Quando una volta la Chiesa ci difendeva dall’islam

lepanto

di SILVIA GARBELLI – Un libro su un episodio ancora poco noto al grande pubblico ma sempre attuale: lo scontro avvenuto a Lepanto il 7 ottobre 1571 fra cristiani e islamici. Edito da Mondadori e scritto da Arrigo Petacco, offre un’approfondita ricostruzione della battaglia che fu determinante per la continuazione della
civiltà cristiana e occidentale. La narrazione si apre con la caduta di Costantinopoli, capitale dell’Impero romano d’Occidente, nel luglio del 1453, a causa delle armate islamiche. L’espansione turca, già avvertita nei Balcani, era favorita dall’eccezionale supporto fornito dai famosi giannizzeri, soldati bellicosi e determinati.

Si riscontrano situazioni di estrema attualità: anche allora, in Europa non si era compresa l’entità di quanto sarebbe accaduto, badando soprattutto ai propri egoistici interessi. La Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa erano “separate e in aperta concorrenza”; “salvo Venezia e Genova… l’intero Occidente era del tutto indifferente alla sua sorte”. A seguito dell’assedio di Costantinopoli e, su richiesta dell’Imperatore Costantino, furono inviate solo poche centinaia di uomini al comando del capitano di ventura ligure Giovanni Giustiniani Longo, oltre a una piccola flotta da Venezia con l’ambasciatore Bartolomeo Marcello.

Ma tre settimane di bombarde di Mehemet conquistarono Costantinopoli. Questa grande sconfitta, «aveva comportato conseguenze religiose ed economiche per tutto il mondo occidentale». Nel Mediterraneo continuavano le temute scorrerie su tutte le coste padane e italiane da parte dei “pirati barbareschi”, che innalzavano la bandiera verde con la mezzaluna.

Sorta di veri corsari, saccheggiavano le navi, città e villaggi per spartirsi il bottino; uccidevano; rapivano uomini per farne schiavi o donne per gli harem. Ma non era ancora possibile creare un fronte comune fra gli Stati. Nella prima metà del XVI Secolo se «Venezia e Genova erano in perpetua concorrenza», lo scontro fra Francia e Spagna «aveva in certo qual modo favorito l’espansione islamica». Infatti, si ricorda, come il francese «re cristianissimo Francesco I… in odio a Carlo V (spagnolo) si era alleato col più acerrimo nemico
della Cristianità, ossia Solimano il Magnifico».

Forse, si ipotizza, l’obiettivo francese era la sola conquista di Nizza, in mano ai Savoia, ma le incursioni diventavano sempre più frequenti: “Mamma li Turchi!” era l’«invocazione e invito a mettersi in salvo». Unici autentici e strenui difensori della religione cristiana erano i Cavalieri di Gerusalemme, detti poi di Malta, che, cacciati dagli islamici da Rodi, affrontavano anche in mare i corsari musulmani battendo la bandiera crociata ma non erano al servizio di alcun sovrano. L’Isola di Malta, era considerata strategica per il controllo del Mediterraneo: sarebbe servita come base di conquista per la Sicilia e Roma o «verso la Spagna, dove i fratelli moriscos attendevano la liberazione».

I moriscos, popolazioni musulmane della Spagna meridionale, forzatamente convertite al cristianesimo dopo la reconquista nella seconda metà del Secolo Sedicesimo, attuata da Filippo II, cattolicissimo figlio dell’imperatore Carlo V, confidavano, infatti, in un intervento che non giungerà mai. Abili monaci guerrieri, i
Cavalieri si affidavano a un’efficace rete di spionaggio e si battevano con spirito di sacrificio. Nel 1565 affrontarono con coraggio la flotta di soldati turchi «armati del potente arco corto o di scimitarra» e numericamente superiori nell’assedio dell’Isola; «tranne Francia e Venezia… nella loro egoistica neutralità», gli Stati cattolici riuscirono a «organizzare una spedizione di ben sessanta navi o galee», detta Gran Soccorso, determinante per la vittoria dei Cavalieri. La strada dell’alleanza aveva dato i suoi frutti, ma l’intervento «non era stato tuttavia sufficiente per smorzare i fuochi di rivolta scoppiati nel Sud della penisola iberica».

Il protagonista sembrava dunque dovesse diventare il re di Spagna Filippo II, ma la storia andò in altro modo. Meditativo e introverso, il Monarca cattolico non era uomo d’azione e, come in un vero e proprio colpo di teatro, comparvero sulla scena due personaggi che avrebbero svolto il ruolo fondamentale nella battaglia di Lepanto: uno era Don Giovanni d’Austria, figlio naturale di Carlo V e fratellastro del Re Spagnolo. Biondo, con un fisico da eroe, era il frutto di una relazione vedovile con un’avvenente e vivace tedesca, dotato di un coraggio che si manifestò da subito. Giunto adolescente alla Corte spagnola, per «lo storico Ferdinand Braudel, era un meraviglioso trascinatore di uomini…», così da «ispirare una certa invidia a Filippo II»; nel 1570 liberava dai moriscos la città di Granada, nella Spagna meridionale.

