Quando Sergio Romano scriveva: l’Italia per vivere ha bisogno di sangue

milano1898di GILBERTO ONETO – Le gloriose Edizioni Scheiwiller pubblicarono, sotto il significativo titolo di Finis Italiae, due saggi di Sergio
Romano. Uno (Declino e morte dell’ideologia risorgimentale) è una intelligente e approfondita analisi di come sia sopravvissuta e come si sia sviluppata la cosiddetta “ideologia risorgimentale”, quell’insieme di idee, ideali e interessi che hanno dato vita al processo unitario italiano e che ne hanno garantito la sopravvivenza per un secolo e mezzo. Sostiene Romano che, subito dopo la fine della fase di unificazione militare e di fronte alla necessità di dare una giustificazione ideologica se non morale della nuova statualità (il «fatta l’Italia, bisogna fare gli italiani» del D’Azeglio), si fossero formati in seno alla classe dirigente risorgimentale due partiti caratterizzati da due diverse visioni del percorso da seguire. Il primo pensava (e pensa) che gli italiani debbano essere forgiati «col ferro e col fuoco, nel vivo dell’azione, nel crogiolo delle guerre e delle battaglie».

In mancanza di reali interessi condivisi e di una radicata identità (in realtà, di una identità comune tout-court), il nuovo Stato deve mantenere se stesso con i metodi propri di tutte le tirannie e non certo con la forza del “plebiscito di ogni giorno” descritto da Renan. La
storia unitaria è così un rosario di violenze, sopraffazioni, guerre, repressioni ed espulsioni. Molto significativamente, Romano
scrive che: «Lo voglia o no l’Italia ha bisogno, per esistere, di guerre e di sangue». Il secondo partito non nega l’utilità “patriottica”
delle guerre e degli apparati militari, ma ne valuta con attenzione e preoccupazione oneri e pericoli. Si rende conto che guerre e repressioni costano molto denaro e sostiene perciò che nel tentare di forgiare gli italiani sia meglio percorrere una strada diversa, più graduale e meno rischiosa. Sostiene che per giustificare e “fare digerire” l’unificazione territoriale e istituzionale sia meglio utilizzare l’educazione dei cittadini, convincerli della bontà della convivenza economica e della necessità della formazione di una comunità culturale.

 

Le due parti – osserva Romano – non sono identificabili con le divisioni politiche tradizionali: solo nei primi anni «la Sinistra è volontarista, aggressiva, nazionalista, mentre la Destra è cauta, poco incline ai colpi di testa e alle avventure militari». Più tardi la divisione attraversa diagonalmente la società risorgimentalista. Personaggi come Crispi, Saladra, Sonnino e Mussolini hanno con decisione percorso la strada che cerca di “fare gli italiani” con la guerra, le aggressioni coloniali, le repressioni poliziesche e l’esercito nelle strade: il bastone. Altri, come Spaventa, Sella, De Santis, Minghetti, Depretis e Giolitti hanno cercato di perseguire lo stesso obiettivo privilegiando le riforme, le infrastrutture, la scuola, lo sviluppo economico, la propaganda sistematica, l’addomesticamento delle verità storiche e l’invenzione di miti da distribuire alla gente: la carota. In tempi più recenti questa “scuola di pensiero” (si fa per dire) si è avvalsa di cinema, radio e soprattutto televisione.

 

