Quando sono gli stranieri a ricordarci cos’è l’Italia

di STEFANIA PIAZZO

Leggo e rileggo la notizia dal Corriere del Ticino. Stupratore recidivo internato a vita. Aveva aggredito tre donne a Basilea tra il 2011 e il 2012 ma aveva precedenti sullo stesso tema nel 1999, quando però aveva avuto sconti di pena.

Ebbene, in Italia si stracciano le vesti su femminicidio sì o femminicidio no. Si svuotano le carceri perché i giudici non finiscono i gradi di giudizio e degli innocenti, assieme a dei criminali, attendono che la “giustizia dio in terra” si pronunci.

Il caso Kabobo, uno su tutti, ci può dire che possiamo non aver diritto a restare sul suolo dello Stato ospite ma che ci restiamo perché troviamo avvocati e giudici che consentono di tentarle tutte, nonostante i precedenti penali e la galera ivi annessa.

Ma vi ricordate la vicenda di Giovanna Reggiani, aggredita, trascinata dentro una baracca a Tor di Quinto, violentata da un romeno e poi gettata come un osso spolpato in un fossato?

Ve la ricordate nel 2008 la sentenza choc? Non avrebbe dovuto fare resistenza, ma assecondare il carnefice.

“La Corte, pur valutando la scelleratezza e l’odiosità del fatto commesso in danno di una donna inerme e da un certo momento in poi esanime, non può non rilevare che sia l’omicidio che la violenza sessuale, limitata alla parziale spoliazione della vittima e ai connessi toccamenti, sono scaturiti del tutto occasionalmente dalla combinazione di due fattori contingenti: lo stato di completa ubriachezza e di ira per un violento litigio sostenuto dall’imputato e la fiera resistenza della vittima. In assenza degli stessi, l’episodio criminoso, con tutta probabilità, avrebbe avuto conseguenze assai meno gravi”.

Andiamo oltre, così infieriamo nella memoria della vittima. Per la reazione di Giovanna Reggiani, l’assassino “non riesce ad averne ragione a mani nude”. E’ lui il responsabile,  l’aggressore,  la sua responsabilità “è pienamente provata. La selvaggia violenza dei colpi sarebbe stata inutile se l’azione fosse stata condotta da più persone”, ma lui “all’epoca era ventiquattrenne, incensurato, e l’ambiente in cui viveva era degradato. Queste circostanze, assieme al dettato costituzionale secondo cui la pena deve tenere conto della rieducazione, inducono la Corte a risparmiargli l’ergastolo, concedendogli le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti contestate, pur irrogando la pena massima per l’omicidio”.

Ora rileggiamo il titolo del Corriere del Ticino: Stupratore recidivo internato a vita. Aveva aggredito tre donne a Basilea tra il 2011 e il 2012 ma aveva precedenti sullo stesso tema nel 1999, quando però aveva avuto sconti di pena.

Non ha ucciso, ha stuprato. Non uscirà di galera.

Ma la nostra cronaca non smette di stupire. Ecco cosa si legge dalle pagine del Giorno del gennaio scorso.

Monza, 24 gennaio 2013 – “Quando mi ha dato uno spintone, non ci ho visto più. Perché è vero che lui aveva oltre cinquant’anni di meno, ma io sono ancora forte…”. E forte Nicola Scalise, 83 anni, lo è davvero, nel corpo e soprattutto nello spirito. La sua energia gli ha permesso di tener testa l’altro pomeriggio a un energumeno di 30 anni, un marocchino senza fissa dimora e con il permesso di soggiorno bell’è scaduto, che ha scelto proprio la persona sbagliata per fare il gradasso: ha picchiato infatti il padre di Francesco Scalise, attuale vicequestore e primo dirigente del «Commissariato di Polizia di Monza, per farsi giustizia di quel «vecchietto» che aveva osato protestare quando aveva visto un altro giovane marocchino mettersi a urinare senza alcun senso del pudore in mezzo ai giardinetti pubblici di via Azzone Visconti, a due passi dal centro di Monza. Davanti a mamme e bambini, che tutti i giorni accorrono numerosi a giocare e a passare qualche ora di svago all’aperto. Nicola  Scalise, che è uomo tutto d’uno pezzo, ex tramviere in pensione, ex attivista politico (per cinque anni è stato consigliere comunale a Monza eletto in una lista civica di destra ma a sostegno dell’allora sindaco di sinistra Michele Faglia), non è stato a guardare. Non ne è proprio capace. E così di fronte «all’atto vergognoso» – sono parole sue – andato in scena martedì intorno alle 17 è andato a rimproverare il marocchino, che si trovava ai giardinetti con un amico connazionale. Quello che non si aspettava è che proprio quest’ultimo, mentre il responsabile del gesto incivile si allontanava, gli si scagliasse contro. «Prima – è il racconto dello stesso Nicola Scalise – si è messo a urlare insulti contro di me: “Italiani di merda… meritate di essere ammazzati tutti!”. Poi, mi è venuto addosso e mi ha spintonato. Allora io mi sono divincolato e l’ho spinto via a mia volta». Il giovane marocchino ingaggia però una colluttazione e finisce addirittura col buttare per terra il malcapitato. «Sono caduto come uno straccio» ammette Scalise. Non è però finita lì. Visto che Scalise si rialza subito, il marocchino afferra un bastone e gli si butta nuovamente addosso. «Mi ha spinto contro un palo puntandomi il bastone al collo – prosegue Scalise – ma sono riuscito a liberarmi». Nel frattempo, sul posto arriva una Volante della Polizia che blocca il nordafricano e lo arresta. Al processo per direttissima di ieri al Tribunale di Monza, il giudice ha convalidato l’arresto, anche se l’udienza è stata rinviata. Intanto l’83enne Nicola Scalise, graffiato e tumefatto, è stato medicato al pronto soccorso, dove gli sono stati riscontrati lesioni al polso e un trauma alle gambe giudicati guaribili in 15 giorni. «Ce ne sono troppi di personaggi del genere in giro – commenta ancora Scalise -, quando lavoravo sugli autobus ne ho incontrati tanti. Mettersi a far pipì davanti a tutti, incurante di donne e bambini, proprio non lo potevo sopportare e dovevo reagire. Mica mi pento di quello che ho fatto…».

