Quanto durerà il governo del vorrei ma non posso?

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di VALTER ROVERATO – Mi sembra che da qualche tempo a questa parte la nuova Bibbia, chiamata anche “contratto del governo del cambiamento”, sia stata un pochino accantonata, messa in disparte, quasi dimenticata, tanto che è un po’ che non la si cita più, quando c’è da richiamare all’ordine uno dei due “contractors” di governo. Ma da qualche parte c’è ancora qualcuno, sia esso che appartenga a Lega sia ai 5 stelle, che crede ancora che questo contratto verrà onorato fino in fondo? Sentiamo dire dai vice-premier che governeranno fino all’ultimo giorno dei 5 anni previsti, e che faranno tutto ciò che si erano ripromessi. Bene, allora prendiamo a caso una voce che è di attualità, e leggiamo quel libretto di una sessantina di pagine alla voce “immigrazione”, e lì c’è scritto: “Ad oggi sarebbero circa 500 mila i migranti irregolari presenti sul nostro territorio e, pertanto, una seria ed efficace politica dei rimpatri risulta indifferibile e prioritaria.”. 

Si dice “indifferibile e prioritaria” una politica di rimpatri, che altro non è che una traduzione della roboante promessa salviniana dei “600.000 che rimpatrieremo subito”, fatta in campagna elettorale. Ma quando inizierà questa indifferibile politica di rimpatri? No, perché, facendo pochi calcoli, se si iniziasse fin d’ora, allestendo un aereo al giorno, ovviamente verso un’unica destinazione, non tenendo così conto delle varie provenienze, che rimpatri un’ottantina di migranti, ogni giorno, ripeto, festivi inclusi, al massimo si potrebbero rimpatriare 29200 migranti all’anno, per cui solamente dopo 20 anni potrebbero essere riportate indietro, e non ognuno a casa loro, 584.000 persone. Da questi calcoli si evince che dovrebbero partire almeno 4 aerei (o 320 persone su vari aerei, dipende dalle varie provenienze) ogni singolo giorno dell’anno per far sì che la mirabolante promessa, e la relativa sua traduzione nel contratto, venga ottemperata giusto giusto entro l’ultimo giorno dei 5 anni di governo.

E comunque tutto questo dovrebbe essere messo in relazione col fatto che, sempre da quanto si legge sempre nel famoso contratto, “Ai fini dell’espletamento delle procedure e dell’effettivo rimpatrio, il trattenimento deve essere disposto per tutto il periodo necessario ad assicurare che l’allontanamento sia eseguito in un tempo massimo complessivo di diciotto mesi, in armonia con le disposizioni comunitarie”, per cui si dovrà trattenere l’immigrato per 18 mesi in qualche centro (con buona pace sempre di Salvini che li vuole chiudere tutti, a cominciare dal C.A.R.A. di Mineo che deve chiudere entro il 2019, a sentire il “felpato”), e solamente dopo i 18 mesi si potrà affidare l’immigrato ad Alitalia. Per cui si deduce che i primi rimpatri si avranno come minimo nel 2020.

Caro Salvini, quando e come si recupererà il ritardo? Chi andrà in giro per il paese a rintracciare tutti gli irregolari da rimpatriare? Dove e come saranno nel frattempo trattenuti? Come e con quali modalità avverranno praticamente questi rimpatri? Da tutto ciò si può capire che la promessa dei rimpatri non verrà mai attuata, era solo fumo negli occhi degli elettori, come a questo punto anche gran parte delle quasi 60 pagine circa di quel libro-contratto governativo. E sì che 60 pagine scarse, per 5 anni di governo significa una pagina al mese, per cui non dovrebbe essere così difficile prendersi il primo del mese una paginetta, leggerla, dare disposizioni ai vari ministri competenti, e così attuarla entro quel mese stesso. Non sarebbe stata di certo un’impresa da guinness dei primati.

Sarebbe stata invece impresa ben più ardua, e veramente da guinness, attuare il programma di governo di un certo Signor Prodi che, come libro dei sogni dal 2006 al 2011, ci propinava un volume di ben 281 pagine, rimasto poi lettera morta per le note vicende di quegli anni, ma che sarebbe stato comunque impossibile attuare per intero.

Come si vede, nulla di nuovo sotto il sole: possiamo chiamarlo “contratto di governo” (cosa già fatta da Berlusconi), o “programma di governo”, ma dovremmo sempre leggerlo come “libro dei sogni inattuabili ed inattuati”. Più che “governo del cambiamento” (che peraltro non riconosce neanche il cambiamento avvenuto in Venezuela con Guaidò), potremmo chiamarlo “governo del vorrei tanto ma posso quasi niente”.

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One Comment

  1. caterina says:

    purtroppo non si fanno neanche le cose che sono improcrastinabili come certi ponti da mettere in sicurezza prima che si ripeta un altro crollo, certe scuole con i soffitti che qua e là cadono, o certi argini che sono da rinforzare prima che succeda l’ennesima alluvione, o certi letti di fiumi torrentizi da tener sgombri da piante e detriti… per non parlare di ricostruzioni di case terremotate per le quali si producono montagne di carte e trascorrono mesi tra un passaggio e l’altro per soddisfare tutte le burocrazie che, ovvio, devono aver voce sennò come motivano gli stipendi più o meno lauti e sicuri quelli che se ne stanno comodamente seduti in siti di prestigio..
    Se non si disfa quest’Italia romanocentrica e non si fa delle regioni singole o in accoppiata, se lo vogliono, dei centri di responsabilità decisionale per intervenire in tutte le branchie della vita sociale secondo le priorità e le esigenze che emergono usando con oculatezza le risorse e cercando anzi di dare impulso alle attività che le possono aumentare, non se ne verrà fuori dalla situazione attuale e in più continueremo a soggiacere alla berlina della Francia che crede di poterci dar lezione come sempre per la sua presunzione infinita…

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