In verità le due strade si sono sempre in qualche modo intrecciate: le cannonate sono state accompagnate dalle trombonate patriottiche e la propaganda più insinuante ha convissuto fino ad oggi con il Codice Rocco. Perfetti esempi della forgia di un popolo di patrioti sono
state le scuole di Stato e le caserme: disinformazione e cannoni, libro Cuore e uniformi. C’è però anche un terzo partito patriottico
che non rientra nell’indagine di Romano, quello che nasce dall’inevitabile processo di democratizzazione della società (sviluppo
dei mass media, suffragio universale, moltiplicazione delle fonti di informazione) e dal sostanziale fallimento degli altri due partiti, che in 160 anni non sono mai veramente riusciti a «fare gli italiani». È quello che rinuncia a convincere ma si “contenta” di vincere, di avere il consenso, la connivenza e il voto rassicurante della maggioranza dei cittadini: tutte cose che ottiene comperandosele, pagando tanto qualcuno e distribuendo piatti di lenticchie ai più. I suoi esordi risalgono agli anni del processo unitario: ufficiali napoletani comperati a suon di piastre turche e di avanzamenti di carriera, possibili oppositori garibaldini aggregati con stipendi e gradi militari, borghesi convinti con posti nella burocrazia statale e con la divisione della torta dei beni ecclesiastici, malavitosi sdoganati e ricoperti di soldi per “benemerenze patriottiche”.

 

Ma si trattava ancora di numeri relativamente limitati di cittadini: il vero exploit del terzo partito è venuto con il suffragio universale (dopo il secondo conflitto mondiale) quando per il controllo politico non bastavano più i voti a migliaia ma ne servivano milioni. Oggi il consenso patriottico è garantito da una élite di qualche decina di migliaia di politici di professione (o di stipendiati della politica) e di alti
funzionari, poi c’è la massa di manovra di milioni di pubblici dipendenti, di falsi invalidi, di pensionati veri indifesi e ricattati, di faccendieri e di loro accoliti, di malavitosi e di aspiranti miracolati. Forse non sono la maggioranza della popolazione ma di sicuro sono l’assicurazione elettorale alla sopravvivenza dei partiti italiani e quindi dell’intero sistema unitario. Dall’altra parte c’è la maggioranza di chi lavora, di chi crea ricchezza, di chi fornisce il sostentamento per l’intero entrachen patriottico. Ma questi non sono per propria costituzione organizzati, magari non votano più, o votano per forze marginali, o – peggio – votano in perfetta buona fede per quelli che li fregano cadendo nel loro abile giochino di finte contrapposizioni fra destra e sinistra.

 

È il nuovo volto del vecchio partito risorgimentalista, di quello che ha costruito e tiene in piedi una struttura statuale che gli permette di sfruttare il lavoro altrui e di vivere alla grande facendo il solo sforzo di sventolare una bandiera. La forza di questo partito è enorme e subdola: riesce a comperare e annientare ogni avversario dell’unità: i partiti autonomisti più piccoli e geograficamente marginali sono coperti di soldi, quelli più grandi illusi con promesse e addomesticati con briciole di potere e qualche auto blu. Naturalmente tutto questo non ha fatto sparire le altre due vecchie abitudini: scuola e televisione sono sempre in azione, una spedizione militare per attizzare turgori patriottici si riesce sempre a fare in qualche parte del mondo, e il Codice Rocco è sempre lì per i più riottosi. Per fare gli italiani con bastone, carota e lenticchie.

(da “Il Federalismo”, anno 2004, direttore responsabile Stefania Piazzo)