http://www.ilgiorno.it/monza/cronaca/2013/01/24/834933-monza-giardini-urinare-francesco-nicola-scalise-marocchino-botte.shtml

 

La frase, rileggiamola: ”ITALIANI DI MERDA…MERITATE DI ESSERE AMMAZZATI TUTTI!

E ora leggiamoci questo.

Lo stupratore esce dal carcere e non paga, la vittima chiede i danni allo Stato

PORDENONE – Violentata la sera di San Valentino a un distributore di benzina di Pordenone. Era il 2005. Il suo aggressore ha già scontato la condanna: i 10 anni inflitti dal Tribunale sono diventati 7 anni e 4 mesi grazie allo “sconto” di pena ottenuto in Corte d’Appello. Adil Hrizi, marocchino di 33 anni all’epoca residente a Pravisdomini (Pordenone), è sparito non appena si è lasciato alle spalle il cancello del carcere. Questo significa che per la vittima è sfumata la possibilità di ottenere il risarcimento di 200mila euro stabilito dai giudici. C’è, tuttavia, una possibilità. Il legale, infatti, ha promosso un’azione contro la Presidenza del Consiglio dei ministri per ottenere quanto spetta alla giovane pordenonese a cui l’aggressore ha stravolto la vita. Nel suo ricorso l’avvocato Fenos ricorda che la sua assistita è stata vittima di «un feroce abuso sessuale subito da uno sbandato, ubriaco, senza lavoro, oggi di fatto irreperibile». Che la giovane donna ha pagato duramente per la violenza subita: tre anni di psicoterapia ci sono voluti per tornare lentamente alla normalità, intrattenere nuovamente relazioni personali, affettive e sentimentali, per non temere il buio e i contatti con altre persone. L’impossibilità di essere risarcita per quanto patito l’ha ulteriormente mortificata ed è per questo che allo Stato vengono ora chiesti danni per 250mila euro. La vicenda sconvolse la provincia di Pordenone. La ragazza aveva 24 anni e si fermò in un distributore di benzina di viale Venezia per fare il pieno. Il suo aggressore, arrivato a bordo di una macchina rubata, la violentò e la rapinò dell’auto. Fu successivamente catturato dai carabinieri dopo un inseguimento. Era a bordo di un’altra auto rubata. http://www.gazzettino.it/nordest/pordenone/lo_stupratore_esce_dal_carcere_e_non_paga_la_vittima_chiede_i_danni_allo_stato/notizie/300264.shtml

Per chiudere: Montecosaro, arrestati quattro romeni. Avevano appena derubato un circolo dedicato ai cinofili dove si erano impossessati di diversi capi di abbigliamento. Avevano imbrattato il tendone con frasi ingiuriose e volgari: “ITALIANI DI MERDA

Per approfondire il raid, si legga qui: http://www.cronachemaceratesi.it/2013/01/25/assalto-alla-manas-arrestati-quattro-romeni/284044/

 

 

 

 

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8 Comments

  1. Veritas says:

    Cara Dr.ssa, credo però che esista un termine maggiormente appropriato per l,Italia, quello usato da Dante Alighieri ; “bordello”, termine che è stato ripreso, qualche tempo fa, dal “Financial Times” (o altro giornale di lingua inglese) ma non riferito all’intero stivale, bensì alla parrte meridionale del medesimo,

  2. al says:

    Tutta legittimazione per la sana giustizia privata! Abbiate pazienza, manca poco al nostro momento.

  3. Franco says:

    cosa disse spartaco quando i barbari minacciavano di invadere la sua terra? disse una cosa dura, forte, ma non fu ascoltato, invece si allearono con ii romani e fini male

    ma cosa disse?

  4. Giacomo Consalez says:

    Bella lì Scalise! 10, 100, 1000 Scalise.

  5. lory says:

    però non mi sembra giusto che a pagare il conto degli stupratori marocchini e porcheria varia” i delinquenti sono porcheria ” dovremo essere noi cittadini, sarebbe più giusto appenderli in pubblica piazza. e che vadino fan un culo i buonisti di tutta italia.

  6. Raoul says:

    Io non più fiducia in nessuna istituzione dello stato e tanto meno nella giustizia.Stiamo cadendo nel ridicolo.

  7. Dan says:

    Perchè succede tutto questo ? Perchè le nostre leggi sono chiaramente un buco di culo aperto a chiunque desidera veramente violentarle e perchè questi personaggi non ci pensano due volte a garantire brutti quarti d’ora a chi cerca di metterli al loro posto.

  8. Alterego says:

    Una nazione che non esiste persa dentro le sue contraddizioni giuridiche levantine non può aspettarsi altro.
    Il singolo che reagisce è un esempio, spesso però i magistrati terroni e la legge incomprensibile fanno peggio.

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