L’altra personalità era Antonio Michele Ghisleri, Papa Pio V, «risoluto, intransigente predicatore domenicano di Bosco Marengo (Alessandria), sebbene «inquisitore spietato e incorruttibile»: una «scelta provvidenziale» perché da buon padano determinato risolse i problemi di una «Chiesa cattolica» che a Roma «versava in una crisi morale e politica che pareva inarrestabile». Il Pontefice intraprese,
dunque, la lotta contro «i due nemici della Chiesa: il Turco e il Protestante», poiché era fondato il «timore che si unissero in un comune fronte religioso».

Cipro, avamposto della Serenissima nel Mediterraneo, finiva nel mirino dell’espansionismo ottomano, prima nel 1570 con la conquista di Nicosia, capitale dell’Isola, poi, nel 1571, con l’assedio tragico della città di Famagosta, «società fagocitata dall’Islam», ove si distinse in modo eroico il governatore veneto Marcantonio Bragadin. Era il momento dell’orgogliosa reazione cristiana: nel 1571, sotto l’azione energica e coordinatrice del Papa, sorgeva la Lega Santa, costituita soprattutto da esponenti di Spagna, Venezia e dal Papa stesso, che
ne sostenevano anche il peso economico.

Nonostante i sospetti reciproci, i partecipanti si approntarono ad affrontare la Battaglia, al comando del «condottiero» Don Giovanni. Il 4 ottobre, verso Lepanto, «sullo stretto che congiunge il golfo di Corinto con quello di Patrasso», si mosse lentamente una flotta tecnologicamente avanzata di oltre duecento galee, navi a remi con rostri per attaccare, e sei galeazze pesanti trealberi dotati di cannoni che sparavano in ogni direzione; a bordo l’artiglieria e la migliore aristocrazia europea e personalità di spicco dell’epoca, come Miguel de Cervantes, l’autore del Don Chisciotte. I contrasti di convivenza fra spagnoli e veneziani suggerirono un’azione veloce ma vennero superati dalla volontà comune di difendere la propria fede e libertà. Così, ricorda l’autore, domenica 7 ottobre «la flotta della Lega Santa e quella islamica avevano rispettivamente la forma di una croce e di una mezzaluna: i simboli delle corrispondenti religioni».

L’entusiasmo, il vento favorevole alle galee cristiane e le innovazioni tecnologiche delle galeazze decisero l’esito vincente della Battaglia, sanguinosa e cruenta, svoltasi in cinque ore senza esclusione dicolpi, con «ogni arma». Anche alcune donne di entrambi le parti, travestite per combattere, risultarono vittime.

Gli schiavi cristiani, rematori a bordo delle navi ottomane, si rivoltarono. La sconfitta giunse con la morte dell’ammiraglio turco Alì Pascià, nonostante un’ipotizzata «insubordinazione» della flotta del genovese Gianandrea Doria, azione difficile da interpretare, considerando le difficoltà di comunicazione del momento. E si rinnovò il sacrificio di ben trentadue Cavalieri di Malta.

Il consuntivo del trionfo strideva, però, con i criteri di spartizione del bottino finale; i contrasti fra spagnoli e veneziani circa le nuove iniziative da intraprendere riaffiorarono prepotenti e determinarono la fine della Lega Santa. Se una minaccia era stata allontanata, gli egoismi ebbero ben presto la meglio: di questi tempi, sarebbe il caso di ricordare bene questa pagina di storia, per non subirla ancora.

(da Il Federalismo, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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1 Commento

  1. luigi bandiera says:

    Oggi se sei contro i maomettani sei visto come un eretico o peggio, il nemico.
    Ci insegnano la storia (oggi e’ quasi completamente falsa e tendenziasa se non truffaldina) ma per far che?
    Per farci stare sotto o perche’ vogliono difendere i valori millenari che ci hanno portati agli attuali livelli di civilta’..?
    Allora mi scappa una domanda: che sia sbagliato chiamarla civilta’ la nostra per cui meglio assecondare quella dei maomettani in continuo avanzamento e grazie ai cristiani occidentali ormai svenduti a non si sa bene a chi..?
    Non vogliono la guerra (e NESSUNO la vuole) ma se cedono in continuazione ci faranno sottomettere dai maomettani.
    Vogliono questo..?
    Mantenghino la posisione che hanno, sti cristiani, e non cedere in continuazione allora si sono credibili.
    Per fino la Santa Messa hanno eliminato in certe scuole “cristiane” o meglio KOMUNISTE per non offendere gli ospiti.
    Seguono i KOMUNISTI che sono ICONOCLASTI di suo… sin dal principio o dalla loro nascita.
    La storia, quella vera, non serve dunque a INSEGNARCI NULLA..??
    TRADITORI..!!!!!!

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