre una inchiesta parallela sulla presidente del parlamento catalano Carme Forcadell, per un possibile reato di disobbedienza per avere consentito ai deputati di Barcellona di votare una mozione che avvia un processo di indipendenza.

E mentre il ferro è caldo,  si tenta una mediazione. Il presidente della Generalitat della Catalogna, Carles Puigdemont, si è infatti detto aperto a negoziare con il governo centrale il referendum per l’indipendenza che ha promesso di convocare entro settembre 2017. Il governatore, riporta ancora la stampa spagnola, si è detto disponibile a discutere il quesito, la data della consultazione ed ogni altro aspetto, salvo il diritto a convocare la consultazione. Nel suo sforzo di aprire il referendum indipendentista al dialogo, Puigdemont ha offerto una formula per la quale la consultazione, in caso di vittoria del “si'”, non comporterebbe una secessione immediata: il quesito riguarderebbe in questo caso non l’indipendenza, ma “l’inizio di un processo di separazione”.

“La nostra priorità è quella di raggiungere un accordo con lo Stato per il referendum”, ha dichiarato il governatore in una colazione organizzata da “Europa Press” e alla quale hanno partecipato politici catalani, imprenditori e alcuni ambasciatori tra cui quelli di Francia, Regno Unito, Irlanda, Belgio, Danimarca, Paesi Bassi, Venezuela, Algeria, Svezia ed Egitto. Puigdemont ha lamentato il fatto che “per ora nella politica sono la maggioranza coloro che negano la via politica per risolvere il problema della Catalogna”. Tuttavia, ha avvertito: “Il separatismo esiste, anche se girate la testa per non vedere. L’indipendentismo e’ qui per rimanere e per risolvere la questione”. “La Spagna ha bisogno di un progetto; la Catalogna gia’ ce l’ha e perderemo tutti se l’unico piano della Spagna e’ quello di ostacolare quello catalano”, ha sostenuto il governatore. Puigdemont ha poi messo a confronto la debolezza della politica spagnola con la forza del progetto del governo catalano, che ha appena ricevuto l’approvazione del parlamento con una mozione di fiducia. Il presidente ha sottolineato che in un momento in cui il problema della Catalogna “richiede una soluzione politica e non tecnica”, la situazione della governance a livello nazionale e’ peggiorata rispetto a qualche mese fa, con “un governo senza controllo, con i ministri che si sono dimessi a causa degli scandali di corruzione e altri imputati in gravi cause”.

 

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One Comment

  1. caterina says:

    fanno in Catalogna quello che in Regione Veneto non hanno saputo fare, né prima quando Zaia aveva il 70 per cento dei consensi, né ora che ne ha la metà, perché la gente va sempre meno a votare…
    Così è stato il Popolo Veneto che al di fuori della politica ha esercitato direttamente il suo diritto all’autodeterminazione e si è pronunciato nella primavera del 2014… da lì il percorso nel Veneto verso l’ufficiale riconoscimento della nuova Repubblica Veneta, costituitasi a seguito del risultato del Referendum autogestito e doppiamente certificato, da parte della Commissione europea di Strasburgo ed ora della Commissione ONU a L’Aja…
    non mancate di sostenere quest’ultima Petizione in corso andando su Plebiscito.eu… lo possono fare Veneti e non, anche dall’estero, 16 anni compiuti….

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