Quanti sprechi, un terzo di frutta e verdura scartati. Il governo dorme, tanto la fame è degli altri

Pomodori e melenzane tra i prodotti della dieta Mediterranea. ANSA / CIRO FUSCO

di ANGELO VALENTINO – Oltre un terzo della frutta e verdura coltivata in Europa non riesce mai ad arrivare negli scaffali dei negozi perché troppo ‘brutta’, di forma o dimensioni sbagliate secondo gli standard di consumatori e supermercati. Ci rendiamo conto dell’assurdità? Pensionati, famiglie monoreddito, disoccupati non riescono a fare due pasti al giorno mentre il mercato impone di distruggere il cibo. Ma l’Onu esiste ancora? E il governo?

E’ quanto emerge da una ricerca condotta dall’Università di Edimburgo, che sottolinea come ogni anno circa 50 milioni di tonnellate di prodotti agricoli in tutta Europa vengano scartati perché “troppo brutti per essere venduti”. Nel solo Regno Unito, si legge, si arriva a 4,5 milioni di tonnellate. “L’ammontare del cibo che viene buttato è shockante, in un momento in cui un decimo della popolazione è costantemente sotto-alimentato”, spiega il professor David Reay, uno dei ricercatori.

Siamo basiti anche noi.

Secondo il rapporto, “l’utilizzo di canoni estetici per la classificazione e l’accettazione del cibo per la vendita e il consumo è edificato all’interno degli standard e delle regole dell’Unione Europea”: i prodotti “che non rispettano questi standard vengono persi nella catena distributiva, senza mai arrivare al supermercato e in alcuni casi senza nemmeno mai lasciare il campo dove sono stati prodotti”.

Abbiamo un ministro degli Esteri? Abbiamo un ministro per le politiche agricole? Parlino.

La ricerca non punta il dito solo contro lo scandalo dello spreco del cibo, ma anche sull’impatto ambientale che ne deriva: il cambiamento climatico collegato alla coltivazione del cibo che poi finisce sprecato è pari alle emissioni di 400.000 auto. “Incoraggiare le persone ad essere meno schizzinosi riguardo a come dovrebbe apparire la frutta e la verdura potrebbe portare a una notevole riduzione degli sprechi, riducendo l’impatto sul clima e snellendo la catena di produzione e distribuzione del cibo”, spiega Stephen Porter, un altro dei ricercatori.

Abbiamo un ministro all’Ambiente? Dia segnali di vita.

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