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2 Comments

  1. Giancarlo says:

    Adesso capite perché la Giustizia qui in italia non funziona e non funzionerà mai ???
    Se i funzionari statali che devono amministrare la giustizia perdono il loro tempo nelle cause perse e di perse ne hanno perse veramente tante……allora cosa possiamo aspettarci per il futuro.
    Siamo già ad un regime autoritario….non ci spetta che la dittatura e poi è fatta.
    Mi auguro che il Veneto con l’aiuto di diverse nazioni straniere e con le azioni che noi Veneti stiamo facendo e mettendo in campo ci portino velocemente all’indipendenza.
    L’italia l’hanno distrutta i politici e ” quasi tutti” coloro che lavorano dentro lo stato poiché per decenni hanno esercitato il loro potere non per il bene comune ma solamente per i loro sporchi interessi.
    I dati di fatto lo dimostrano tutti i giorni di tutti i mesi di tutti gli anni dall’unità d.italia ad oggi.
    Allora perché dobbiamo rimanere dentro questo maledetto contenitore che i sta stritolando tutti ???
    Il prof. Miglio la sapeva lunga e nei suoi libri, come per la Oriana Fallaci ci avevano avvisato a cosa andiamo incontro. Il primo al disfacimento annunciato dell’italia, la seconda che diventeremo sudditi del Califfato se non ci diamo una mossa e controlliamo i confini e le persone che vogliono venire a casa nostra.
    Dove sono andati a finire i 5000 bambini profughi che sono venuti in italia ?
    E tutti gli altri in Europa ?
    Che schifo queste classi dirigenti che non tutelano nemmeno i bambini.
    Volentieri, come nella Legge ebraica, testimonierò contro di loro davanti a Dio i loro misfatti, le loro ipocrisie, le loro inazioni, le loro sporche faccende speculatrici sugli aiuti ai profughi etc..etc..
    Non saranno salvati perché sulla Bibbia ed il Vangelo sta scritto che coloro che daranno scandalo davanti ai bambini sarebbe meglio che si legassero una macina al collo e che si buttassero in mare.
    Quale scandalo più grande quello di non tutelare, seguire, controllare ,, aiutare questi poveri bambini che non si a quale fine abbiano fatto.
    Amen !!
    WSM

  2. Giancarlo says:

    Sergio Romano è il tipico esempio di storico istituzionale italiano.
    Mi spiego meglio. Egli è sempre stato a favore dell’unità d’italia e quando si esercita talvolta a raccontare la quasi verità, che in questo caso è sacrosanta lo fa sempre con molto riguardo all’unità d’italia.
    Mai che onestamente sia riusciti a scrivere la verità delle verità e cioè che si è fatta l’italia con il sangue di coloro che abitavano la penisola italica ma senza accennare minimamente chi erano costoro che sono stati obbligati con la forza a dover convivere per 16o anni sprecati si può ben dire al giorno d’oggi.
    Il saggio Carlo Cattaneo si sforzò di convincere tutti che sarebbe stato molto melgio fondare il nuovo stato su basi federali. Purtroppo era un ingenuo e coloro che invece vollero a tutti i costi un’italia una e indivisibile avevano le loro strategie ed i loro interessi da salvaguardare.
    Al Nord si fece persino la tassa sul macinato, portando alla povertà centinaia di migliaia di persone e al sud
    si depredarono le banche ricche, dopo massacri e violenze che Boko Haram o l’ISIS sembrano persino meno feroci. Andarsi a trovare i libri giusti e leggersi la storia documentata….fa ribrezzo credetemi, e sembra quasi impossibile che siano riusciti a svuotarci di quasi tutto specie a scuola dove si imparava quello che volevano i…..padri della patria.
    La mia Patria e quella Veneta e oggi non ci rinuncio più.
    L’italia per me ha passato il segno ed è diventata un vero tiranno.
    E’ notizia di ieri che i Serenissimi del famoso TANKO la procura di Brescia li ha rinviati a giudizio.
    Questa è la politica italiana. Questa è la democrazia che ci vogliono imporre, cioè quella che le istituzioni vanno contro i propri cittadini ( scusate in questo caso sudditi) i presunti terroristi Veneti non sono altro che Patrioti Veneti che esprimono le loro idee e la loro amicizia comune, anche se stavano facendo una ruspa rinforzata….per fare che ???…….. ” I TERRORISTI” E DOVE STANNO LE PROCVE?
    Qui si incriminano persone sulla base di una ipotetica prevenzione delle idee e delle amicizie condivise.
    Attenta italia, ti abbiamo già fatto una denuncia alla Corte Europe dei diritti dell’uomo, adesso ne stai preparando i presupposti per un’altra denuncia per l’inciviltà della tua giustizia che è sempre più politicizzata come in una vera tirannia e meno imparziale e corretta.
    Staremo a vedere chi ha ragione e chi riderà per ultimo !!
    WSM

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